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Trovatelli e abbandonati: gli esposti all'Istituto Provinciale di Maternità e Infanzia di Torino nel 1818

Informazioni tesi

  Autore: Grazia Argese
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Comunicazione interculturale
  Relatore: Luciano Allegra
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 74

Il mio interesse è stato rivolto allo studio dell'infanzia abbandonata all'inizio dell'Ottocento.Tuttavia, per potere comprendere meglio l’entità e l’evoluzione del fenomeno, è stato necessario documentarsi anche sui secoli precedenti a quello preso in esame.A tal fine sono stati esposti, in maniera sintetica, alcuni dei più significativi contributi, di autori italiani e stranieri, sul problema.Dopo questo ampio capitolo introduttivo la mia attenzione si è rivolta allo studio e all’analisi dell’Istituto Provinciale di Maternità e infanzia di Torino nell’anno 1818.Per raggiungere il mio intento ho consultato, presso l’Archivio di Stato di Torino, il Registro di Ammissione all’Opera di Maternità nell’anno 1818. Ho poi raccolto i dati dei 1032 bambini esposti in quell’anno in un database, in modo da poter riflettere sulle informazioni ottenute, compiere i necessari calcoli quantitativi e mettere in relazione i diversi dati con le conoscenze in mio possesso sull’infanzia abbandonata. Sulla falsariga della ripartizione del registro, ho poi suddiviso e raggruppato i dati ottenuti; secondo le direttive dell’Amministrazione in vigore al tempo, per ogni bambino si dovevano annotare, su registri prestampati tutti i dati di maggiore importanza; per esempio nome e cognome, sesso, data di nascita e di esposizione, data di battesimo, data di morte in ospizio, eventuale data di riaffidamento e notizie sui baliatici. Dunque a partire da questi ed altri dati ho riflettuto sul fenomeno, dedicando spazio alle caratteristiche dell’esposto (nome cognome, sesso, età, provenienza), e dell’esposizione (stagionalità, modalità, cause);(l’analisi sui biglietti di accompagnamento mi hanno permesso di avere più elementi su agenti e cause dell’abbandono e sul destino degli esposti); infine anche nel mio lavoro un ampio spazio è stato dedicato alla figura della balia.
Ho cerato di far parlare dunque i dati a mia disposizione cercando di ritrovare o confutare, nel mio piccolo, le informazioni offerte dalla vasta letteratura presente sul problema.
Posso affermare, che almeno per l’anno preso in esame, l’Istituto Provinciale di Maternità e Infanzia, seppur dotato di sue caratteristiche specifiche, svolse gli stessi compiti di molte altre strutture europee dello stesso periodo. Forse però, essendo le regole di ammissione non particolarmente restrittive, al contrario di altri istituti si assiste qui ad un minor numero di abusi, soprattutto ad opera delle balie...(continua)

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1 Capitolo I Lo studio dell’infanzia abbandonata può fornire una spia rilevante dei comportamenti famigliari e degli ideali domestici di una società. Ė per questo motivo che le dinamiche, le cause e gli eventi socio- politici e culturali che hanno caratterizzato questo fenomeno sono state oggetto di ricerca di molti studiosi. Fra gli autori che si sono concentrati sullo storia dell’infanzia abbandonata nell’Europa moderna, Tirsi Mario Caffaratto è stato forse fra i primi ad aver affrontato 1 la questione degli esposti analizzando gli Ordinati emanati 2 dal comune di Torino a partire dal Cinquecento. I due temi principali del saggio sono: da un lato, la ricostruzione dell’iter percorso dal bambino a partire dal momento dell’abbandono fino alla maggiore età, con una parentesi significativa sugli abusi da parte delle balie esterne ai danni dell’Ospedale Maggiore e della Città di Torino 3 (fenomeno oltretutto che, ho potuto constatare, era diffuso in altre regioni italiane ed europee); dall’altro l’analisi della situazione sociale, politica ed economica che spinse la Commissione Amministratrice Francese, negli anni 1800-1813, ad emettere una serie di provvedimenti in merito 4 . In un’altra sezione del saggio, similmente a quanto fa Hunecke nel suo studio su Milano 5 , ritroviamo riflessioni sulle modalità nella scelta del nome da attribuire agli esposti 6 - incidentalmente, come vedremo più avanti, si tratta per larghi versi delle 1 Tirsi Mario Caffaratto, Storia dell’assistenza agli esposti a Torino, in “Giornale di Batteriologia, Virologia ed Immunologia ed Annali dell’Ospedale Maria Vittoria di Torino”, n. 5-8, 1963. 2 Egli fa riferimento anche a fonti inedite e a notizie, di varia origine, sull’Ottocento. 3 Spesso capitava che molte madri indigenti ricorressero all’esposizione del proprio figlio che poi si facevano riconsegnare come “baliotto”e per il quale ricevevano il contributo stanziato per l’allevamento. 4 Ad esempio la Commissione Amministratrice Francese decise che i vari Istituti venissero sovvenzionati da un organismo finanziario centrale che traeva le proprie risorse dal provento del Dazio; inoltre esso trasferiva in proprietà agli enti ospedalieri beni mobili e immobili di istituzioni religiose. Si deve inoltre alla Commissione la scelta di separare l’Opera delle Partorienti dall’Ospedale di San Giovanni Battista e di affidare a questa anche l’amministrazione dell’Ospizio dei Trovatelli. 5 Volker Hunecke, I trovatelli di Milano, Bambini esposti e famiglie espositrici dal XVII al XIX secolo, Bologna, Il Mulino, 1989. 6 Fino al periodo dell’occupazione francese, il nome consisteva in quello di un santo (come Giuseppe) o in un doppio nome (come Maria Antonietta). Il governo francese stabilì invece che venisse dato ai

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