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Modelli organizzativi di prevenzione dei reati e corporate governance

Informazioni tesi

  Autore: Rita Michela Giulia Sabato
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Vincenzo Calandra-Buonaura
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 123

Il decreto legislativo 08 giugno 2001 n. 231, in attuazione all’art. 11 della legge delega 29 settembre 2000 n. 300, ha introdotto la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche dipendente da reato e costituisce, per l’ordinamento italiano, un potenziale strumento di lotta alla criminalità d’impresa.
Il fenomeno del “corporate crime” è alimentato da fattori che, pur facendo parte fisiologicamente e naturalmente dell’impresa stessa, costituiscono gli elementi patologici che fomentano l’illegalità societaria e rendono la persona giuridica un soggetto a rischio di commissione dei reati.
L’impianto normativo, ad oggi, è così formulato: da un atto illecito compiuto da un soggetto in posizione apicale o sottoposto deriva la responsabilità penale dell’agente e la responsabilità amministrativa dell’ente che abbia tratto interesse o vantaggio dal verificarsi del reato e che non abbia impedito la commissione del comportamento delittuoso. Viene pertanto attribuito all’ente un dovere di auto-organizzazione, in modo che vengano prese tutte le precauzioni possibili al fine di evitare la commissione dei reati presupposti. Tale impianto permette di agganciare la responsabilità amministrativa propria dell’ente ad un non facere dello stesso, ossia ad un comportamento omissivo nella gestione della propria struttura organizzativa.
Il bisogno delle persone giuridiche di autoregolamentare la propria attività attraverso una standardizzazione delle stessa in chiave penal-preventiva, si è poi concretizzato anche nella riforma societaria avutasi nel 2003, che ha modificato i modelli di organizzazione societaria in vista di una corporate governance sempre più orientata a prevenire e limitare manifestazioni patologiche dell’attività economica. La riforma societaria obbliga la società, per il tramite di suoi amministratori, a dotarsi di un assetto organizzativo, contabile e amministrativo e di un relativo sistema di controllo interno, che siano adeguati alla natura e alle dimensioni dell’impresa. Obiettivo della previsione codicistica, e quindi degli assetti organizzativi, è quello di assicurare un’efficace gestione aziendale ed un corretto svolgimento delle operazioni sociali, mantenendo, in questo modo un equilibrio economico, finanziario e patrimoniale e permettendo di individuare, infine, un eventuale andamento anomalo della gestione stessa.
L’obbligo per una società di adottare un assetto organizzativo adeguato, così come previsto dal codice civile, è direttamente collegabile ed integrabile con il decreto n. 231/2001 e con la sua previsione dei Modelli di organizzazione, gestione e controllo; il punto di contatto tra i due sistemi è costituito proprio dal concetto di adeguatezza dell’assetto-modello di organizzazione.

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Premessa Il decreto legislativo 08 giugno 2001 n. 231, in attuazione all’art. 11 della legge delega 29 settembre 2000 n. 300, ha introdotto la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche dipendente da reato e costituisce per l’ordinamento italiano un potenziale strumento di lotta alla criminalità d’impresa. Decreto legislativo n. 231/2001 e criminalità d’impresa: breve analisi storica Il decreto n. 231/2001 è stato definito da alcuni studiosi del diritto 1 come un punto di arrivo e insieme un punto di partenza per la lotta alla criminalità economica o d’impresa. Il punto di arrivo viene individuato con riferimento alla normativa comunitaria, in quanto il decreto in questione attua il recepimento, a livello nazionale, di tutti i principi e le normative elaborati nell’ordinamento comunitario e destinati agli stati membri 2 . La causa legis del decreto non può, in ogni modo, essere individuata solo in un adeguamento della legislazione nazionale alla normativa comunitaria, ma ha delle radici nella storia economico-giuridica recente. Già intorno agli anni ’40 era sorta, a livello internazionale, l’esigenza di combattere il “white collar crime”, ossi quel ”reato commesso da una persona rispettabile e appartenente alle più alte classi sociali nel corso della sua occupazione” 3 . Nasce in questo modo una nuova forma di criminalità, i cui 1 Sandro Bartolomucci, Corporate Governance e responsabilità delle persone giuridiche: modelli preventivi ad efficacia esimente ex d. lgs. 231/2001, Milano, Ipsoa, 2004, pag. 1. 2 Il d. lgs. n. 231/2001 attua pienamente gli obblighi derivanti dal diritto internazionale pattizio e, nello specifico, si fa riferimento alla Convenzione di Bruxelles 26 luglio 1995, alla Convenzione di Bruxelles 26 maggio 1997, alla Convenzione O.C.S.E. stipulata a Parigi il 17 dicembre 1997, sulla lotta alla corruzione. 3 La “scoperta” della criminologia dei colletti bianchi, formulata tra il 1940 e il 1945, è da attribuire allo studioso americano Edwin H. Sutherland, Il crimine dei colletti bianchi: la versione integrale, a cura di Gabrio Forti, Milano, Giuffre’, 1987, pag. 8.

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Parole chiave

231/2001
audit
codice etico
codici comportamentali
collegio sindacale
diritto societario
linee guida
mappatura
modelli di organizzazione gestione e controllo
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