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Dalle Avventure di Pinocchio di Carlo Collodi ad oggi. Tante storie per un burattino di legno.

La tesi è volta a scoprire le modalità con le quali la figura di Pinocchio è stata riutilizzata dagli autori contemporanei al Collodi, e poi via via negli anni siano ad arrivare ai giorni nostri. Pinocchio nel tempo si fa portatore dei messaggi più diversi, vestendo i panni di attore, calcando le scene di un talk-show come ospite/fenomeno da baraccone, trasformandosi in donna o animale a seconda delle necessità.

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1 CAPITOLO I Carlo Collodi autore per l’infanzia. Carlo Collodi è universalmente ricordato come “il padre di Pinocchio”, sebbene il noto burattino non sia stato il suo unico “figlio”. Nella vasta produzione collodiana per l’infanzia Pinocchio riveste indubbiamente il ruolo dell’eroe che non si dimentica, che non rischia di essere ingoiato dall’oblio o di scomparire tra la polvere che copre gli scaffali di una vecchia libreria, ma la mente geniale che lo ha partorito ha dato la vita anche ad altre creature nelle quali è possibile rintracciare alcune delle sue caratteristiche. Se le avventure di Pinocchio sono infatti un capolavoro definibile immortale grazie al costante successo che ha riscosso nel tempo, chi si accosta alle opere collodiane per l’infanzia con una prospettiva volta a coglierne il valore complessivo può notare l’evidente continuità che le lega: la Storia di un burattino rappresenta una felice intuizione, ma i personaggi collodiani che precedono il burattino possiedono elementi ben riconoscibili del suo carattere, e così pure quelli che lo seguono. Renato Bertacchini vede nelle somiglianze tra quei personaggi il risultato del lavorio in cui Collodi s’impegnò nel tentativo di creare un protagonista differente da quelli cui gli scrittori avevano abituato i piccoli lettori: Pietro Thouar, Luigi Alessandro Parravicini, Ida Baccini e altri avevano offerto al loro pubblico degli educatissimi e lodevoli “eroi” tanto lontani dalla realtà quanto noiosi. Il personaggio che Collodi inizia a disegnare con Giannettino è controcorrente rispetto a quella tradizione, è un “ ‘ragazzetto vero’, non ‘dabbene’, per niente modello di virtù, sospettoso in partenza dei libri e dei maestri, nemico acerrimo delle regole scolastiche […] al quale gli altri ragazzi – i ragazzi lettori, i ragazzi spettatori – potessero affezionarsi davvero, immediatamente, per spontanea attrazione, per divertito contagio.” 1 . Abbiamo insomma a che fare con un “monello”, ossia un “tipo” che la seguente letteratura per l’infanzia ha sfruttato in modi diversi, fino alla fortunata interpretazione del discolo Gianburrasca di Luigi Bertelli, meglio conosciuto come Vamba. Affermare che il “monello” è la principale invenzione nata nelle pagine delle Avventure di Pinocchio è però a mio avviso riduttivo. Il burattino non è solo un monello: azzardando un’ipotesi sembrerebbe quasi che per Collodi, inconsapevolmente, l’eroe di legno incarnasse un ideale che non mostra confini precisi e definiti come le pagine e i capitoli che 1 Renato Bertacchini, Il padre di Pinocchio, Ed. Camunia, Milano, 1993, pag. 208.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Daniela Bises Contatta »

Composta da 119 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 16141 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.