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Un'indagine sulla redditività dei nuovi impianti di tartufo in provincia di Rovigo

In virtù della simbiosi micorrizica che deve instaurare con piante arboree per fruttificare, il Tuber sin dai tempi più antichi alimenta un mercato molto atipico in quanto è un prodotto di difficile reperibilità, legato agli andamenti stagionali e all’esistenza di particolari condizioni ecologiche. L’idea di poterlo “coltivare” ha portato alla realizzazione di imboschimenti con piante micorrizate con questo fungo, ma diverse e molteplici sono le variabili necessarie per avere una rilevante produzione di tartufo tale da portare a dei guadagni.
L’obiettivo di questo lavoro è di valutare le redditività di tali “colture” analizzandone i costi di realizzazione e di gestione, e confrontarli con gli eventuali ricavi ottenuti in seguito alla produzione di tartufo.
Per le caratteristiche di tale tipo di “coltivazione”, costituita da 6 a 10 anni in cui si attende l’entrata in produzione del Tuber e si sostengono costi di gestione colturale senza nessun tipo di introito, ne è emerso un quadro poco incoraggiante, poiché esiste una concreta difficoltà a fare entrare in produzione gli impianti, specialmente se si utilizzano piante in simbiosi con il Tuber magnatum.
Nei casi ove si è riscontrata una produzione di tartufo, si è cercato di stimarne un quantitativo medio annuo sulla base dei dati disponibili e la redditività degli impianti è stata negativa, anche se vi è la possibilità che la produzione effettiva di Tuber sia più alta e tale da garantire una redditività maggiore da quella determinata in questo studio.
In conclusione si consiglia la realizzazione di impianti gestiti da enti pubblici, affinché si migliorino le conoscenze sulla “coltivazione” del tartufo, ipotizzando il recupero di suoli abbandonati e/o incolti incentivando la realizzazione di tali imboschimenti, che potrebbero garantire un certo guadagno per chi li realizza.

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2 1. RIASSUNTO In virtù della simbiosi micorrizica che deve instaurare con piante arboree per fruttificare, il Tuber sin dai tempi più antichi alimenta un mercato molto atipico in quanto è un prodotto di difficile reperibilità, legato agli andamenti stagionali e all’esistenza di particolari condizioni ecologiche. L’idea di poterlo “coltivare” ha portato alla realizzazione di imboschimenti con piante micorrizate con questo fungo, ma diverse e molteplici sono le variabili necessarie per avere una rilevante produzione di tartufo tale da portare a dei guadagni. L’obiettivo di questo lavoro è di valutare le redditività di tali “colture” analizzandone i costi di realizzazione e di gestione, e confrontarli con gli eventuali ricavi ottenuti in seguito alla produzione di tartufo. Per le caratteristiche di tale tipo di “coltivazione”, costituita da 6 a 10 anni in cui si attende l’entrata in produzione del Tuber e si sostengono costi di gestione colturale senza nessun tipo di introito, ne è emerso un quadro poco incoraggiante, poiché esiste una concreta difficoltà a fare entrare in produzione gli impianti, specialmente se si utilizzano piante in simbiosi con il Tuber magnatum. Nei casi ove si è riscontrata una produzione di tartufo, si è cercato di stimarne un quantitativo medio annuo sulla base dei dati disponibili e la redditività degli impianti è stata negativa, anche se vi è la possibilità che la produzione effettiva di Tuber sia più alta e tale da garantire una redditività maggiore da quella determinata in questo studio. In conclusione si consiglia la realizzazione di impianti gestiti da enti pubblici, affinché si migliorino le conoscenze sulla “coltivazione” del tartufo, ipotizzando il recupero di suoli abbandonati e/o incolti incentivando la realizzazione di tali imboschimenti, che potrebbero garantire un certo guadagno per chi li realizza.

Laurea liv.I

Facoltà: Agraria

Autore: Peeter Migliorini Contatta »

Composta da 58 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2100 click dal 16/10/2008.

 

Consultata integralmente 3 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

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