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Sul carnevale e sulla teatralità. Una ballata attraverso i lavori di Francesco Guccini.

Col mio lavoro ho tentato d'analizzare quella che per me è una doppia chiave di lettura dei lavori gucciniani, inserendoli - per quanto possibile - nell'ambito di una serie di passaggi, evoluzioni (e involuzioni) sociali e politiche.
In particolare, su suggerimento del mio relatore, mi sono soffermato su un particolare periodo storico, di cui quest'anno si celebra il quarantennale, nel quale molte delle realtà sociali e del modo di intendere i rapporti tra le persone subirono un deciso sconvolgimento, dovuto anche ai lavori di alcuni dei personaggi che sono entrati a far parte della storia del millennio che ci siamo lasciati alle spalle.

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3 Presentazione Se il teatro è tra le altre cose anche l’occupazione di uno spazio, sia esso tangibile o metaforico, a questo concetto non sfugge certamente l’attività che si svolge sul palco anche da coloro che nel senso stretto del termine, “attori“ non sono. Un’attività che nel caso di un cantautore o, come nel caso specifico, di un “contastorie“ si correda di musica e di testi; aldilà di queste ovvietà, nel caso specifico si vuole mettere in luce anche altri aspetti che vanno a completare l’approccio che il contastorie in questione innesta nel raccontare le sue storie di sempre. Si tratta d’aspetti che riguardano anche la sfera personale e privata, almeno entro certi limiti, i quali vanno a determinare quella somma d’esperienze alle quali attingere per raccontare se stessi ed il proprio vissuto intersecandolo con quello d’altri esseri umani, a loro volta portatori d’altre esperienze. Questo tipo di teatro potrebbe definirsi quello dell’eterna commedia umana, sebbene il termine “commedia“ potrebbe indurre a ritenere che gli argomenti abbiano, in sé e per sé, qualcosa di “leggero“ e divertente. Non è così, almeno non sempre; come la vita, anche l’agente teatro (che della vita è uno dei narratori, sia pure attraverso le tavole di un palcoscenico) può e deve raccontare i momenti di gioia e quelli di tristezza. Forse, rispetto alla vita vera, può concedersi il lusso di compiere una riflessione meno frettolosa e quasi “olimpica”, ma la materia da narrare è sempre quella fatta dagli uomini e dalle donne che vivono sulla terra, dove spesso la realtà delle cose è tale da costringerli a tenere gli occhi volti verso il basso. È dal “basso“ che parte anche il “contastorie“ che si va ad esaminare, precisando che il “basso“ è quello di una realtà concreta, contadina e poco incline alla riflessione oziosa: una connotazione di “basso“ che non ha in sé alcunché di negativo e che ha saputo fornire, probabilmente proprio per questo, alcuni parametri che altri suoi colleghi ignorano non per scelta propria ma per fattori contingenti. Parlando di “basso“ si associa la terra e il mondo contadino, che conosce una ciclicità ed una linearità nel progresso dei lavori e delle occupazioni ad esse precipue.

Tesi di Laurea

Facoltà: Magistero

Autore: Roberto Gabrieli Contatta »

Composta da 127 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1774 click dal 16/07/2008.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.