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La dipendenza patologica dal gioco d'azzardo

In anni recenti la legalizzazione delle scommesse sportive, l’introduzione della puntata telefonica e della giocata del mercoledì al Lotto, l’apertura delle sale Bingo, la proposta di legge che regolamenta il gioco d’azzardo e innalza il numero dei casinò fino ad uno per regione, hanno portato decisamente in primo piano in Italia il dibattito sul gioco d’azzardo e su i provvedimenti da attuare per prevenire i problemi del gioco eccessivo.
Nonostante il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) dal 1980, con la sua introduzione nel DSM-III, sia considerato a tutti gli effetti una categoria psichiatrica, ancora oggi c’è poco accordo sulle sua eziologia e sulla sua natura, che spesso nella mentalità comune è ancora quella della condotta viziosa e immorale.
Una ipotesi scientifica attualmente molto accreditata considera il GAP, insieme ad altre routine ripetitive e disfunzionali, dipendenze comportamentali, assimilabili per le loro caratteristiche alla dipendenza da sostanze chimiche. Tutte le dipendenze o Addictions hanno in comune la perdita del controllo volontario nella gestione della condotta patologica che si traduce nell’ impulso pervasivo e ricorrente a mettere in atto il comportamento o ad assumere la sostanza chimica pur essendo consapevoli nell’uno e nell’altro caso della sua nocività per la persona.
Come si evince anche dal titolo di questo lavoro, nel parere di chi scrive, è ragionevole considerare il Gioco d’Azzardo Patologico una dipendenza comportamentale. Partendo da questo punto di vista si è cercato di capire come e perché quello che per la maggior parte delle persone è una forma di divertimento assolutamente innocua, per una minoranza diventa l’origine di un problema gravissimo che è in grado di compromettere seriamente le relazioni familiari, i rapporti sociali, la vita scolastica e lavorativa e in alcuni casi portare alla depressione e al suicidio.

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4 INTRODUZIONE In anni recenti la legalizzazione delle scommesse sportive, l’introduzione della puntata telefonica e della giocata del mercoledì al Lotto, l’apertura delle sale Bingo, la proposta di legge che regolamenti il gioco d’azzardo e innalzi il numero dei casinò fino ad uno per regione, hanno portato decisamente in primo piano in Italia il dibattito sul gioco d’azzardo e su i provvedimenti da attuare per prevenire i problemi del gioco eccessivo. Nonostante il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) dal 1980, con la sua introduzione nel DSM-III, sia considerato a tutti gli effetti una categoria psichiatrica, ancora oggi c’è poco accordo sulle sua eziologia e sulla sua natura, che spesso nella mentalità comune è ancora quella della condotta viziosa e immorale. Una ipotesi scientifica attualmente molto accreditata considera il GAP, insieme ad altre routine ripetitive e disfunzionali, dipendenze comportamentali, assimilabili per le loro caratteristiche alla dipendenza da sostanze chimiche. Tutte le dipendenze o Addictions hanno in comune la perdita del controllo volontario nella gestione della condotta patologica che si traduce nell’ impulso pervasivo e ricorrente a mettere in atto il comportamento o ad assumere la sostanza chimica pur essendo consapevoli nell’uno e nell’altro caso della sua nocività per la persona. Come si evince anche dal titolo di questo lavoro, a mio parere è ragionevole considerare il Gioco d’Azzardo Patologico una dipendenza comportamentale. Partendo da questo punto di vista ho cercato di capire come e perché quello che per la maggior parte delle persone è una forma di divertimento assolutamente innocua, per una minoranza diventa l’origine di un problema gravissimo che è in grado di compromettere seriamente le relazioni familiari, i rapporti sociali, la vita scolastica e lavorativa e in alcuni casi portare alla depressione e al suicidio. Ho cercato di evitare la retorica e i moralismi che mi avrebbero portato a etichettare tanto facilmente il gioco d’azzardo come una “piaga sociale”: il messaggio che vorrei comunicare è che, fin tanto che il gioco d’azzardo resta una libera scelta e occupa lo spazio e il tempo normalmente dedicati alle varie forme di divertimento ed evasione, è un’attività socialmente adeguata e con una sua

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Cinzia Freni Contatta »

Composta da 109 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 11907 click dal 12/09/2008.

 

Consultata integralmente 11 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.