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Le strategie di internazionalizzazione: il licensing in PH&T

Informazioni tesi

  Autore: Fabiana De Vito
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Comunicazione istituzionale e d'impresa
  Relatore: Cecilia Chirieleison
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 106

Nel presente lavoro l’incipit è dato da una presentazione delle varie teorie sull’internazionalizzazione che si sono susseguite a partire dagli anni ’60-’70; segue un’analisi più dettagliata delle strategie e delle varie forme dell’internazionalizzazione, l’attenzione viene poi incentrata sui processi d’internazionalizzazione delle imprese italiane ed in particolar modo delle imprese lombarde. Segue poi una rassegna delle varie teorie e la prima chiave di lettura del fenomeno dell’internazionalizzazione è offerta dalla teoria economico-aziendale volta a spiegare lo sviluppo internazionale delle imprese americane tra il Dopoguerra e gli anni ‘70 che ha dato origine alla teoria del ciclo di vita del prodotto alla teoria dei vantaggi monopolistici e all’approccio dei costi di transazione; nella teoria dell’internazionalizzazione vengono ripresi i contributi degli autori che avevano analizzato lo strumento dei costi transazionali offrendo però, rispetto a questi ultimi, un approccio più sistematico per poter così giungere ad una teoria generale dell’internazionalizzazione; la formulazione dell’approccio “eclettico” opera un importante sviluppo della teoria dell’internazionalizzazione, introducendo nello schema interpretativo variabili di tipo localizzativo, riferite alle caratteristiche macroeconomiche ed istituzionali dei paesi; infine vi è il contributo della scuola giapponese che ha origine attorno alla metà degli anni Settanta dai contributi di Kojima, secondo cui il modello dell’IDE giapponese, definito trade-oriented, si differenzia profondamente dal modello statunitense, definito anti-trade-oriented. Nel secondo capitolo l’analisi si sposta sulle quattro principali strategie che un’impresa interessata ad internazionalizzarsi può adottare ossia: l’esportazione, diretta o indiretta, la produzione all’estero con e senza investimento diretto all’estero e le varie forme tra cui l’azienda può individuare la soluzione ad hoc per la strategia individuata.
Nel terzo capitolo viene esaminato il contesto italiano: l’Italia esibisce uno scarso livello di integrazione internazionale della produzione; Il quarto ed ultimo capitolo è dedicato al caso aziendale dell’elaborato, la PH&T S.p.a., preso come esempio di azienda a capitale sociale interamente italiano che opera a livello internazionale adottando una strategia senza investimento diretto attraverso lo strumento del licensing.
La presente tesi parte dal presupposto che le aziende devono sviluppare la capacità di rispondere alle sfide poste da un contesto economico sempre più competitivo che rappresenta oggi un elemento essenziale di sviluppo e di crescita dei territori, la cui proiezione internazionale non è più data dalla sola dimensione dell’interscambio o dall’intensità dei flussi commerciali, ma dalla complessità di rapporti ed interconnessioni che collegano tra di loro i diversi sistemi produttivi.
In un’economia come quella italiana che, sotto la pressione della concorrenza internazionale, sta lentamente, ma irreversibilmente, internazionalizzandosi, le aziende italiane stanno cercando di modificare il loro posizionamento di mercato nel più breve tempo possibile. In modo particolare, spostando l’attenzione su Milano e l’intera area lombarda, grazie a elementi condivisi di complementarietà economica generatori di un’efficienza competitiva, produttiva e sociale in grado di farne una delle aree più avanzate su scala internazionale, ci si trova inoltre al crocevia dei principali flussi economici continentali e delle grandi reti di comunicazione transnazionale; tale area rappresenta un punto di confluenza naturale, rispetto al Mediterraneo, dei flussi che arrivano dal Sud-Est asiatico diretti verso l’Europa continentale e verso l’Atlantico, e viceversa.
Milano costituisce, in tal modo, uno dei primi nodi internazionali nono solo per la ricchezza prodotta o per il flusso di merci e persone che movimenta, ma anche per il grado di apertura e partecipazione ai flussi dell’economia globale rappresentati sia dalla tradizionale propensione all’internazionalizzazione delle imprese milanesi, sia da quella rete di presenze e progettualità straniere altamente qualificate che agiscono a vari livelli sul territorio locale apportandovi dinamismo, competenze e capitali e rafforzando la connessione con paesi ed interlocutori di interesse strategico.

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3 INTRODUZIONE Nell’ambito dell’ultimo World Investment Report pubblicato 1 si censiscono, per il periodo 2002- 2006 e per tutti i settori economici, le iniziative di investimento estero per nuove attività o per ampliamento di quelle esistenti, sia annunciate che realizzate. In tutto il mondo nell’ultimo quinquennio i progetti di internazionalizzazione sono stati pari a 47.339, di cui 14.253 attinenti attività manifatturiere. La ripartizione dei progetti per area di provenienza e di destinazione dell’investimento consente di delineare i tratti caratteristici della nuova emergente geografia economica mondiale, cui è sottesa la progressiva diminuzione della quota dei paesi industrializzati come destinatari dei flussi di investimenti diretti all’estero. I progetti circoscritti all’interno della Triade dei paesi avanzati 2 sono pari solo al 28,5% del totale, percentuale che scende addirittura sotto il 20% in termini di valore stimato dell’investimento. L’incidenza di questi stessi paesi come aree di destinazione di nuovi progetti provenienti da tutto il mondo, non supera un terzo per numerosità e un quarto per consistenza degli investimenti, pertanto si sta assistendo ad un ridimensionamento dell’allocazione delle nuove attività d’internazionalizzazione produttive di beni e servizi nei grandi paesi industriali. I luoghi della nuova allocazione sono: l’Asia, che, escludendo il Giappone ed i paesi asiatici del Medio Oriente, riceve il 31% degli investimenti; l’Europa centro-orientale, la quale assorbe quasi il 20% delle iniziative ma con un’incidenza dimezzata in termini di valore; a seguire l’America latina, il Medio Oriente (la cui incidenza in termine di valore sale fino all’11% grazie al cluster industriale- finanziario del petrolio), l’Africa e l’Oceania. La collocazione dell’Italia in tale quadro rispecchia l’attrattività del paese come luogo di destinazione di nuovi progetti economici (internazionalizzazione passiva) ma non manca di certo nel paese l’interesse ad investire all’estero (internazionalizzazione attiva). Ed è proprio sulla attività internazionale della PMI italiana che si focalizza l’attenzione del presente lavoro. Muovendo da un excursus storico-teorico sui vari studi e le varie teorie sull’internazionalizzazione che si sono susseguite a partire dagli anni Sessanta-Settanta e passando ad un’analisi più dettagliata delle strategie e delle varie forme dell’internazionalizzazione, l’attenzione viene poi incentrata sui processi d’internazionalizzazione delle imprese italiane ed in particolar modo delle imprese lombarde, regione in cui ha sede il caso aziendale di riferimento, la PH&T S.p.a., una società farmaceutica italiana che opera a livello internazionale attraverso il licensing. 1 Unctad (2006), pag. 5. 2 Europa Occidentale, Nordamenrica, Giappone.

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