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La globalizzazione contribuisce alla disuguaglianza dei redditi? Un'analisi della letteratura.

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Gotti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Internazionali e Istituzioni Europee
  Relatore: Roberto Pedersini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 56

A partire dalla fine della seconda guerra mondiale, all'interno delle economie industrializzate le disuguaglianze di reddito risultavano essere fortemente in calo. Questo andamento, ben descritto dalla c.d. "curva di Kuznets", sembrava la naturale conclusione di un processo, quello di industrializzazione, che aveva al contrario portato ad un forte aumento delle disparità di reddito nei decenni precedenti. Era quindi naturale aspettarsi ora una fase di diminuzione delle disuguaglianze destinata a durare nel tempo.
Tuttavia, già a partire dalla seconda metà degli anni '70, e ancor più marcatamente durante gli anni '80 e '90, prima negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna, e poi negli altri paesi industrializzati le disuguaglianze di reddito tra la popolazione sono tornate a crescere. I motivi di questa brusca inversione di tendenza non sono ancora del tutto chiari.
Questa tesi si è quindi proposta di indagare i due principali filoni di letteratura che si confrontano ormai da quasi un decennio: da un lato vi sono gli autori che sostengono che sia stata la globalizzazione, e le profonde trasformazioni economiche che ha portato, a produrre questo aumento generalizzato delle disuguaglianze. Dall'altra, invece, diversi economisti minimizzano il ruolo della globalizzazione, e sostengono invece che il motivo principale sia da attribuire al progresso tecnologico ed alle sue conseguenze sul mercato del lavoro.
Un capitolo è poi in particolare dedicato ad una analisi della situazione in Italia, paese anch'esso colpito dall'aumento delle disuguaglianze, ma che presenta particolarità di cui tenere conto.
Il capitolo finale conclude il lavoro con un ragionamento sulle politiche che gli stati dovrebbero tenere di fronte a questa difficile situazione.

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1 Capitolo 1 CRESCITA DELLE DISUGUAGLIANZE 1. La disuguaglianza negli studi di Kuznets Nel 1955 Simon Kuznets scrisse un articolo sull’American Economic Review intitolato «Economic Growth and Income Inequality», nel quale argomentò come le disuguaglianze dei redditi all’interno di un Paese fossero destinate a seguire, nel corso dello sviluppo economico della nazione, un andamento a forma di «U» rovesciata, con un iniziale aumento durante il passaggio dalla società tradizionale agricola a quella industriale, una successiva stabilizzazione ed infine un calo delle iniquità (Kuznets 1955). L’iniziale aumento delle disuguaglianze sarebbe dovuto al processo di urbanizzazione della società, contraddistinto dalla progressiva migrazione delle popolazioni rurali, generalmente più egalitarie, verso le zone cittadine caratterizzate da più accentuati dislivelli di reddito. Con il progredire dello sviluppo economico, a questa spinta verso l’allargamento delle disuguaglianze, si contrapporrebbero delle «controspinte»: in particolare, «i ceti urbani a basso reddito si inseriscono nell’ambiente cittadino e acquisiscono la capacità di sfruttarne i vantaggi; nelle società democratiche, accrescono il loro peso politico e conquistano forme di protezione sociale» (Brandolini 1997, p. 228) 1 . Questa intuizione dell’economista ucraino (poi premio Nobel per l’economia nel 1971), che si basava su dati parziali e largamente incompleti 2 , costituì lo spunto per una lunga serie di ulteriori studi, approfondimenti e verifiche. 1 Per essere più precisi, Kuznets individua nella trasformazione della società (da agricola ad industriale) e nel processo di accumulazione della ricchezza all’interno dei ceti più elevati, dovuto alla concentrazione del risparmio quasi esclusivamente in queste fasce di reddito, i due fattori che operano nel senso dell’allargamento delle disuguaglianze. A questi due fattori si contrappongono quattro controspinte: misure di tipo politico, l’andamento demografico (che vede le classi più ricche, meno prolifiche, lasciare gradualmente il posto ai «nuovi ricchi»), il progresso tecnologico e le capacità individuali. 2 Lo stesso Kuznets ammetteva che lo scritto si basava su dati scarsi e carenze nelle medesime definizioni: «In concluding this paper, I am acutely conscious of the meagerness of reliable information presented. The paper is perhaps 5 per cent empirical information and 95 per cent speculation, some of it possibly tainted by wishful thinking» (Kuznets 1955, p. 26)

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