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Aspetti problematici delle teorie semiotiche di Ferdinand de Saussure

Informazioni tesi

  Autore: Daniela Iannantuono
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi del Molise
  Facoltà: Scienze Umane e Sociali
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Giovanni Maddalena
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 72

Nel Corso di linguistica generale Ferdinand de Saussure afferma la necessità di una nuova disciplina autonoma che si occupi esclusivamente dell’analisi del segno e tracci i principi guida e le indicazioni metodologiche per affrontare questo nuovo campo di studi. Saussure comprende quindi con chiarezza che c’è lo spazio per la nascita di una disciplina più vasta della linguistica, disciplina che chiama semiologia, destinata a studiare l’insieme della comunicazione e non solo la comunicazione linguistica.
Nelle pagine che seguono si è cercato di riassumere i principali punti focali della teoria semiotica saussuriana, analizzando le tre principali dicotomie presenti nella dottrina del maestro ginevrino: quella tra langue e parole, tra significante e significato e infine quella tra rapporti sintagmatici e rapporti associativi. Si è poi discusso sull’arbitrarietà del segno e sulle sue possibili limitazioni.
In particolare, nel primo capitolo si sono ripercorse le tappe principali della vita e della carriera accademica di Ferdinand de Saussure. Si è posto l’accento soprattutto sulla grande passione per gli studi linguistici che il maestro ginevrino ha maturato sin dall’infanzia e che lo ha accompagnato per tutto il corso della sua vita.
Nel secondo capitolo, dopo un breve racconto delle vicende che hanno accompagnato le realizzazione e la pubblicazione del Corso di linguistica generale (opera postuma che ha posto le basi per la nascita della linguistica moderna e della semiologia), si passa all’illustrazione dei principali temi in esso contenuti.
Uno degli argomenti di maggiore importanza è senz’altro la distinzione operata da Saussure tra langue e parole. La lingua (langue) e la sua esecuzione da parte dei parlanti (parole) rappresentano gli elementi costitutivi della facoltà umana del linguaggio (langage). Nel paragrafo 2.2 dedicato a questo argomento, si evidenzia la profonda diversità di tali aspetti del linguaggio e la loro reciproca interdipendenza.
E’, infatti, grazie all’esistenza della langue che la collettività può compiere gli atti di parole. Tuttavia lingua e parole rappresentano due campi d’indagine che devono essere necessariamente studiati in modo separato a causa della loro diversa natura: l’una sociale, l’altra individuale e irripetibile.
Il paragrafo 2.3 è dedicato ad uno dei temi centrali del Corso: la natura del segno linguistico. Si è cercato innanzitutto di descrivere il segno così come concepito da Saussure, vale a dire come un’entità psichica a due facce costituito da un significante (l’immagine acustica) e da un significato (il concetto, la rappresentazione mentale dell’oggetto a cui il segno si riferisce) e di evidenziarne le caratteristiche principali: l’arbitrarietà del legame tra significante e significato e la linearità del significante, ossia sulla dimensione lineare lungo la quale si estendono nel tempo e nello spazio gli elementi che costituiscono i segni grafici e quelli acustici (argomento che verrà sviluppato nel successivo paragrafo 2.3).
Il paragrafo 2.3 tratta un tema fondamentale della teoria saussuriana che è alla base del funzionamento dell’intero sistema linguistico: la distinzione tra rapporti sintagmatici e rapporti associativi. Per rapporto sintagmatico, Saussure intende la relazione che si stabilisce tra due o più elementi della lingua che si combinano insieme uno dopo l’altro sulla catena della parole. In questa prospettiva, quindi, un termine acquisisce il suo valore perché si differenzia da ciò che lo precede e da ciò che lo segue. I rapporti associativi, invece, non hanno per supporto un’estensione, ma uniscono i termini in una serie mnemonica virtuale.
I due tipi di rapporti descritti nel paragrafo 2.3 danno vita, come si vedrà, ad una forma di limitazione all’arbitrarietà dei segni, poiché dimostrano che nella lingua vi sono un ordine ed una regolarità imprescindibili che di fatto limitano l’arbitrarietà, poiché non permettono tutte le possibili combinazioni degli elementi linguistici ma solo quelle previste dal sistema.
Il capitolo terzo, intitolato Problemi e aporie della semiotica saussuriana, riguarda proprio l’arbitrarietà del segno e le sue possibili limitazioni.
In sintesi, con tale lavoro si vuole evidenziare come la nozione di arbitrarietà elaborata da Saussure sia di estrema importanza e complessità. Allo stesso tempo però appare chiaro che, nel momento in cui la si indaga in profondità e se ne estendono le caratteristiche ai vari aspetti del sistema linguistico, l’arbitrarietà del segno viene indebolita in modo significativo.
Affermando ciò non si vuole assolutamente sminuire la portata della grande intuizione di Saussure, al contrario si vuole dimostrare la sua grandezza e la sua capacità di generare riflessioni e approfondimenti anche a distanza di molto tempo. Infatti, come osserva Benveniste “la migliore testimonianza della fecondità di una dottrina sta nel generare la contraddizione che la fa progredire.”

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Introduzione La riflessione sui segni, la semiotica, è molto antica ed ha le sue radici nella filosofia greca. E' però in tempi più recenti, tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, che la semiotica si costituisce come disciplina autonoma grazie alle ricerche condotte da due studiosi: Charles Sanders Peirce (1839-1914), un filosofo americano e Ferdinand de Saussure (1857-1913), linguista svizzero, fondatore dello strutturalismo linguistico. “L’esistenza di due distinte tradizioni della scienza dei segni ha sovente dato luogo all’opposizione fra semiotica (originata dal pensiero peirciano) e semiologia (riferita a quello saussuriano)”. 1 Tuttavia, tale contrapposizione non è così radicale e i due termini possono essere usati come sinonimi. A Ferdinand de Saussure va il merito di aver postulato nel Corso di linguistica generale (1916), l’esistenza di una scienza che indaghi la natura dei segni, denominata appunto semiologia, di cui la linguistica costituirà un ramo: quello appunto dei segni linguistici. Scrive, infatti, il grande linguista: “si può dunque concepire una scienza che studia la vita dei segni nel quadro della vita sociale; essa potrebbe formare una parte della psicologia sociale e, di conseguenza, della psicologia generale; noi la chiameremo semiologia. Essa potrebbe dirci in che consistono i segni, quali leggi li regolano. Poiché essa non esiste ancora non possiamo dire che cosa sarà, essa ha tuttavia diritto ad esistere e il suo posto è determinato in partenza. La linguistica è solo una parte di questa scienza generale, le leggi scoperte dalla semiologia saranno applicabili alla linguistica e questa si troverà collegata a un dominio ben definito nell’insieme dei fatti umani” 2 . La lingua è, di conseguenza, solo il più importante dei tanti sistemi di segni istituiti dalla società (scrittura, riti simbolici, forme di cortesia, ecc.). Saussure comprende quindi con chiarezza che c’è lo spazio per la nascita di una disciplina più vasta della linguistica, disciplina che chiama semiologia, destinata a studiare l’insieme della comunicazione e non solo la comunicazione linguistica. Nel Corso di linguistica generale Saussure dunque afferma la necessità di una nuova disciplina autonoma che si occupi esclusivamente 1 G.P. CAPRETTINI, Segni, testi, comunicazione. Gli strumenti semiotici, Utet Libreria, Torino 1997, p. 11. 2 F. DE SAUSSURE, Corso di linguistica generale, a cura di T. Di Mauro, Laterza, Bari 1968, p. 26.

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