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Gli effetti della strategia europea dell'occupazione sulla formazione professionale: dal contratto di formazione lavoro al contratto di inserimento

Informazioni tesi

  Autore: Sara Branchetti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze dell'Educazione
  Corso: PROGETTISTA E RESPONSABILE DELL'EDUCAZIONE PERMANENTE
  Relatore: STEFANO CALIANDRO
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 155

GLI EFFETTI DELL STRATEGIA EUROPEA DELL’OCCUPAZIONE SULLA FORMAZIONE PROFESSIONALE: DAL CONTRATTO DI FORMAZIONE LAVORO AL CONTRATTO DI INSERIMENTO.


La trattazione di questo elaborato, si pone come obiettivo quello di analizzare, la strategia europea per l’occupazione, facendo riferimento ai vari cambiamenti e revisioni che hanno attraversato la vita politica e sociale del nostro Paese e dell’Europa in generale.
In questa prospettiva vengono analizzate le origini ed il successivo cambiamento radicale che ha subito il contratto di formazione-lavoro. Contratto che sopravvive (come approfondirò nel capitolo quinto) esclusivamente nella pubblica amministrazione, e che in seguito al decreto legislativo n.276/2003 , si è evoluto in tutto il settore privato sottoforma di “contratto di inserimento lavorativo”.
Entrando nello specifico, nei primi due capitoli, ho esaminato il percorso evolutivo dell’Unione Europea, fondamentale per apprendere come l’Europa si è costituita ed ha consolidato una propria dimensione politica ed economica.
Le origini di tutto ciò le ritroviamo in particolare con il trattato di Maastricht, il quale, pur caratterizzato da diversi vincoli e incertezze è stato tra i primi trattati che ha delineato le linee essenziali della politica economica e sociale della Comunità Europea stessa.
Proseguendo nella trattazione, mi sono soffermata sulle linee guida che la Comunità Europea ha tentato di darsi in tema d’occupazione e Stato sociale, anche se, a ben vedere, gli orientamenti e gli indirizzi fondamentali che la Comunità Europea si è data sono “dispersi”, come vedremo, nei diversi Trattati, nelle risoluzioni finali dei vertici (come quello di Bruxelles), nelle direttive della Commissione, nelle risoluzioni del Consiglio e del Parlamento .
Viene evidenziato il ruolo svolto dal Libro Bianco di Delors del 1993, che nasce proprio dalla grande preoccupazione per la situazione occupazionale europea, ponendosi nell’ottica di intervenire e di combattere in modo attivo il problema sempre più grave della disoccupazione e le conseguenze che derivano da tale fenomeno.
Seguendo poi il lungo percorso di ricostruzione della storia dell’Europa arriviamo dunque al vertice di Lussemburgo del 1997 e di Lisbona del marzo 2000, che come il Libro Bianco, avevano per oggetto il tema del lavoro e dello stato sociale.
Nella seconda parte del mio elaborato ho esaminato invece il contratto di inserimento, una nuova tipologia contrattuale entrata in vigore nel 2004, volta a sostituire il vecchio contratto di formazione e lavoro.
Per analizzare in modo completo questo nuovo strumento, volto a combattere il problema della disoccupazione che, come abbiamo detto precedentemente è sempre più rilevante, ne ho studiato le origini ed, in particolare, il contratto di formazione e lavoro da cui esso deriva.
Ho approfondito poi il contenuto del contratto attraverso l’analisi della nuova normativa ed infine ho apportato alcune riflessioni sull’innovazione che questa nuova tipologia contrattuale ha portato nell’ambito dei contratti a contenuto formativo, specificando come il contratto di formazione lavoro sopravviva ancora nella pubblica amministrazione.
Entrando più nel dettaglio, il capitolo terzo, prevalentemente di carattere storico, spiega qual è stata l’evoluzione dei contratti a contenuto formativo, scandendone i passaggi fondamentali.
Il contratto di formazione può essere quindi considerato il protagonista del sistema formativo italiano degli anni ’80-’90 e rimase tale fino a quando la Commissione Europea, l’11 maggio del 1999, in seguito ad un insolito proliferarsi di contratti di formazione e lavoro, non si accorse che la disciplina degli incentivi economici del contratto di formazione era in contrasto con la normativa europea degli aiuti di Stato, perché “era uno strumento di aiuto alle imprese e non aiuto all’occupazione”.
Si arriva progressivamente al d.lgs. n. 276/2003, in cui si delineano due istituti, l’apprendistato, che ingloba il vecchio apprendistato e parte del vecchio contratto di formazione e lavoro, e il contratto di inserimento.
Tra questi due contratti solo il primo svolge una vera attività formativa poiché il secondo è caratterizzato da una funzione occupazionale.
Il capitolo quarto è volto ad analizzare il funzionamento e la previsione normativa del contratto di inserimento, dagli artt. 54-59 del d.lgs n. 276/2003.
In particolare, il tratto peculiare di questo contratto è sicuramente il progetto di inserimento, ovvero un documento in cui devono essere indicati tutti gli aspetti essenziali del rapporto di lavoro tra datore e lavoratore; infine sono passata ad analizzare le categorie di riferimento del contratto di inserimento, tenendo presente che ad essi si applica la disciplina del contratto a termine (d. lgs n. 368/2001).

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4 Introduzione: UNIONE EUROPEA E POLITICHE SOCIALI (BREVE ITER STORICO) La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea - o più semplicemente Carta di Nizza, dalla città in cui è stata proclamata al termine del 2000 - segna un evento di paradossale discontinuità nel processo politico di costruzione dell’ Europa. Cinquant’anni dopo la nascita della prima Comunità europea, quando l’integrazione economica degli Stati membri è ormai pressoché completata. La decisione di elaborarla fu presa a Colonia nel giugno del 1999, su iniziativa della presidenza di turno tedesca. È cosa evidente che il processo d’integrazione europea iniziato negli anni ’50 aveva in origine una finalizzazione essenzialmente economica. Le preoccupazioni sociali che si potevano cogliere nel Trattato di Roma erano relegate sullo sfondo, mentre tutto lo sforzo progettuale era diretto alla ripresa economica attraverso il miglioramento dell’efficienza dei meccanismi competitivi. Per i padri fondatori della Comunità europea “le preoccupazioni sociali” erano seconde rispetto a quella di promuovere un grande mercato unificato, fondato sulla concorrenza 1 . Lo status di minorità giuridico-istituzionale dei diritti fondamentali rispetto alla costituzione economica comunitaria dipese non solo dalla decisione di favorire un’economia aperta ed in libera concorrenza, ma anche dalla scelta di considerare ogni stato nazionale come protagonista della politica sociale, relegando l’ordinamento comunitario a funzioni di direttiva e di coordinamento. I padri fondatori, in realtà, non avevano neppure previsto la politica sociale tra quelle comuni 2 . Per l’attuazione di principi sociali, il Trattato “si limitava ad enunciare obiettivi generali che gli Stati membri avrebbero poi attuato nell’esercizio delle loro competenze riservate 3 ”. L’opera comunitaria di armonizzazione sociale era affidata “allo strumento, di difficile attuazione, delle direttive adottate all’unanimità 4 ”. La nascita di un sistema di tutela dei diritti fondamentali è frutto dell'attivismo giurisprudenziale della Corte di Giustizia che, a partire dal 1959 è stata chiamata a pronunciarsi su questioni sorte da remissioni dei giudici tedeschi e italiani, questioni vertenti sulla legittimità di atti normativi comunitari ritenuti lesivi di diritti costituzionali dei cittadini, che prospettavano esigenze di tutela dei diritti fondamentali nei confronti 1 Cfr. M. Roccella, “Diritto del lavoro della Comunità europea”, Cedam, 1997, Padova, 221. 2 Il Trattato di Roma, al riguardo, attribuiva alla Comunità competenze esclusive molto limitate: in particolare quelle concernenti la libera circolazione dei lavoratori, la parità retributiva tra uomini e donne e la sicurezza sociale dei lavoratori migranti. Erano materie funzionali alla creazione del mercato unico e all’obiettivo di eliminare le sperequazioni che potevano alterare le condizioni della concorrenza. 3 Cfr. G. ARRIGO, “Il diritto del lavoro dell’Unione Europea”, Giuffrè, 1998, Milano, 345. 4 Cfr. L. DEL PEZZO, “L’Europa sociale e l’Europa dei diritti, in regionalismo, federalismo, welfare state”, Giuffrè, 1997, Milano, 66.

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formazione lavoro
formazione professionale
inserimento lavorativo
strtegia europea occupazione

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