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Leptina: un possibile target per lo sviluppo di nuovi farmaci anti-obesità

L’obesità è certamente un problema di salute in continua crescita, che causa complicazioni come ipertensione, diabete mellito di tipo 2 e aterosclerosi, che a loro volta causano problemi di cuore ischemico, infarto e morte prematura.
Non e’ stato ancora chiarito quali siano i meccanismi alla base dell’obesità che spesso viene considerata una semplice patologia da errato stile di vita, causata da eccessiva introduzione di cibo e/o ridotta attività fisica. Tuttavia, sebbene questi fattori abbiano una grande influenza sull’aumento di peso, recenti ricerche indicano fortemente che la variante genetica potrebbe essere di eguale importanza per lo sviluppo sia dell’obesità che delle relative complicazioni. Quale sia, però, l’effettiva importanza dei fattori ereditari nell’obesità è tuttora in fase di dibattito. Durante gli ultimi dieci anni, l’attenzione si è focalizzata sull’identificazione di quei geni che contribuiscono all’insorgenza dell’obesità e sul loro specifico meccanismo d’azione. La scoperta di un’importante proteina, la LEPTINA, e dei suoi recettori ha dunque aperto una nuova fondamentale strada per la ricerca sull’obesità.
La leptina è un peptide di 167 amminoacidi codificato dal gene ob e prodotto esclusivamente nel tessuto adiposo. La sua assenza conduce all’obesità i topi che presentano mutazioni genetiche a carico del gene ob, i quali sviluppano inoltre iperfagia, iperglicemia, iperinsulinemia ed insulino-resistenza, ipotermia ed infertilità.
I livelli di leptina sono direttamente correlati alla quantità di grasso corporeo, suggerendo che essa funziona da segnale in grado di informare il cervello riguardo i depositi di grasso presenti nell’organismo.
Il recettore della leptina è appartiene alla famiglia dei recettori per le citochine. Difetti genetici a carico di questo recettore possono provocare l’insorgenza, oltre che dell’obesità, anche del diabete.
I recettori della leptina sono largamente distribuiti sia a livello del cervello che in moltissimi tessuti periferici, suggerendo che questo peptide è in grado di fornire informazioni circa i depositi di grasso, coprendo un raggio d’azione estremamente ampio.
Sebbene l’obesità umana non possa essere attribuita esclusivamente alla ridotta attività delle leptina, le conoscenze ottenute dai modelli animali possono aiutare e favorire lo sviluppo di nuove terapie farmacologiche per il trattamento di questa patologia.

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3 INTRODUZIONE L’obesità è certamente un problema di salute in continua crescita, che causa complicazioni come ipertensione, diabete mellito di tipo 2 e aterosclerosi, che a loro volta causano problemi di cuore ischemico, infarto e morte prematura. Non e’ stato ancora chiarito quali siano i meccanismi alla base dell’obesità che spesso viene considerata una semplice patologia da errato stile di vita, causata da eccessiva introduzione di cibo e/o ridotta attività fisica. Tuttavia, sebbene questi fattori abbiano una grande influenza sull’aumento di peso, recenti ricerche indicano fortemente che la variante genetica potrebbe essere di eguale importanza per lo sviluppo sia dell’obesità che delle relative complicazioni. Quale sia, però, l’effettiva importanza dei fattori ereditari nell’obesità è tuttora in fase di dibattito. Durante gli ultimi dieci anni, l’attenzione si è focalizzata sull’identificazione di quei geni che contribuiscono all’insorgenza dell’obesità e sul loro specifico meccanismo d’azione. La scoperta di un’importante proteina, la LEPTINA, e dei suoi recettori ha dunque aperto una nuova fondamentale strada per la ricerca sull’obesità. La leptina è un peptide di 167 amminoacidi codificato dal gene ob e prodotto esclusivamente nel tessuto adiposo. La sua assenza conduce all’obesità i topi che presentano mutazioni genetiche a carico del gene ob, i quali sviluppano inoltre iperfagia, iperglicemia, iperinsulinemia ed insulino-resistenza, ipotermia ed infertilità. I livelli di leptina sono direttamente correlati alla quantità di grasso corporeo, suggerendo che essa funziona da segnale in grado di informare il cervello riguardo i depositi di grasso presenti nell’organismo. Il recettore della leptina è appartiene alla famiglia dei recettori per le citochine. Difetti genetici a carico di questo recettore possono provocare l’insorgenza, oltre che dell’obesità, anche del diabete. I recettori della leptina sono largamente distribuiti sia a livello del cervello che in moltissimi tessuti periferici, suggerendo che questo peptide è in grado di fornire informazioni circa i depositi di grasso, coprendo un raggio d’azione estremamente ampio.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Nutrizione

Autore: Melina Galati Contatta »

Composta da 48 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.