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Il diritto internazionale privato e processuale nello spazio giuridico europeo

Informazioni tesi

  Autore: Alfredo Ambrosino
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Pontificia Università Lateranense
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Vincenzo Buonomo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 447

Natura e modo d’essere del diritto internazionale privato.Accertata la natura e la tecnica della norma di diritto internazionale privato, ci si è altresì proposto di individuare le modalità attraverso le quali essa trova concreta applicazione(Cap. I, § 2.1 e 3).Gran parte dei manuali di diritto internazionale privato presi in considerazione, propongono una enucleazione dei temi cari alla materia (in una apposita parte “speciale”):matrimonio e rapporti tra coniugi, filiazione, separazione e divorzio etc.In questa sede,invece,si è adottata una diversa metodologia, partendo dalle ormai acquisite competenze da parte della Comunità europea in tale ambito a seguito dell'entrata in vigore del Trattato di Amsterdam.Ai fini del presente lavoro rileva che, gran parte dei settori della cooperazione in materia di giustizia e affari interni, ed in particolare la cooperazione giudiziaria civile, è stata trasferita dal terzo al primo pilastro.Attuandosi, così, la c.d. “comunitarizzazione” delle materie appena richiamate, quest’ultime sono state “assorbite” sotto i meccanismi comunitari.Ciò ha significato sottoporle all’adozione delle procedure di decisione ed agli atti tipizzati ad effetto predeterminato previsti dai Trattati con la giuridica conseguenza di essere sottoposti al sindacato della Corte di Giustizia.Come si è cercato di analizzare, all’interno di questo flusso innovativo alcuni importanti obiettivi della cooperazione giudiziaria in materia civile sono stati già raggiunti, grazie all’adozione di una serie di Regolamenti, soprattutto per la loro sicura influenza sulla concreta attività professionale degli operatori del diritto.Muovendo da una prospettiva ad intra, si è analizzata (Cap. II) la circolazione delle sentenze civili straniere, nella cornice delineata dal Reg.(CE) n.44/2001 concernente la competenza giudiziaria, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, che ha comunitarizzato, innovandola, la omonima Convenzione di Bruxelles del 1968 – così come oggetto di analisi sono stati alcuni fondamentali Regolamenti di recente introduzione, come il Reg.(CE) n.1896/2006 che istituisce un procedimento europeo di ingiunzione di pagamento.Nel Cap. III, l’attenzione è stata rivolta al ruolo di tipo “costituzionale” svolto dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee nel definire i rapporti tra le norme di diritto internazionale privato e processuale e il diritto comunitario (con riferimento particolare alle c.d.“libertà comunitarie”).Al riguardo, partendo dall’evoluzione delle competenze della Corte nell’interpretazione del d.i.p.p., si è proceduto ad individuare i principi sviluppati dalla sua giurisprudenza nel processo di integrazione comunitaria ed i loro effetti su quest’ultima materia.La ricerca è stata poi indirizzata verso una prospettiva ad extra, in riferimento al rapporto tra Comunità Europea e Stati terzi.Ogni passaggio cruciale del presente lavoro, di conseguenza, ha tenuto conto di come la giurisprudenza dei giudici di Lussemburgo abbia favorito il funzionamento degli “ingranaggi” comunitari, al fine di rendere maggiormente fluido il cammino verso una effettiva integrazione dei ventisette Stati europei.L’analisi della detta giurisprudenza ha dimostrato come, molto spesso, le decisioni prese dai giudici della Corte, siano state sorrette–certamente–da motivazioni squisitamente giuridiche, ma anche–palesemente–caratterizzate da connotati politici, in quanto rivolte a dettare una “linea di condotta” alle istituzioni comunitarie.Anzi, circa la materia della conclusione di accordi con Stati terzi o organizzazioni internazionali, la Corte ha provveduto a tracciare, progressivamente, una competenza esclusiva della Comunità perseguendo l’obiettivo di garantire una coerenza dell’azione esterna rispetto all’azione interna.Infatti, la Corte si è recentemente pronunciata su questi due aspetti. Da un lato, l’esclusività della competenza della Comunità nella conclusione di accordi internazionali è stata riaffermata dal parere 1/03 del 7 febbraio 2006 (Cap. IV, § 1.1) e, dall’altro, l’esclusività della sua competenza giurisdizionale emerge dalla sentenza Commissione c. Irlanda del 30 maggio 2006 (Cap. IV, § 2).Ebbene, proprio la recente giurisprudenza della Corte ha mostrato un nuovo attivismo giudiziale, che si traduce in una crescente “comunitarizzazione” delle relazioni esterne del primo pilastro dell’Unione europea, ed in un suo monopolio giurisdizionale sull’interpretazione di tutti gli accordi internazionali che toccano la competenza comunitaria.Come noto,a partire dal 1° gennaio 2009, entrerà in vigore il Trattato di Lisbona (o Trattato di riforma), firmato il 13 dicembre 2007(la cui “soluzione” al problema del treaty-making power Stati-Comunità circa accordi internazionali con Stati terzi è stata oggetto del Cap. IV, § 3).Nelle conclusioni è stato doveroso affrontare le principali novità introdotte dal Trattato di Lisbona.

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PREMESSA METODOLOGICA Il presente lavoro è contraddistinto da talune caratteristiche che sembra opportuno mettere brevemente in luce. Esso tende a fornire, in prima battuta, la natura e il modo d’essere del diritto internazionale privato, partendo da un’analisi storica del fenomeno nel suo complesso: dalle prime riflessioni dei giureconsulti del XIV secolo, proseguendo poi, lungo i binari della storia, fino al concetto di diritto internazionale privato moderno risalente alle opere di Story, Savigny e Mancini. Una volta accertata la natura e la tecnica del diritto internazionale privato, ci si è altresì proposto di individuare le modalità attraverso le quali, la norma di diritto internazionale privato trova concreta applicazione (Cap. I, § 2.1 e 3). Gran parte dei manuali di diritto internazionale privato presi in considerazione, una volta affrontata la parte “generale” della disciplina internazional-privatistica, propongono una enucleazione dei temi cari alla materia (in una apposita parte “speciale”), avendo come punti di riferimento, da un lato la normativa nazionale, dall’altro, la normativa – ormai cospicua – del legislatore comunitario: matrimonio e rapporti tra coniugi, filiazione, separazione e divorzio, società commerciali e persone giuridiche, donazioni, successioni mortis causa, etc. In questa sede, invece, si è adottato un diverso approccio alla materia, considerando le ormai acquisite competenze da parte della Comunità europea in tale ambito. Muovendo da una prospettiva ad intra – analizzando nello specifico la circolazione delle sentenze civili straniere (Cap. II) e, soprattutto, il ruolo di tipo “costituzionale” svolto dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee nel definire i rapporti tra le norme di diritto internazionale privato e processuale e il diritto comunitario (Cap. III) – si è voluto procedere verso una prospettiva ad extra, in riferimento al rapporto tra Comunità Europea e Stati terzi (Cap. IV). L’analisi di questo, ha messo in luce il ruolo determinante, o meglio decisivo, rivestito dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia IX

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Parole chiave

burden test
competenze esterne comunità
comunità europea
comunitarizzazione
convenzione di bruxelles
cooperazione giudiziaria
corte di giustizia delle comunità europee
diritto comunitario
diritto europeo
diritto internazionale privato
diritto internazionale processuale
norme di applicazione necessaria
ordine pubblico
parere 1/03
pilastri comunitari
principio di non discriminazione
rapporti con stati terzi
regolamento n. 1896/2006
regolamento n. 44/2001
rinvio
trattato di amsterdam
trattato di lisbona
trattato di maastricht
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