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Il gruppo militare - Analisi grafologica del leader

Informazioni tesi

  Autore: Gianluca Montefrancesco
  Tipo: Tesi di Master
Master in Le sfide della Pubblica Amministrazione nel terzo millennio: globalizzazione, cooperazione, rapporti internazionali, interculturalità, comunicazione
Anno: 2008
Docente/Relatore: Valeria Lupidi
Istituito da: UniCusano - Università degli Studi Niccolò Cusano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 64

Per gruppo sociale si intende l’insieme di persone che riconoscono di essere unite da un legame: non basta che questo legame esista ma è necessario che gli individui ne abbiano coscienza. Il legame può avere una valenza affettivo emozionale oppure formale con motivi oggettivi e pratici. Nel primo caso avremo un gruppo primario, all’interno del quale i membri hanno uno stretto rapporto personale, come un gruppo di amici, nel secondo caso avremo un gruppo secondario caratterizzato da rapporti formali, dove vige la gerarchia, è il caso di una società privata. Questa distinzione, operata da Olmsted e comunemente accettata, non chiarisce tutti i tipi di gruppi, infatti il gruppo militare si colloca tra queste due definizioni, essendo caratterizzato sia da rapporti formali e gerarchici tra ufficiale-soldato, sia da stretti legami emozionali dati dalla condivisione del pericolo e delle attività di guerra.
L’aggregazione per l’uomo è un fatto naturale e lo è anche quando riguarda comportamenti aggressivi nell’espressione più esasperata della guerra. Alle difficoltà proprie del combattimento, si aggiungono quelle che riguardano le relazioni tra i singoli componenti del gruppo. Nonostante vi siano delle linee guida a cui riferirsi, per quanto riguarda la corretta gestione del gruppo militare, manca un vero e proprio manuale che contenga il segreto per la selezione, la formazione e l’addestramento di un gruppo vincente.
Già nel 1935 il ricercatore Ringelmann chiese ad alcuni soggetti di tirare la fune con quanta più forza potevano (Dashiell,1935) e dedusse che un individuo medio può esercitare una forza pari a 63 chilogrammi; quindi se due o più persone si mettessero insieme a tirare la corda, la forza esercitata dovrebbe essere pari alla somma delle forze individuali potenzialmente possibili, ma nel corso delle prove successivamente effettuate Rilgelmann rilevò che la forza complessiva effettiva esercitata era inferiore a quella potenziale. La spiegazione ad un simile comportamento è che l’individuo non mette un grande impegno in un dato compito quando il suo apporto resta inglobato nella prestazione complessiva. Questo comportamento è stato definito inerzia sociale.
In questo lavoro di tesi andrò ad analizzare i vari tentativi fatti nel corso della storia di scoprire quali fattori e in che misura incidono sull’efficienza del gruppo militare. Come un individuo, nella situazione di combattimento, possa superare l’istinto naturale di conservazione per spingersi oltre il pericolo e superare la paura di morire è stato oggetto di studi per anni e ancora oggi ci sono tesi contrastanti. Le motivazioni vanno oltre i concetti di patria e senso del dovere, sono collegate a sentimenti molto profondi. Nell’antichità l’uomo lottava per la difesa della sua terra, per il potere e la smania di conquiste degli imperi, oggi gli ideali non sono cambiati, ma al combattente che si trova in situazioni di estremo pericolo poco importa delle motivazioni politiche che ci sono dietro, non lo incoraggiano, quello che gli da la forza di lottare ha origini arcaiche, è la difesa del gruppo d’appartenenza, in cui egli ha investito la sfera affettiva ed emozionale del suo essere uomo. L’uomo è l’unico animale che lotta in gruppo, divide questa caratteristica con un altro primate: lo scimpanzè. Le dinamiche relazionali all’interno del gruppo militare sono state oggetto di indagine perché fondamentali per il corretto equilibrio e raggiungimento degli obbiettivi. In quest’ottica si inserisce la figura del leader che è responsabile del rapporto tra i membri del gruppo e del conseguimento dei fini stabiliti.
La storia è piena di capi carismatici che hanno guidato i loro uomini verso la vittoria anche a costo di sacrifici estremi, il mistero è come siano riusciti ad ottenere questa devozione. Se riuscissimo a scoprire da cosa deriva una simile abnegazione potremmo gettare le basi per la costituzione di un esercito forte e coeso, perché simili sentimenti non hanno tempo e possono essere trasferiti ai nostri giorni. Dimostrerò come la Grafologia possa essere un utile strumento all’individuazione della personalità con caratteristiche di dominanza e ne traccerò le varie connotazioni relazionandole all’ambiente.
Le problematiche che oggi investono il nostro esercito sono di varia natura e strettamente collegate alla società. Un tempo la caserma era un ambiente avulso dalla società civile, oggi le due realtà tendono a fondersi e confondersi.

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3 Introduzione Per gruppo sociale si intende l’insieme di persone che riconoscono di essere unite da un legame: non basta che questo legame esista ma è necessario che gli individui ne abbiano coscienza. Il legame può avere una valenza affettivo emozionale oppure formale con motivi oggettivi e pratici. Nel primo caso avremo un gruppo primario, all’interno del quale i membri hanno uno stretto rapporto personale, come un gruppo di amici, nel secondo caso avremo un gruppo secondario caratterizzato da rapporti formali, dove vige la gerarchia, è il caso di una società privata. Questa distinzione, operata da Olmsted e comunemente accettata, non chiarisce tutti i tipi di gruppi, infatti il gruppo militare si colloca tra queste due definizioni, essendo caratterizzato sia da rapporti formali e gerarchici tra ufficiale-soldato, sia da stretti legami emozionali dati dalla condivisione del pericolo e delle attività di guerra. L’aggregazione per l’uomo è un fatto naturale e lo è anche quando riguarda comportamenti aggressivi nell’espressione più esasperata della guerra. Alle difficoltà proprie del combattimento, si aggiungono quelle che riguardano le relazioni tra i singoli componenti del gruppo. Nonostante vi siano delle linee guida a cui riferirsi, per quanto riguarda la corretta gestione del gruppo militare, manca un vero e proprio manuale che contenga il segreto per la selezione, la formazione e l’addestramento di un gruppo vincente. Già nel 1935 il ricercatore Ringelmann chiese ad alcuni soggetti di tirare la fune con quanta più forza potevano (Dashiell,1935) e dedusse che un individuo medio può esercitare una forza pari a 63 chilogrammi; quindi se due o più persone si mettessero insieme a tirare la corda, la forza esercitata dovrebbe essere pari alla somma delle forze individuali potenzialmente possibili, ma nel corso delle prove successivamente effettuate Rilgelmann rilevò che la forza complessiva effettiva esercitata era inferiore a quella potenziale. La spiegazione ad un simile comportamento è che l’individuo non mette un grande impegno in un dato compito quando il suo apporto resta inglobato nella prestazione complessiva. Questo comportamento è stato definito inerzia sociale.

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