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Osservazione sul comportamento del Pastore Maremmano-Abruzzese: studio degli indicatori dell'efficienza nella difesa del gregge

Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è uno dei non molti luoghi in Italia dove il lupo (Canis lupus) non è mai scomparso del tutto ed oggi trova finalmente le condizioni per riprodursi e tornare a dar vita a popolazioni stabili.
Infatti, grazie alle misure adottate ormai da decenni per la conservazione della specie appenninica (Canis lupus italicus), in seguito alla sua quasi totale scomparsa per mano dell’uomo nella prima metà del Novecento, si è assistito nel parco, a partire dagli anni Settanta, ad un sempre crescente aumento del numero di individui.
Anche per quanto riguarda l’orso, fortunatamente, la situazione è andata migliorando negli ultimi decenni ed il numero di esemplari è andato via via crescendo. La popolazione dell’Appennino centrale (Lazio e Abruzzo) rappresenta l’ultimo nucleo esistente di orso marsicano (Ursus arctos marsicanus), sottospecie endemica appenninica.
La crescita numerica di questi predatori, di ovvia importanza a livello di biodiversità, porta però non pochi problemi con le comunità di allevatori che abitano le montagne del parco.
In effetti, le numerose perdite di capi di bestiame, non sempre risarcite ove non sia possibile ricondurre la morte dell’animale alla predazione da parte di orso o lupo, hanno portato gli allevatori ad esprimere il proprio dissenso, in alcuni casi purtroppo anche con veri e propri atti di bracconaggio nei confronti di queste specie.
Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise attualmente è una delle aree più rappresentative in Italia del conflitto predatori-allevatori, ma certamente il problema sorge ovunque ci sia questo tipo di coesistenza, in Italia come nel resto del mondo.
Il Life Coex è un progetto che nasce proprio per far fronte a questo problema. Esso coinvolge cinque paesi della Comunità Europea (Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Croazia) e in Italia, oltre che nel PNALM, è attivo in Abruzzo nel Parco della Maiella, in quello del Gran Sasso e in Umbria, nelle Province di Perugia e Terni.
Il Coex si propone di trovare nuove forme di tolleranza ed accettazione portando, anche con l’aiuto di nuove tecnologie, ad una coesistenza sostenibile i grandi carnivori e l’uomo, in modo che possano continuare ad occupare i medesimi ambienti.
In questo contesto deve necessariamente rientrare la difesa del bestiame dai predatori.
Nelle zone dell’Appennino centrale, per il fatto che i predatori, se pur in numero ridotto, sono rimasti presenti nel corso dei secoli, sono sempre state utilizzate pratiche per la protezione del bestiame, al contrario di altre zone d’Italia dove il ritorno dei predatori ha trovato gli allevatori impreparati perchè avevano abbandonato tali tecniche in seguito alla scomparsa di tale pericolo.
Ma soprattutto, in Abruzzo e in altre zone dove storicamente sono esistiti lupo ed orso, i pastori hanno sempre potuto contare sull’aiuto di cani capaci di scoraggiare gli attacchi al bestiame. In particolare, la razza più utilizzata per questo tipo di lavoro, e duramente selezionata nei secoli, è quella attualmente conosciuta col nome di Pastore Maremmano-Abruzzese.
Lo scopo di questa tesi, inserita nell’ambito del progetto Coex, è stato quello di analizzare il comportamento di difesa del gregge di un campione di cani da Pastore Maremmano-Abruzzese nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
I dati raccolti possono essere molto importanti per capire se allo stato attuale le perdite di capi subite dagli allevatori del parco può essere attribuita ad una scarsa capacità di questi cani nel difendere il gregge.
Un’indagine originale che è stata condotta nel presente studio è quella del confronto dei comportamenti tra i due sessi; in bibliografia non sono riportati dati relativi a differenze di affidabilità, attenzione o protezione tra cani pastore maschi e femmine.

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1 1. Scopo della ricerca Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è uno dei non molti luoghi in Italia dove il lupo (Canis lupus) non è mai scomparso del tutto ed oggi trova finalmente le condizioni per riprodursi e tornare a dar vita a popolazioni stabili. Infatti, grazie alle misure adottate ormai da decenni per la conservazione della specie appenninica (Canis lupus italicus), in seguito alla sua quasi totale scomparsa per mano dell’uomo nella prima metà del Novecento, si è assistito nel parco, a partire dagli anni Settanta, ad un sempre crescente aumento del numero di individui. Anche per quanto riguarda l’orso, fortunatamente, la situazione è andata migliorando negli ultimi decenni ed il numero di esemplari è andato via via crescendo. La popolazione dell’Appennino centrale (Lazio e Abruzzo) rappresenta l’ultimo nucleo esistente di orso marsicano (Ursus arctos marsicanus), sottospecie endemica appenninica. La crescita numerica di questi predatori, di ovvia importanza a livello di biodiversità, porta però non pochi problemi con le comunità di allevatori che abitano le montagne del parco. In effetti, le numerose perdite di capi di bestiame, non sempre risarcite ove non sia possibile ricondurre la morte dell’animale alla predazione da parte di orso o lupo, hanno portato gli allevatori ad esprimere il proprio dissenso, in alcuni casi purtroppo anche con veri e propri atti di bracconaggio nei confronti di queste specie.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

Autore: Roberta Mancini Contatta »

Composta da 93 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3074 click dal 29/07/2008.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.