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Il migrante turco tra imprenditoria etnica e organizzazioni religiose: la realtà della città di Como

Informazioni tesi

  Autore: Laura Pirotta
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Sociologia
  Relatore: Giovanni Semi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 157

I turchi sono una delle maggiori popolazioni di emigrazione al mondo ma la loro presenza nella nostra penisola è quantitativamente irrilevante, essi occupano soltanto la trentottesima posizione nella classifica delle nazionalità soggiornanti nel nostro paese.
La loro presenza è però visibile nella cittadina comasca, il territorio che sembrerebbe essere stato scelto dai primi turchi giunti in Italia e che ad oggi ne ospita il maggior numero.
Como rappresenta dunque una città “particolare” poiché ospita il maggior numero di turchi sul suolo nazionale e, come è mostrato nell’elaborato, molti sono gli spazi in cui il migrante turco risulta essere un protagonista.
Nella ricerca ho cercato di descrivere la realtà nella quale sono immersi i migranti di origine turca e per farlo mi sono servita di tecniche qualitative, in particolare di interviste in profondità e dell’osservazione partecipante. Ho cercato di assistere al maggior numero di eventi organizzati dai turchi presenti a Como e per dar loro una “voce”, nella tesi, sono presenti stralci delle interviste che ho condotto.
L’elaborato è suddiviso in sei capitoli.
Nel primo capitolo evidenzio le peculiarità della migrazione turca in Europa occidentale, descrivendo le modalità attraverso cui le persone di origine turca hanno raggiunto gli stati dell’Europa continentale in un periodo in cui le economie erano ancora di tipo classico, caratterizzate dalla fabbrica e dalle grandi industrie.
Il secondo capitolo è dedicato alla metodologia utilizzata, ho cercato di esplicitare tutti i passaggi e i problemi incontrati nella ricerca al fine di presentare un resoconto riflessivo.
Il terzo capitolo si focalizza sulla presenza turca nella città di Como, cercando di comprendere il motivo per cui è stata scelta questa piccola città di provincia.
Il quarto capitolo è dedicato ad uno dei temi principali della ricerca ovvero il lavoro autonomo intrapreso dal migrante turco. Dopo una prima parte dedicata all’imprenditoria etnica in generale ed in riferimento ai turchi presenti nella città di Como analizzo tre tipi di imprese gestite da loro: le imprese aperte ossia pizzerie ed attività edili, i döner kebap in cui pongo l’interrogativo se siano ristoranti etnici oppure un surrogato di McDonald’s ed infine analizzo due imprese commerciali, che si differenziano dai classici settori occupati dai migranti di origine turca quali l’edilizia e la ristorazione.
Il quinto capitolo ha lo scopo di introdurre quello successivo ed è dedicato all’Islam presente in Turchia. In particolare analizzo il passaggio dall’Impero Ottomano alla repubblica presieduta da Mustafa Kemal Atatürk descrivendo le leggi, in favore del laicismo, promosse da quest’ultimo.
L’ultimo capitolo è infine dedicato alle quattro organizzazioni religiose presenti sul territorio comasco (Millî Görüş, Süleymanci, Diyanet e Nurcu) e alle abitudini religiose dei turchi della diaspora. Analizzo le singole organizzazioni descrivendo oltre alle loro peculiarità anche come sono nate e sviluppate, cercando di analizzare anche i conflitti e le incomprensioni che corrono fra le quattro associazioni. Un paragrafo più dettagliato è dedicato, infine, all’organizzazione Millî Görüş, quella che ho avuto modo di frequentare con più assiduità, in cui descrivo l’intricata struttura interna all’associazione.

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VI ESISTE REALMENTE UNA UMMA? Questo capitolo scaturisce da una domanda che ho iniziato a pormi durante il corso del mio studio, inerente ai comportamenti religiosi dei migranti turchi residenti nella città di Como. Ciascun ricercatore, quando si avvicina a conoscere ed approfondire un fenomeno, parte con un “bagaglio” di pregiudizi, convinzioni che è bene esplicitare per rendere chiaro il non detto della ricerca. Ho iniziato la mia ricerca volendo studiare la comunità turca residente a Como; dentro di me vi era la convinzione che essendo un popolo straniero immigrato in un paese occidentale, fossero tutti “vicini”, uniti dalla medesima appartenenza nazionale, dalle tradizioni, dall’etnia, dalle abitudini, dalla comune esperienza migratoria e soprattutto dalla religione. La religione, in un contesto migratorio culturalmente differente, spesso unisce i credenti e diviene un’importante elemento dell’identità degli individui migranti 1 . In alcuni casi la fede è vista come un ostacolo, un impedimento all’integrazione nel paese ospite; nel caso opposto, invece, l’Islam è percepito come un elemento culturale, un agente di legittimazione e identificazione che, in alcuni casi, può essere accentuato in riferimento alla migrazione. In questo caso si può affermare che la pratica dell’Islam è considerata come un capitale sociale [Schmidt di Friedberg 2002; cit Soysal 1997: 510]. Scendendo sul campo ho potuto costatare che la religione e l’Islam non sono stati propriamente un motivo di unificazione. È ovvio che non tutti possono conoscersi o frequentarsi, ma la cosa che mi ha stupito maggiormente è stata che in una città relativamente piccola come Como, ci siano tre moschee turche e un centro studi che ha in ogni modo una funzione religiosa. Una divisione etnica è più che normale perché i fedeli, pur essendo musulmani, provengono da aree geografiche completamente diverse con culture, lingue e stili di vita dissimili 2 [Allievi e Dassetto 1993 ]. Mi sembra dunque attendibile che popolazioni differenti, anche se accomunate dalla fede nell’Islam e conseguentemente appartenenti alla Umma, (la comunità religiosa e sociale), possano frequentare moschee differenziate su base etnica. Ciò scaturisce anche dal 1 Questo non vale solo per l’Islam ma un valido esempio può anche essere dato dall’importanza che la religione cattolica ha avuto per gli italiani emigrati negli Stati Uniti. 2 Spesso oltre a differenze culturali esistono degli “odi” fra popolazioni differenti che spesso si amplificano nel contesto migratorio. Vedi Cancelleri [2003].

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