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L'Assistente Sociale a colloquio con il bambino abusato

Informazioni tesi

  Autore: Fernando Giorgino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Lecce
  Facoltà: Scienze Sociali Politiche e del Territorio
  Corso: Scienze del servizio sociale
  Relatore: Anna Maria Rizzo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 81

Oggi ci troviamo in una società dove la parola del più piccolo è ritenuta solo una parola piena di fantasie e di sogni, mentre la parola dell’adulto è realtà e verità.
Il bambino, il minore è un soggetto debole da tutelare e proteggere contro i “mostri” di questa società; una società che vede sempre più confusi i ruoli e le responsabilità dell’adulto, il quale sta seguendo sempre più la strada dell’egoismo e del potere sui bambini attraverso l’abuso, il maltrattamento, l’incuria.
Il problema grave è che oggi l’individuo adulto non riesce più ad ascoltare, a dare voce a quei silenzi che molte volte opprimono la vita interiore di chi ha bisogno di essere aiutato; l’adulto proprio perché è troppo impegnato per il raggiungimento dei suoi piaceri sessuali e materiali non si accorge dei danni gravi e molte volte irreparabili che provoca nella vittima.
La “cecità dell’ascoltare” tante volte colpisce anche figure professionali come gli assistenti sociali, a volte incapaci di ascoltare il silenzio di un minore vittima di abuso.
È importante allora, soprattutto per tali figure, capire e utilizzare al meglio quello strumento che rappresenta la figura dell’assistente sociale e che consente di interagire e comunicare attivamente e non passivamente con il minore; uno strumento che contiene in sé: ascolto, fiducia, osservazione e rispetto dell’altro: il colloquio.
Il bisogno dell’essere umano, ma soprattutto del minore vittima di abuso sessuale è di comunicare oltre che con le parole anche attraverso i silenzi, attraverso i gesti, attraverso la sua presenza.
È allora importante interpretare quei segnali non verbali che vengono alla luce durante il colloquio con il minore, perché in questo modo “si dà voce a chi non né ha”.
Stabilire un rapporto, una conversazione, che sia significativa, ma soprattutto aperta all’ascolto, all’accettazione dell’altro ci permette di immergerci e di capire le sue difficoltà, di essere empatici, perché solo così l’assistente sociale può andare incontro al minore abusato.
Questa tesi vuol mettere al centro proprio quello strumento, il colloquio, utilizzato per scoprire, capire, conoscere, stabilire una comunicazione, una relazione con chi ha subito un abuso sessuale.
Uno strumento essenziale e basilare per il lavoro dell’assistente sociale.
Parlare con i minori vuol dire immergersi nella loro storia nel loro passato presente e futuro senza “violentarli” ulteriormente con domande di tipo interrogatorio.
Al professionista si chiede di mettersi continuamente in gioco proteggendo e promovendo le persone di cui si occupa, di stabilire una relazione intima ma al tempo stesso caratterizzata da confini precisi tra tecnico-professionale e personale, si chiede di rendere visibile il proprio lavoro e, al tempo stesso, di rispettare la privacy degli utenti.
L’origine di questa tesi nasce dalla curiosità di scoprire e di capire la valenza delle parole “abuso sessuale” e “colloquio”, nella loro più larghe accezioni e soprattutto di scoprire come l’assistente sociale è inserito in questa realtà.
La teoria e la pratica si sono incontrate nelle pagine a venire, aiutandomi a fare ordine tra le varie informazioni e le forti emozioni.
La tesi sarà divisa in tre capitoli, ognuno dei quali avrà come sfondo sempre il minore abusato, ma si caratterizzeranno ognuno con il proprio tema.
Nel primo capitolo infatti cercherò di dare una definizione dei termini “abuso sessuale” e “colloquio”, tratterò in modo particolare quali sono le conseguenze e gli indicatori dell’abuso e quali le caratteristiche del colloquio (protagonisti, tempo e spazio).
Nel secondo capitolo l’attenzione sarà posta sull’operato dell’assistente sociale, sulle strategie, gli stili e le varie tecniche che vengono usate. Verranno trattate più specificamente le tre fasi del colloquio e l’ascolto del minore. Verrà trattata anche la comunicazione non verbale e l’empatia.
Nell’ultimo capitolo verrà descritta l’intervista fatta all’Assistente Sociale del Distretto Socio Sanitario di Maglie, con riferimento alle sue caratteristiche, alla percezione del fenomeno dell’abuso nel territorio, i sentimenti e le emozioni provate, sul colloquio e su alcune riflessioni riguardanti l’abuso sui minori.
Obiettivo prioritario della tesi è offrire alcune strategie di intervento in ambito del colloquio con il minore abusato.

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1 Introduzione I vostri figli non sono i vostri figli. Sono i figli e le figlie della fame che in se stessa ha la vita . Essi non vengono da voi, ma attraverso di voi. E non vi appartengono benché viviate insieme. Gibran Khalil Oggi ci troviamo in una società dove la parola del più piccolo è ritenuta solo una parola piena di fantasie e di sogni, mentre la parola dell’adulto è realtà e verità. Il bambino, il minore è un soggetto debole da tutelare e proteggere contro i “mostri” di questa società; una società che vede sempre più confusi i ruoli e le responsabilità dell’adulto, il quale sta seguendo sempre più la strada dell’egoismo e del potere sui bambini attraverso l’abuso, il maltrattamento, l’incuria. Il problema grave è che oggi l’individuo adulto non riesce più ad ascoltare, a dare voce a quei silenzi che molte volte opprimono la vita interiore di chi ha bisogno di essere aiutato; l’adulto proprio perché è troppo impegnato per il raggiungimento dei suoi piaceri sessuali e materiali non si accorge dei danni gravi e molte volte irreparabili che provoca nella vittima. La “cecità dell’ascoltare” tante volte colpisce anche figure professionali come gli assistenti sociali, a volte incapaci di ascoltare il silenzio di un minore vittima di abuso. È importante allora, soprattutto per tali figure, capire e utilizzare al meglio quello strumento che rappresenta la figura dell’assistente sociale e che consente di interagire e comunicare attivamente e non passivamente con il minore; uno strumento che contiene in sé: ascolto, fiducia, osservazione e rispetto dell’altro: il colloquio.

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