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Risk Management in ambiente sanitario: il ruolo dell'Ingegnere Biomedico

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Carotenuto
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria biomedica
  Relatore: Marcello Bracale
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 167

L’efficienza e l’efficacia delle prestazioni nel nuovo secolo non sono sufficienti per garantire una adeguata qualità delle cure ai cittadini che chiedono sempre più dei servizi “sicuri”. Normalmente quando si parla di sicurezza si pensa subito al decreto legislativo 626, spostando l’attenzione alle strutture, alle tecnologie e agli operatori lasciando nell’incertezza e nella nebulosità la sicurezza del cittadino paziente. Il paziente, che si rivolge ad una struttura ospedaliera per avere una risposta ai propri bisogni assistenziali affinché migliori il suo grado di salute, spesso si ritrova vittima di un danno sanitario che va a mettere in discussione non solo la singola prestazione ma anche la garanzia che offre il sistema. È forse giunto il momento di rileggere il concetto di sicurezza come un elemento del sistema e l’evento avverso come un accadimento in cui hanno interagito fattori tecnici, organizzativi e di processo e non più come un singolo errore umano. In questo modo si vuole promuovere un cambiamento culturale già iniziato nel mondo anglosassone e che sta fermentando anche in Italia: cambiamento avvalorato dal disegno di legge dell’ex ministro Livia Turco in materia di sicurezza e qualità delle cure ove per la prima volta in Italia viene attribuito “peso sanitario” da parte delle istituzioni alle unità di gestione del rischio clinico e dei servizi di ingegneria clinica per un’uso sicuro ed appropriato dei dispositivi medici. Per promuovere il cambiamento culturale utile all’avvio di un sistema di gestione del rischio, è fondamentale una leadership forte che individui come prioritario l’obiettivo di garantire la sicurezza delle prestazioni sanitarie per il paziente, attraverso sistemi di risk management che prevedano, se necessario, anche la profonda revisione e modifica dei processi. La maggior parte degli incidenti in organizzazioni complesse, come quelle sanitarie, è quindi generato dall’interazione fra le diverse componenti del sistema: tecnologica, umana ed organizzativa. La tecnologia ha sicuramente un peso di rilievo, ma non è risolutiva. La tecnologia senza organizzazione fallisce. La tecnologia migliora enormemente le condizioni di lavoro solo se è inserita in un processo più ampio. Le molteplici sfaccettature ed esigenze culturali ed operative derivanti dalle differenti figure interessate dal risk management (il cittadino insoddisfatto, il personale sanitario e l’azienda ospedaliera), richiedono che la gestione del rischio clinico non sia affidato ad una sola figura professionale bensì ad un gruppo di lavoro in cui si integrino diversi background professionali ed umani.


Di fronte a tali problematiche è richiesta la presenza all’interno dell’organigramma ospedaliero di una figura professionale con un background tecnico-scientifico capace di integrarsi appieno con le varie realtà professionali del mondo ospedaliero, compreso le nuove figure delle nascenti Unità Operative di Risk Management. Tale figura già esiste: è l’ingegnere biomedico. Dall’analisi dei vari rischi presenti a livello ospedaliero la presenza in pianta stabile di una figura “attuale” quale l’ingegnere biomedico nell’organigramma ospedaliero potrà contribuire in maniera notevole ad elevare i livelli di efficienza della struttura sanitaria.

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Risk Management in ambiente sanitario: il ruolo dell’ingegnere biomedico 1 INTRODUZIONE L’efficienza e l’efficacia delle prestazioni nel nuovo secolo non sono sufficienti per garantire una adeguata qualità delle cure ai cittadini che chiedono sempre più dei servizi “sicuri”. Normalmente quando si parla di sicurezza si pensa subito al decreto legislativo 626, spostando l’attenzione alle strutture, alle tecnologie e agli operatori lasciando nell’incertezza e nella nebulosità la sicurezza del cittadino paziente. Il paziente, che si rivolge ad una struttura ospedaliera per avere una risposta ai propri bisogni assistenziali affinché migliori il suo grado di salute, spesso si ritrova vittima di un danno sanitario che va a mettere in discussione non solo la singola prestazione ma anche la garanzia che offre il sistema. È forse giunto il momento di rileggere il concetto di sicurezza come un elemento del sistema e l’evento avverso come un accadimento in cui hanno interagito fattori tecnici, organizzativi e di processo e non più come un singolo errore umano. In questo modo si vuole promuovere un cambiamento culturale già iniziato nel mondo anglosassone e che sta fermentando anche in Italia: cambiamento avvalorato dal disegno di legge dell’ex ministro Livia Turco in materia di sicurezza e qualità delle cure ove per

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