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La picaresca: storia di una evoluzione

Informazioni tesi

  Autore: Gianluca Scappaticcio
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Cassino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Assunta Laura Imondi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 119

Definire il concetto di narrativa picaresca è un compito abbastanza difficile per il suo carattere polimorfo, per la grande varietà di caratterizzazioni e la disintegrazione come genere per l’attività dei suoi epigoni. Il romanzo picaresco designa il genere narrativo collocato nel miglior modo nel Siglo de Oro e più profondamente radicato nella tradizione popolare spagnola. I suoi racconti occupano un secolo centrale dei Siglos de Oro, emergendo come l’unica corrente “realista” compromessa con il suo tempo, da una tradizione letteraria profondamente “idealista”, con i suoi romanzi di cavalleria, sentimentali, pastorali e d’avventura. I tratti delle opere picaresche sono tanto ricorrenti quanto semplici, come: l’autobiografia, il servire vari padroni, l’infamante genealogia, la satira, la finalità didattica e il sottile compromesso ideologico fra narrazioni e digressioni etiche.
Il termine novela, che qui uso di proposito in spagnolo, corrisponde in italiano sia a ‘romanzo’ che a ‘novella’, mentre l’aggettivo picaresco, deriva dal sostantivo pìcaro , indica l’emarginato urbano della Spagna del XVI e XVII secolo e viene impiegato per la prima volta nella Farsa Custodia di Bartolomè Palau , nella forma di picarote. L’etimologia di questo vocabolo è stata oggetto di molti studi ma non è stata ancora chiarita del tutto.
Nella prima parte del lavoro che ho svolto, ho cercato di descrivere la nascita di questo filone letterario all’interno della narrativa spagnola del secolo XVI, cercando di definirla ed evidenziandone le caratteristiche del genere e del personaggio che lo contraddistingue. Nella seconda parte, ho tracciato una traiettoria evolutiva del genere, dal punto di vista strettamente cronologico, attraverso le opere indicate dalla critica come appartenenti alla picaresca. Questo genere letterario, dopo la nascita, nel 1554 con l’anonimo Lazarillo de Tormes, attraversa un periodo d’apoteosi, che ha inizio con il Guzmán di Mateo Alemán e termina, passando attraverso l’apocrifo di Juan Martí, con il Buscón di Quevedo. Dopo un periodo di agonia, il genere picaresco si esaurisce, per l’attività dei suoi epigoni, con l’anonimo Estebanillo González. Nella terza parte ho riportato le varie interpretazioni critiche degli specialisti del genere, dalla critica tematica e formale, a quelle innovative, come la critica con l’applicazione della psicoanalisi o quella che usa il metodo sociologico empirico. Infine, ho cercato di trarre le mie conclusioni da questo viaggio all’interno della tradizione picaresca spagnola, che, in totale dissenso con alcuni critici, e secondo il mio modesto parere, può essere tranquillamente considerata un genere letterario, anche se atipico e polimorfo, oltre ad avere un ruolo considerevole, in quanto, come ritiene Florencio Sevilla Arroyo , dalla picaresca e dal Don Quijote di Cervantes, deriverà quello che noi attualmente consideriamo il romanzo moderno.

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