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Le piante allucinogene: implicazioni tossicologico-forensi

Informazioni tesi

  Autore: Giorgia Antoni
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Farmacia
  Corso: Tossicologia dell'Ambiente, degli Alimenti e del Farmaco
  Relatore: Sandro Fenu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 90

La storia del rapporto fra l'uomo e i suoi stati modificati di coscienza dimostra come alcuni comportamenti accompagnino l'uomo da sempre.
La modificazione dello stato di coscienza, oltre a presentarsi in casi forse malamente definiti "spontanei", viene indotta attraverso un ampio spettro di tecniche, che l'uomo ha via via scoperto ed elaborato nel corso della sua storia.
In tutto il mondo sono diffuse piante e funghi, il cui consumo induce nell'uomo allucinazioni e visioni, accompagnate da profondi stati emotivi, "illuminanti" e "rivelatori", e in tutti i cinque continenti sono esistite e continuano a esistere culture che utilizzano questi particolari vegetali come strumenti per trascendere la realtà ordinaria e per comunicare con il mondo degli spiriti e degli dei, con l'aldilà, con l'Altro.
La maggior parte di queste piante rientra nel gruppo dei cosiddetti allucinogeni, noti anche come psichedelici ("rivelatori della mente") o come enteogeni ("Dio generato dall'interno"), con esplicito riferimento al fatto che lo scopo principale del loro impiego è quello di ottenere stati mentali di ispirazione religiosa, poiché considerati come un dono lasciato agli uomini dalle divinità.
Il ruolo delle piante psicoattive è sempre stato molto importante sia nel contesto religioso che in quello sociale, venendo a far parte di costumi, culti, modi di esercizio del potere e pratiche di cura. E' importante sottolineare che presso le antiche civiltà, come anche presso alcuni popoli attuali ma non ancora civilizzati, le piante sono state utilizzate e sfruttate per i loro poteri, a volte divinizzate, senza che si avesse ovviamente alcuna conoscenza farmaco-tossicologica sulla chimica dei principi attivi in esse contenuti.
Le finalità e gli usi delle sostanze chimiche in grado di modificare la coscienza da parte delle società tradizionali e dei Paesi industrializzati sono molto diversi, così come sono diversi i modi con cui le sostanze stesse sono vissute e gli effetti che ne derivano.
Spesso, come diretta espressione della globalizzazione delle droghe, queste sostanze di origine naturale, provenienti da tutto il mondo e vendute principalmente negli "smart drugs shops", vengono inserite nella categoria delle "smart-drugs" o "droghe furbe" e rappresentano una nuova tipologia di droghe psicoattive, sempre più personalizzate, che aumentano l'efficienza mentale (il loro termine medico è nootropici), con proprietà stimolanti, allucinogene e narcotiche.
L'aggettivo smart indica, nei paesi anglosassoni, una serie di prodotti stimolanti ed energizzanti, simili ad integratori dietetici, e nella sua accezione di furbo si riferisce al fatto che le "smart drugs" e le "natural drugs" spesso non sono proibite per legge: la normativa giuridica varia di paese in paese.
Queste sostanze provocano una radicale e repentina modificazione o soppressione degli ordinari confini fra reale e fantastico, cosa che può essere fonte di gioia ma anche di terrore allo stato puro. I pericoli sono appunto legati alla difficoltà di integrare l'esperienza della trasformazione del mondo interno ed esterno nella realtà ordinaria e quotidiana.
I popoli cosiddetti primitivi conoscevano molto bene questi pericoli, e non a caso considerevano queste sostanze sacre, nel significato originario della parola. "Sacro" deriva infatti dal latino sacer e indica "ciò da cui si deve stare lontani".
La storia insegna che, sempre e ovunque, l'uso di sostanze psicoattive è stato regolato da norme più o meno definite e che ogni società ha sviluppato metodi di autocontrollo nel consumo "normale" di queste sostanze, e metodi di controllo dei consumi "devianti".
Fatti anomali e imprevisti - come l'introduzione di nuove sostanze o di nuove modalità d'uso - hanno spesso determinato l'adozione più o meno improvvisata di nuove e più severe regole, fino all'estremo della proibizione. Ma la storia insegna anche che quasi mai all'aumento del controllo e della severità è corrisposta una riduzione dei comportamenti devianti. Anzi, focalizzarsi sui comportamenti più devianti per definire i sistemi di controllo e le sanzioni per la generalità dei cittadini, si è regolarmente dimostrato inutile e anche controproducente.
Attualmente la distinzione tra uso lecito e illecito di sostanze e preparazioni stupefacenti è in sostanza determinata dall'impiego terapeutico o meno di prodotti farmaceutici che le contengono.
La disciplina e il controllo delle sostanze stupefacenti hanno origine dalla cooperazione internazionale, e trovano giustificazione nella logica di sottoporre a regolamentazione e vigilanza ogni attività attinente le operazioni di coltivazione, produzione, fabbricazione, estrazione, preparazione, detenzione, offerta, messa in vendita, distribuzione, acquisto, vendita, consegna a qualsiasi scopo, mediazione, invio, trasporto, importazione, esportazione e transito, in modo che le violazioni siano considerate infrazioni punibili in ogni Paese.

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4 Introduzione La storia del rapporto fra l'uomo e i suoi stati modificati di coscienza dimostra come alcuni comportamenti accompagnino l'uomo da sempre. La modificazione dello stato di coscienza, oltre a presentarsi in casi forse malamente definiti "spontanei", viene indotta attraverso un ampio spettro di tecniche, che l'uomo ha via via scoperto ed elaborato nel corso della sua storia: dalle tecniche di deprivazione sensoriale e di mortificazione fisica, a quelle meditative e ascetiche, sino a quelle che utilizzano come fattori scatenanti gli stati di trance e di possessione, la danza e il suono di determinati strumenti musicali; infine (non certo in ordine di importanza), le tecniche che prevedono l'uso di vegetali dotati di effetti psicoattivi, per lo più di tipo allucinogeno. In tutto il mondo sono diffuse piante e funghi, il cui consumo induce nell'uomo allucinazioni e visioni, accompagnate da profondi stati emotivi, "illuminanti" e "rivelatori", e in tutti i cinque continenti sono esistite e continuano a esistere culture che utilizzano questi particolari vegetali come strumenti per trascendere la realtà ordinaria e per comunicare con il mondo degli spiriti e degli dei, con l'aldilà, con l'Altro. La maggior parte di queste piante rientra nel gruppo dei cosiddetti allucinogeni, noti anche come psichedelici ("rivelatori della mente") o come enteogeni ("Dio generato dall'interno"), con esplicito riferimento al fatto che lo scopo principale del loro impiego è quello di ottenere stati mentali di ispirazione religiosa, poiché considerati come un dono lasciato agli uomini dalle divinità.1 Il ruolo delle piante psicoattive è sempre stato molto importante sia nel contesto religioso che in quello sociale, venendo a far parte di costumi, culti, modi di esercizio del potere e pratiche di cura. E' importante sottolineare che presso le antiche civiltà, come anche presso alcuni popoli attuali ma non ancora civilizzati, le piante sono state 1 Samorini G. "Gli allucinogeni nel mito - racconti sull'origine delle piante psicoattive" Ed. Nautilus - Torino 1995

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Parole chiave

allucinogeni
amanita muscaria
atropa belladonna
ayahuasca
datura stramonium
khat
lophophora williamsii
mandragora offininarum
piante allucinogene
piante magiche
piante psicoattive
psilocybe sp.
salvia divinorum
sciamanesimo
tabernanthe iboga
tossicologia forense

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