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Il benessere nella società della crescita: valenze psicologiche - sociali, economiche e culturali

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Dei
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Luisa Puddu
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 157

Il presente lavoro nasce da un disagio personale, costantemente avvertito nei confronti della nostra società, della sua natura ormai esclusivamente economica e tecnica che tende ad escludere progressivamente l'essere umano dalla possibilità di essere lui stesso l'artefice del suo destino, senza subire passivamente le conseguenze di un apparato artificiale ed eccessivamente complesso, ormai totalmente sfuggito alle sue capacità di controllo.
Definiremo questa società, avvalendoci dei contributi in proposito di Galimberti (2000), Weil (1983) e Latouche (1995) su tutti, società della Tecnica, ma anche, data la natura del sistema economico che la muove, società della Crescita.
Il fatto che questo disagio sia accompagnato dall'interesse verso temi di natura economica, ecologica e sociale, si adatta perfettamente alla natura multidisciplinare e trasversale della Psicologia Ambientale, caratteristica che molti autori ritengono essere la vera qualità di questo ambito disciplinare (Giuliani, 2003).
Il desiderio di approfondire certi temi, di dare uno spessore scientifico a certe percezioni e di confrontare punti di vista diversi sulla questione del benessere/malessere psicologico dell'essere umano nella nostra società, ci spingerà nel difficile tentativo di mettere in relazione il concetto di benessere, sia da un punto di vista economico che di percezione sociale, col concetto di benessere psicologico e qualità della vita, spesso sconfinanti nelle nozioni generiche e impalpabili di felicità, soddisfazione, appagamento (Goldwurm et al., 2004).
La domanda a cui si cercherà di dare una risposta è se il concetto di benessere prevalente nella società occidentale, caratterizzata da un'economia basata sulla produzione e sulla crescita infinita e quindi definita anche società della Crescita, combaci con le definizioni che la Psicologia ci dà di benessere soggettivo e qualità della vita (Cacciari, 2006; Bonaiuti, 2005; Goldwurm et al., 2004; Cicognani, Zani, 1999).
Cercheremo di comprendere se e in che modo questa società della Crescita sia in grado di offrire ai suoi appartenenti felicità e appagamento, e attraverso le profonde analisi critiche proposte da Galimberti (2000, 2003), Weil (1983), Tiezzi (2005), Lorenz (2002), Bonaiuti (2005), Cross (1998), Rifkin (2000), Inghilleri (2003), Ingrosso (2003), Zoja (2005) ed altri, cercheremo di comprendere in che modo, invece, questa società finisca per provocare in coloro che ci vivono un senso di smarrimento, finisca per farli sentire “insensati” perché prigionieri della mancanza di senso della società Tecnica, denunciata su tutti e con parole ineguagliabili da Galimberti (2000, 2003).
Per fare questo, nel primo capitolo ripercorreremo le tappe dello sviluppo industriale che hanno portato all'affermazione di quello che noi adesso definiamo benessere, ma che sostanzialmente si configura come un benessere esclusivamente economico: un ben-avere.
Il filo conduttore del primo capitolo sarà l'evolversi della Rivoluzione Industriale attraverso le sue tappe, che Sylos Labini considera essere quattro. Ogni tappa rappresenta una rivoluzione a sé stante, e quella che stiamo vivendo attualmente sarebbe la quarta (Sylos Labini, 1988). Altri contributi di storia dell'economia ci aiuteranno nel definire questo percorso (Deane, 1982; Cross, 1998; Galbraith, 1988; Latouche, 2002; Melograni, 1988; Ricossa, 1988; Rifkin, 2001, 2002b; Strasser, 1999).
Una volta definito quale sia il concetto di benessere che abbiamo ereditato dal rapido processo di industrializzazione, analizzeremo il concetto di benessere anche da un punto di vista psicologico, andando a ripercorrere, nel secondo capitolo, l'evoluzione storica di benessere e qualità della vita nelle discipline psicologiche, evidenziando quando e in che modo la società civile ha iniziato a porsi il problema del benessere psicologico contrapponendolo alla definizione arida e materialista che siamo abituati ad avere del benessere, in che modo esso viene valutato, e quale è la relazione che intercorre fra l'essere umano contemporaneo, il suo universo di cose e la sua condizione di benessere psicologico (Inghilleri, 2003; Goldwurm et al., 2004; Cicognani, Zani, 1999).
Nel terzo capitolo si parlerà invece degli indici di misurazione del benessere più utilizzati, partendo da quello tristemente più noto, il PIL, passando attraverso le misurazioni di benessere che ci offre la Psicologia, e finendo poi col proporre delle misurazioni alternative ed integrate del benessere in cui si considerino, oltre a quelle economiche, anche variabili di ordine sociale, ambientale e psicologico.
Il lavoro si concluderà, nel capitolo quarto, con l'introduzione del tema della filosofia della Decrescita quale nuovo paradigma sociale ed economico, e terminerà col tentativo di valutarne l'efficacia, nello scenario di una sua ipotetica diffusione e applicazione pratica.

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Introduzione “La maggior parte degli uomini che vivono nell'apparato tecnico non sono consapevoli dell'insensatezza della propria esistenza, avendo assimilato la propria vita alla vita dell'apparato stesso[...]. Chi invece[...]continua a denunciare l'assoluta mancanza di senso di un'esistenza costretta ad esprimersi in un semplice universo di mezzi, viene invitato da più parti a curare la sua demotivazione[...]. E così, quello che è un segno di lucidità, una chiara percezione di un tratto tipico del tempo della tecnica, viene rubricato come un sintomo patologico, come il segno di una malattia da cui occorre guarire.” U. Galimberti (2000, 690) Il presente lavoro nasce da un disagio personale, costantemente avvertito nei confronti della nostra società, della sua natura ormai esclusivamente economica e tecnica che tende ad escludere progressivamente l'essere umano dalla possibilità di essere lui stesso l'artefice del suo destino, senza subire passivamente le conseguenze di un apparato artificiale ed eccessivamente complesso, ormai totalmente sfuggito alle sue capacità di controllo. Definiremo questa società, avvalendoci dei contributi in proposito di Galimberti (2000), Weil (1983) e Latouche (1995) su tutti, società della Tecnica, ma anche, data la natura del sistema economico che la muove, società della Crescita. Il fatto che questo disagio sia accompagnato dall'interesse verso temi di natura economica, ecologica e sociale, si adatta perfettamente alla natura multidisciplinare e trasversale della Psicologia Ambientale, caratteristica che molti autori ritengono essere la vera qualità di questo ambito disciplinare (Giuliani, 2003). Il desiderio di approfondire certi temi, di dare uno spessore scientifico a certe percezioni e di confrontare punti di vista diversi sulla questione del benessere/malessere psicologico dell'essere umano nella nostra società, ci spingerà nel difficile tentativo di mettere in relazione il concetto di benessere, sia da un punto di vista economico che di percezione sociale, col concetto di benessere psicologico e qualità della vita, spesso sconfinanti nelle nozioni generiche e impalpabili di felicità, soddisfazione, appagamento (Goldwurm et al., 2004). 4

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