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Amartya Sen: oltre i paradossi della felicità

Qualcosa cambia nel modo di immaginare la felicità, quando ogni strategia è obbligata a passare per un mercato. Oggi l’apparato dei mezzi di comunicazione esercita una grande influenza sui diversi progetti di vita degli individui, ed è soprattutto la pubblicità a rivelarsi un grande catalogatore della felicità, collegando al prodotto x una condizione in cui il tipo di soggetto rappresentato (donna, bambino, anziano…) può sentirsi felice. Inscatolata e predeterminata la ricetta della felicità viene così prescritta al pubblico, attraverso una pubblicità capace di rassicurare, mettendo a disposizione un enorme mercato di piaceri, circa lo spazio di libertà di cui ciascun individuo può godere. Tutto ciò accompagnato dalla consapevolezza della fame e delle deprivazioni di cui una parte del mondo è costretta a soffrire. Il nostro vorace ed inarrestabile modello di benessere può in qualche modo essere ostacolato dalle immagini della miseria del mondo?
Come può non pesare, sul nostro fragile edonismo, il dolore, la mancanza di garanzie e di dignità riservate alla stragrande maggioranza del genere umano?
Come vedremo nella parte conclusiva di questa tesi, questa questione è presentata dal premio nobel Amartya Sen come un paradosso della felicità a cui la società contemporanea deve dare una risposta; l’approccio delle capacità si dimostrerà strumentale nel pensiero di Sen proprio ad impedire di distogliere lo sguardo dalle terribili privazioni e dalle enormi diseguaglianze tuttora esistenti nel mondo.

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4 Introduzione Lo Sviluppo Umano: oltre i paradossi della felicità Viviamo in un mondo di un’opulenza senza precedenti, […]. Il ventesimo secolo ha fatto della democrazia partecipativa il modello principe di organizzazione politica, e oggi i concetti di diritto umano e libertà politica sono fortemente presenti nel linguaggio dominante. […] Eppure viviamo anche in un mondo in cui le privazioni, la miseria e l’oppressione sono grandi. Esistono molti problemi, vecchi e nuovi: povertà persistenti, bisogni primari insoddisfatti, carestie, fame di massa, violazione di diritti politici elementari e di libertà fondamentali, disprezzo – diffusissimo – per gli interessi e il ruolo attivo delle donne, minacce sempre più gravi all’ambiente e alla sostenibilità economica e sociale del nostro vivere. E troviamo, in una forma o nell’altra, molte di queste privazioni non solo nei paesi poveri ma anche in quelli ricchi. Sen A., Prefazione, in Lo Sviluppo è libertà (1999). ualcosa cambia nel modo di immaginare la felicità, quando ogni strategia è obbligata a passare per un mercato 4 . Oggi l’apparato dei mezzi di comunicazione esercita una grande influenza sui diversi progetti di vita degli individui, ed è soprattutto la pubblicità a rivelarsi un grande catalogatore della felicità, collegando al prodotto x una condizione in cui il tipo di soggetto rappresentato (donna, bambino, anziano…) può sentirsi felice. Inscatolata e predeterminata la ricetta della felicità viene così prescritta al pubblico, attraverso una pubblicità capace di rassicurare, mettendo a disposizione un enorme mercato di piaceri, circa lo spazio di libertà di cui ciascun individuo può godere. Tutto ciò accompagnato dalla 4 Cfr., De Luise F. - Farinetti G., Storia della felicità - Gli antichi e i moderni, Torino, Einaudi, 2001, p. 531. Q

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Veronica Tronnolone Contatta »

Composta da 260 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.