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Sociologia delle migrazioni forzate e del diritto d'asilo in Italia e nell'Unione europea

Informazioni tesi

  Autore: Isabella Moretti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Arnaldo Bagnasco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 130

Con la presente tesi di laurea mi sono posta l’obiettivo di indagare il fenomeno delle migrazioni forzate e del diritto d’asilo in Italia e nell’Unione europea. Inizialmente ho cercato di contestualizzare l’oggetto della tesi attraverso una presentazione delle principali Convenzioni internazionali di tutela che lo regolano, seguita da un inquadramento statistico del fenomeno attuale e da un inquadramento storico delle migrazioni forzate europee degli ultimi secoli e globali degli ultimi decenni. E’ emerso che le persone sradicate nel mondo sono in costante aumento, l’International Organization for migration ne stima 150 milioni, anche se le domande d’asilo presentate nei cinquanta paesi più industrializzati continuano a diminuire. Per converso, i paesi che accolgono le popolazioni più consistenti di sfollati si trovano tutti in Africa o in Medio Oriente, ad eccezione della Colombia. Ho quindi inserito il discorso delle migrazioni forzate nella teoria sociologica, inizialmente introducendo vari modelli che le hanno descritte in rapporto alle migrazioni volontarie. In effetti, l’incremento negli anni 70 delle migrazioni tra sud e nord e il riemergere delle migrazioni tra est e ovest negli anni 90, ha portato molti studiosi a cercare di comprendere le differenze tra rifugiati e migranti economici. In seguito ho analizzato le radici del diritto d’asilo, attraverso la nascita del concetto di tolleranza, derivante dal pluralismo religioso del dopo Riforma Protestante, che ha condotto alla nascita del concetto di diritto umano in seguito alla Rivoluzione Francese. A questo punto mi sono addentrata maggiormente nell’oggetto della tesi attraverso l’analisi delle migrazioni forzate e del diritto d’asilo nell’Unione europea. L’analisi dell’evoluzione della legislazione comunitaria in materia mi ha permesso di evidenziare la convergenza verso un’unica interpretazione europea di tale diritto. Per dare conto della variabilità dell’approccio al diritto d’asilo in Europa, ho fatto un breve accenno a quattro Stati europei che hanno affrontato il tema in modo diverso tra loro a causa di diverse eredità storico-culturali. Ho riportato poi la discussione in termini comunitari, attraverso la presentazione della risoluzione del 2007 del parlamento europeo sull’asilo, che ha fissato l’anno 2010 come limite temporale per un’omogenea attuazione di tale diritto, che rigetti il trattenimento dei richiedenti in condizioni di privazione della libertà individuale e che vagli ogni domanda, anche se si presuppone venga da un cittadino proveniente da un paese terzo sicuro. Ho dedicato un capitolo a sé stante all’approfondimento di un caso europeo: la Gran Bretagna, rilevante per la sua posizione di paese da lungo tempo multietnico e per la significativa accoglienza numerica di migranti forzati. La fine del mio percorso mi ha condotto in Italia, da sempre fanalino di coda europeo per quanto riguarda l’accoglienza dei migranti forzati. Nonostante l’articolo 10 della nostra Costituzione preveda il diritto all’asilo per tutti coloro che non siano soggetti, nel loro paese, alle medesime libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, il nostro paese è l’unico stato membro dell’Unione europea privo di una legge organica sul diritto d’asilo. Infatti, la relativa normativa in in Italia è sempre state parte delle leggi sull’immigrazione: la legge Martelli (39/90), La legge Turco-Napolitano (286/1998), e la legge Bossi-Fini (189/2002). L’analisi delle migrazioni forzate in Italia e in Europa, mi ha permesso di osservare un costante tentativo, soprattutto italiano, di applicazione al ribasso del diritto d’asilo, in linea teorica garantito dai numerosi trattati e convenzioni internazionali. Per quanto riguarda la situazione italiana, nello specifico, risulta inadeguato il principio dell’emergenza che ha da sempre guidato gli interventi legati alle politiche migratorie. Inoltre la situazione odierna desta preoccupazione anche a causa della fermata in parlamento della proposta di legge Zaccaria e a causa delle intenzioni del governo attualmente in carica di introdurre il reato di clandestinità. Il rischio da scongiurare è che i richiedenti asilo siano criminalizzati, proprio a causa della mancanza di una legge organica che ne definisca e regolamenti precisamente la posizione. L’Unione europea, che ha fissato il 2010 quale anno del raggiungimento del traguardo di una comune normativa europea in materia, dovrà vincere la sfida di far accettare ai singoli stati la rappresentanza degli organi europei deputati, riguardo a una questione chiaramente sovranazionale quale il diritto d’asilo.

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Con la presente tesi di laurea mi sono posta l’obiettivo di indagare il fenomeno delle migrazioni forzate e del diritto d’asilo in Italia e nell’Unione europea. Inizialmente ho cercato di contestualizzare l’oggetto della tesi attraverso una presentazione delle principali Convenzioni internazionali di tutela che lo regolano, seguita da un inquadramento statistico del fenomeno attuale e da un inquadramento storico delle migrazioni forzate europee degli ultimi secoli e globali degli ultimi decenni. E’ emerso che le persone sradicate nel mondo sono in costante aumento, l’International Organization for migration ne stima 150 milioni, anche se le domande d’asilo presentate nei cinquanta paesi più industrializzati continuano a diminuire. Per converso, i paesi che accolgono le popolazioni più consistenti di sfollati si trovano tutti in Africa o in Medio Oriente, ad eccezione della Colombia. Ho quindi inserito il discorso delle migrazioni forzate nella teoria sociologica, inizialmente introducendo vari modelli che le hanno descritte in rapporto alle migrazioni volontarie. In effetti, l’incremento negli anni 70 delle migrazioni tra sud e nord e il riemergere delle migrazioni tra est e ovest negli anni 90, ha portato molti studiosi a cercare di comprendere le differenze tra rifugiati e migranti economici. In seguito ho analizzato le radici del diritto d’asilo, attraverso la nascita del concetto di tolleranza, derivante dal pluralismo religioso del dopo Riforma Protestante, che ha condotto alla nascita del concetto di diritto umano in seguito alla Rivoluzione Francese. A questo punto mi sono addentrata maggiormente nell’oggetto della tesi attraverso l’analisi delle migrazioni forzate e del diritto d’asilo nell’Unione europea. L’analisi dell’evoluzione della legislazione comunitaria in materia mi ha permesso di evidenziare la convergenza verso un’unica interpretazione europea di tale diritto. Per dare conto della variabilità dell’approccio al diritto d’asilo in Europa, ho fatto un breve accenno a quattro Stati europei che hanno affrontato il tema in modo diverso tra loro a causa di diverse eredità storico-culturali. Ho riportato poi la discussione in termini comunitari, attraverso la presentazione della risoluzione del 2007 del parlamento europeo sull’asilo, che ha fissato l’anno 2010 come limite temporale per un’omogenea attuazione di tale diritto, che rigetti il trattenimento dei richiedenti in condizioni di privazione della libertà individuale e che vagli ogni domanda, anche se si presuppone venga da un cittadino proveniente da un paese terzo sicuro. Ho dedicato un capitolo a sé stante all’approfondimento di un caso europeo: la Gran Bretagna, rilevante per la sua posizione di paese da lungo tempo multietnico e per la significativa

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