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"Terrorista?" "No, rifugiato politico" La rappresentazione dei rifugiati e richiedenti asilo nella stampa italiana.

Oggetto dell’indagine sono stati gli articoli di stampa riguardanti rifugiati e richiedenti asilo pubblicati dal Corriere della Sera e La Repubblica dal 2005 al 2007. Un tale lungo periodo ha permesso di analizzare il discorso emerso dai quotidiani in base alle teorie dell’ agenda setting (che agisce in termini di settimane e mesi), riguardante il processo con cui i mass media comunicano ai membri della società quali sono gli argomenti su cui riflettere; e la spirale del silenzio (che agisce in termini di mesi e anni), cioè il processo che determina l’affermarsi di opinioni e punti di vista corretti a discapito dei punti di vista inusuali, che vengono taciuti fino a scomparire dalle conversazioni. Emerge come la risposta delle elite politiche agli eventi informa fortemente l’agenda dei giornalisti. Il sistema politico ha il potere di definire quando e come discutere di un dato argomento e di definire anche quali sono le alternative possibili alla discussione. Focalizzando il discorso mediatico-politico sugli ingressi in Italia su pochi temi, come la sicurezza, la legalità, viene diffusa una informazione poco accurata rappresentante una realtà distorta e diffamante verso i rifugiati. Il rischio che si crea è che se i richiedenti asilo, i rifugiati ed i migranti presenti in un paese ritengono di essere rappresentati nei media come cittadini di secondo rango, ciò può accrescere il senso di esclusione e di marginalizzazione.

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La rappresentazione dei rifugiati politici e richiedenti asilo nella stampa italiana 1 Introduzione «Occorre fare molta attenzione - sussurrano fonti della polizia -, perché dietro una richiesta di carattere umanitario potrebbe nascondersi un tentativo di ingresso clandestino in Italia da parte di chi non ne ha diritto. D' altronde, l' arrivo improvviso di profughi da zone ben precise qualche sospetto lo desta». Corriere della Sera, 2006 L’asilo politico e l’immigrazione sono alcune delle questioni politiche più dibattute degli ultimi anni. Nella metà del secolo scorso si delinea un nuovo concetto di asilo, strettamente collegato all’idea di diritti umani universali meritevoli di garanzia internazionale, e alla nozione di “rifugiato” quale soggetto che necessita della protezione di un altro paese, avendo lasciato quello di origine a causa o per timore di persecuzioni. Questo principio venne formalizzato nel 1951 dalla Convenzione di Ginevra, a cui molti Stati aderirono allo scopo di dare una soluzione ai traumi creati delle persecuzioni della seconda guerra mondiale e ai milioni di sfollati da questa generati. I modi in cui i mass media rappresentano l’immigrazione e l’asilo sono stati al centro di uno dei principali filoni della ricerca sociale italiana, già da tempo. Il ruolo dei media è stato analizzato ampliamente negli ultimi vent’anni, e spesso sono visti avere un ruolo significativo nelle diverse reazioni della società, sia positive che negative. Come per qualsiasi argomento di interesse pubblico, i mass media hanno un ruolo vitale nel mettere a disposizione l’informazione necessaria al dibattito pubblico. Perché venga rispettato l’articolo 21 della nostra Costituzione, tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure, i giornalisti dovrebbero fare attenzione a proporre tutte le prospettive ed opinioni differenti. Ma cosa succede quando gli editori lavorano per partiti politici, gruppi di imprenditori dell’industria oppure per il proprietario di metà dell’offerta mediatico-televisiva italiana, l’attuale Presidente del Consiglio Silivio Berlusconi? Il legame fra politica e mass media è un argomento, infatti, che deve essere chiarito e dibattuto, per cercare di capire e conoscere la realtà in cui viviamo, che è fatta di parole e di immagini, ma anche di fatti e realtà, che i media dovrebbero cercare, “ordinare” e raccontare, meglio se garantendo una pluralità di punti di vista. Un intreccio che è antico quanto la civiltà occidentale, che esiste da più di 2500 anni, che è nato dentro l’agorà, dentro la piazza che ospitava - fin dall’inizio, uno accanto all’altro -

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Isabella Peluffo Contatta »

Composta da 178 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2369 click dal 22/07/2008.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.