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Comunicare una mostra: “Piero della Francesca e le corti italiane” Arezzo 22 Marzo - 31 luglio 2007

Esistono aziende e società che fondano il loro lavoro sull’ideazione e organizzazione di mostre e che curano nei minimi particolari tutte le fasi della progettazione di una mostra e che in sinergia con l’ambiente scientifico, realizzano eventi che attirino un pubblico più ampio possibile. Queste stesse società curano l’ufficio stampa e le relazione coi media e ne determinano la promozione e la comunicazione.Lo studio tenterà di spiegare le diverse forme di comunicazione attuate nella realizzazione di un evento espositivo e nella sua promozione e presenterà nello specifico l’esame della mostra intitolata “Piero della Francesca e le corti italiane”. Si metteranno in risalto alcuni dei passaggi fondamentali dell’attività espositiva nella storia e la modificazione di intenti e finalità, fino a giungere ad una sua caratterizzazione come vero e proprio evento. Si passeranno in rassegna le fasi di ideazione, progettazione e promozione di una mostra/evento nell’ottica del marketing della cultura e si stabilirà come la semiotica sia uno strumento di ausilio fondamentale del marketing per migliorarne le strategie e per ampliarne e ottimizzarne l’intellegibilità. Si evidenzieranno, pertanto, i contributi della semiotica nell’analisi delle pratiche di consumo e delle tecniche di comunicazione. Tenteremo di dare una risposta a domande del tipo “Come si comunica una mostra?” e soprattutto, “Cosa si intende per comunicare una mostra”?
A partire dall’ideazione e dalla progettazione, fino alla realizzazione di un evento espositivo, si attuano diversi livelli di comunicazione. Se analizziamo una mostra dal punto di vista semiotico ci ritroveremo di fronte ad un universo di senso, in presenza di forme significanti e di una ininterrotta costruzione di significazioni.
Proprio in questa prospettiva abbiamo preso in esame la mostra-evento “Piero della Francesca e le corti italiane”, svoltasi ad Arezzo dal 31 marzo al 31 luglio 2007, presso il Museo Statale d’arte Medievale e Moderna.


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III Introduzione L’attività espositiva in Italia a partire dal dopoguerra ad oggi ha mutato concezioni e forme. All’indomani del conflitto mondiale fu legata essenzialmente ad un riordino e ad una ricostituzione del patrimonio artistico italiano e in seguito è divenuta una questione piuttosto dibattuta nell’ambiente scientifico, dove storici e critici si espressero abbondantemente. Per Roberto Longhi, ad esempio, “l’opera non sta mai sola, è sempre un rapporto” 1 e di conseguenza l’esposizione d’arte rappresentava, a suo parere, lo strumento più idoneo per rendere questo rapporto. Un mezzo di approfondimento storico, di confronto e di diffusione della cultura ad un più vasto pubblico. Per altri, l’attività espositiva doveva essere legata essenzialmente ad una funzione didattica, che prediligesse un tipo di allestimento che fornisse commenti e informazioni utili alla comprensione di ogni opera. La posizione di Carlo L. Ragghianti, invece, si soffermò sull’inadeguatezza di presentare al pubblico le opere d’arte nelle loro “accezioni estrinseche” 2 , contribuendo pertanto ad una perdita di identità dell’opera stessa e privilegiandone essenzialmente un suo consumo. 1 R. Longhi, Proposte per una critica d’arte. “Paragone”, n° 1, 1950 2 C.L. Ragghianti, Arte e pubblico. “Critica d’arte”,1951. In “Diario Critico”, edizioni Neri Pozza, Venezia, 1957.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Rosa Maria Damiano Contatta »

Composta da 132 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.