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Celebrazioni di un Bicentenario testimonianze sul Decennio Francese (1806-1815) nell'Archivio storico per le Province Napoletane

Informazioni tesi

  Autore: Roberta Capone
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere
  Relatore: . De Lorenzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 68

La presente ricerca tende ad evidenziare il tipo e lo spessore delle testimonianze di un’importante istituzione culturale napoletana, la Società Storica di Storia Patria di Napoli, in merito agli aventi del Decennio francese; le motivazioni del taglio temporale sono legate all’imminente bicentenario di tal evento.
Gli anni ’20 del XX secolo videro esplodere in Italia il fascismo che soffocò ogni elemento liberale del governo dell’era Giolitti.
In particolare il periodo che andò dal 1925 al 1929 fu caratterizzato dal decisivo potenziamento del regime e dal consolidamento dei vecchi equilibri sempre più strettamente controllati dal sistema autoritario fascista.
Il discorso del 3 gennaio, segnò il passaggio dallo Stato liberale allo Stato fascista avviato attraverso istituzioni e leggi, tra i primi mesi del 1925 e l’inizio del 1926, e fu portato a termine nei due anni successivi, arrivando al suo coronamento nel 1929 con il plebiscito.
Una delle principali forme di coercizione della libertà di pensiero fu la dura repressione nei confronti della stampa e del giornalismo.
La libertà di stampa, infatti, fu definitivamente soppressa nel corso del 1925.
Fra il gennaio dello stesso anno e la fine del 1926 furono annullate ed approvate altre leggi; la massoneria fu soppressa; il governo ricevette amplissime facoltà di emanare decreti-legge; furono riformati i codici; la burocrazia fu fascistizzata; la figura del capo del governo diventò superiore a quella degli altri ministri, indipendente dal potere legislativo e dipendente solo dalla corona.
Inoltre fu ristretta e poi soppressa l’autonomia delle amministrazioni comunali.
A differenza della Società siciliana, che si mostrò immediatamente favorevole al nuovo clima politico fascista, la Società napoletana di Storia Patria, almeno fino al 1933, si dimostrò avulsa da qualsiasi dimostrazione di propaganda politica, non destando comunque alcun sospetto da parte del regime.
In quel periodo, infatti, le attività della Società napoletana si concentrarono maggiormente sugli studi medioevali, rinascimentali e seicenteschi; il periodo fascista, poiché era un evento storico troppo vicino alla contemporaneità, non venne preso in alcun modo in considerazione.
Durante questi anni sulle pagine dell’ “Archivio storico per le Province napoletane” ( rivista curata dalla Società di Storia Patria di Napoli ) emersero nuovi modi d’interpretare la storia e soprattutto nuovi modi di rintracciare nella storia meridionale le matrici primordiali del Risorgimento italiano.
È in questo periodo che vennero promossi gli studi sul Decennio francese; essi avevano fatto emergere l’importanza di questo periodo come essenziale per la formazione dei moti risorgimentali italiani.
Morto lo storico e presidente della Società, De Blasiis, nel 1914 Michelangelo Schipa divenne il nuovo presidente; egli, ottenuta la carica, pose come condizione che Croce si occupasse della direzione dell’ “Archivio Storico per le Province napoletane”.
L’ambiente degli studi storici, in cui si formò la classe dei giovani studiosi, fu quello della cosiddetta “scuola storica”, nell’ambito della quale si affermò il metodo storico sorto come reazione alla storiografia nata intorno al 1860 in Germania.
Pertanto l’ambiente napoletano s’incamminava verso la tradizione storica risorgimentale d’ispirazione liberale e verso la metodologia ideal-storicistica, in cui capitale importanza veniva data alla ricostruzione storica attraverso la ricerca di documenti.
È in questo clima che andò avanti, nonostante le mille difficoltà imposte dall’ombra fascista, il lavoro di alcuni grandi filosofi e storici come Benedetto Croce, che già nel 1925 trascrisse un manifesto contro il fascismo, rivendicando i diritti di libertà ereditati dalla tradizione risorgimentale.
Croce, nella sua visione della storia, non inquadrò gli avvenimenti che scandirono le vicende italiane o europee in un’ottica enciclopedica e universale, ma lesse ogni singolo segmento della storia in funzione delle storie delle singole patrie, e del modo in cui esse contribuirono ad inscenare la storia globale stessa.
In questo periodo Michelangelo Schipa, importante studioso e storico napoletano, contribuì ad animare il palcoscenico culturale partenopeo.

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3 Introduzione La presente ricerca tende ad evidenziare il tipo e lo spessore delle testimonianze di un’importante istituzione culturale napoletana, la Società Storica di Storia Patria di Napoli, in merito agli aventi del Decennio francese; le motivazioni del taglio temporale sono legate all’imminente bicentenario di tal evento. Gli anni ’20 del XX secolo videro esplodere in Italia il fascismo che soffocò ogni elemento liberale del governo dell’era Giolitti. In particolare il periodo che andò dal 1925 al 1929 fu caratterizzato dal decisivo potenziamento del regime e dal consolidamento dei vecchi equilibri sempre più strettamente controllati dal sistema autoritario fascista. Il discorso del 3 gennaio, segnò il passaggio dallo Stato liberale 1 allo Stato fascista avviato attraverso istituzioni e leggi, tra i primi mesi del 1925 e l’inizio del 1926, e fu portato a 1 G.Salvemini, in Collezione Studi Meridionali, Medioevo, Risorgimento, Fascismo: antologia di scritti storici, a cura di Enzo Tagliacozzo e Sergio Bucchi, Laterza, Roma, 1992, pp. 312-326

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