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La questione di rifugiati e sfollati al confine tra Thailandia e Birmania: profili di Diritto Internazionale

Lo Stato della Thailandia condivide con l’Unione di Myanmar (Birmania) un confine che si estende per 2.401 chilometri il quale è divenuto ospite a “lungo termine” di un crescente flusso di rifugiati provenienti dalle confinanti terre soggette a conflitto armato.
Questa ricerca esamina la natura e le cause dello sfollamento dei rifugiati nei territori dell’Unione di Myanmar: verrà investigato in che modo la difficile situazione dei rifugiati birmani in Thailandia trova le sue più profonde radici nella struttura e nelle conseguenze dei conflitti all’interno dello Stato della Birmania e allo stesso tempo, saranno analizzati i multiformi aspetti della reazione proveniente dalle terre di frontiera thailandesi e dalla comunità internazionale, e le complessità della politica che regola le zone di confine. Il capitolo conclusivo sarà infine dedicato ad esplorare i confini di una potenziale responsabilità internazionale a carico degli individui appartenenti alla Giunta militare birmana, che per decenni si sono macchiati dei peggiori crimini nei confronti della popolazione civile.

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1 1. Introduzione 1.1 La dimensione globale del rifugiato La condizione di “rifugiato” mette in luce aspetti significativi dello Stato moderno e delle relazioni internazionali tra le Nazioni. Fondamentalmente questo status rappresenta l’incrinatura del vincolo minimo di protezione, affidamento e lealtà che dovrebbe sussistere tra i cittadini e il loro Paese di appartenenza. 1 Il rifugiato non gode dei vincoli e dei doveri di protezione che uno Stato sovrano dovrebbe in linea teorica assicurare ai cittadini appartenenti al suo territorio ed è costretto a cercare asilo altrove. Il significato letterale del termine “asilo” è libertà dalla cattura: ciò fa presupporre, come commenta Atle Grahl-Madsen, l’esistenza di una sorta di potere di protezione. 2 Dello stesso giudizio è Hannah Arendt che, in riferimento alla situazione dei rifugiati (e degli apolidi, in particolare) definisce il loro status come una carenza di umanità, in quanto essi sono esposti “all’astratta nudità di essere umani” quando non possono più fare affidamento su uno Stato che assicuri la loro protezione. 3 Come infine commenta T. Alexander Aleinikoff, Senior Associate presso l’Istituto delle Politiche Migratorie a Washington, “Il mondo moderno agisce sotto il motto: uno Stato per tutti e tutti in uno Stato”. 4 Il sistema internazionale di protezione dei rifugiati era stato formulato per far fronte ai problemi a cui erano esposti gli sfollati (all’esterno del loro territorio), mediante l’uso di meccanismi legali ai quali gli Stati avrebbero potuto accedere solo se coinvolti nella protezione di rifugiati autentici. 1 ANDREW SHACKNOVE, “ Who Is a Refugee?”, Ethics Vol. 95, n°2, 1985, pp. 275, 277-278. 2 ATLE GAHL-MADSEN, “The Status of Refugees in International Law”, Vol. 2, Leiden 1972, p. 3. 3 HANNAH ARENDT, “The Origin of Totalitarianism”, III Ed., Londra 1967, p. 300. 4 T. ALEXANDER ALEINIKOFF, “State-Centred Refugee Law: from Resettlement to Containment”, Berkeley: University of California Press 1995, p. 257.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Roberta Berzero Contatta »

Composta da 284 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1264 click dal 23/09/2008.

 

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