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Tra antropologia e turismo. Viaggio verso nuove forme di autenticità.

Questo lavoro è un studio antropologico sul turismo, più precisamente sulle due figure epistemologiche che sono state ritenute essenziali per l’intelligibilità del fenomeno, ovvero la figura del viaggio e quella dell’ospitalità.
Con la prima, la figura del viaggio, si intende indagare non soltanto il movimento spaziale dell’individuo, un movimento volontario, circolare, dalla struttura tripartita che prevede una partenza, un transito e un ritorno, ma anche tutte le motivazioni individuali e collettive, sociali e psicologiche, storiche e universali che inducono l’individuo a compiere un viaggio a scopo turistico.
Con la seconda, la figura dell’ospitalità, si è proposta invece un’indagine su tutte quelle dinamiche, sovente costellate da equivoci e fraintendimenti, ricche di luoghi della ribalta e del retroscena, come li definisce Goffman, che vengono messe in atto ogni qual volta avviene l’incontro tra i due soggetti della relazione turistica, gli ospitati, coloro che viaggiano, e gli ospiti, nativi e locali che accolgono i turisti una volta giunti a destinazione.
Prima però di addentrarsi nello specifico delle teorie e delle prospettive di analisi che si sono sviluppate intorno a questa tematiche, si è ritenuto opportuno fare una sorta di premessa in grado di inquadrare il momento storico nel quale si è svolto l’incontro tra l’antropologia e il turismo, mettendo in luce le innovazioni concettuali e metodologiche che hanno reso possibile la nascita di questo sodalizio.
Si è focalizzata l’attenzione su quel periodo, intorno agli anni ’70, in cui all’interno del panorama degli studi sociali si assiste ad un generale fermento, all’emergere di nuove correnti di studi, tra cui i cultural studies e i post-colonial studies, particolarmente interessate a tutti i fenomeni della contemporaneità, e in particolare all’interno della disciplina antropologica si assiste ad una sorta di processo di innovazione ed autoanalisi indotto e messo in moto da quella che è stata definita come crisi della rappresentazione etnografica. Particolarmente determinante per lo sviluppo dell’antropologia del turismo fu una rivisitazione del concetto di cultura, si assiste infatti al passaggio da una concezione di cultura inteso come insieme olistico e coeso di valori, costruito intorno a schemi che si riperpetuano nel tempo, continuamente sfidato dal mutamento storico, ad un’idea di cultura intesa come sistema aperto, frutto di continui scambi, definito da Geertz come negoziazione di significati.
Innovazioni di questo tipo hanno permesso il passaggio da uno studio antropologico di culture attraversate dal turismo ad uno studio del fenomeno turistico attraverso la prospettiva antropologica, consentendo la nascita di una disciplina autonoma quale l’antropologia del turismo.
All’interno delle varie modalità di analisi e di lettura che si sono sviluppate nell’ambito della neodisciplina si è scelto di concentrarsi su quella che è stata definita come prospettiva esperenziale, poiché ha permesso, sia di mettere in luce alcuni aspetti rituali e simbolici in grado di restituire spessore all’esperienza turistica, che di spianare il terreno per una discussione intorno a tematiche quali quelle dell’autenticità, della tradizione e dell’identità particolarmente attuali in una società come la nostra sempre più multiculturale e sempre più oscillante tra eccessi di localismo ed eccessi di globalizzazione.

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INTRODUZIONE Lo studio che si ci appresta ad intraprendere, trova nel viaggio uno degli elementi di indagine privilegiato, in quanto movimento spaziale che consente l’incontro tra individui e cultura differenti e lontani tra di loro. Va però specificato, che questo verrà analizzato e osservato, quasi esclusivamente nei termini della sua pertinenza al fenomeno turistico, essendo stato riconosciuto da più parti, come uno dei suoi elementi costitutivi. Come vedremo più avanti, infatti, le due figure epistemologiche ritenute essenziali per l’intelligibilità del fenomeno turistico, sono, appunto, la figura del “viaggio”, e la figura della “ospitalità”. 1 Con la prima si intende l’esperienza di mobilità spazio-temporale dei soggetti che partono, con la seconda, invece, l’incontro e lo scambio tra soggetti o culture diversi. Ritengo che sia necessaria una premessa, poiché il viaggio è un concetto dotato di un ampio campo semantico, attraverso il quale si possono esprimere esperienze talvolta non equivalenti: diaspora, emigrazione, turismo, esplorazione, pellegrinaggio, esilio, sono tutte esperienze che, benché profondamente differenti, ritrovano tutte una comune identità nell’ idea del viaggio. Eric Leed 2 ha individuato un aspetto peculiare del turismo, nella volontarietà, che lo collega ad esperienze come il pellegrinaggio e i viaggi d’esplorazione. Questa è, di contro, un elemento di profonda differenziazione tra il viaggio turistico e altre esperienze della mobilità umana, quali ad esempio l’emigrazione, la diaspora o l’esilio. Secondo Leed, possiamo rintracciare gli antecedenti mitologici e letterari delle due forme di esperienza, quella volontaria e quella, invece, imposta o coatta, in due differenti e arcaiche tradizioni di viaggio. Per quanto riguarda la prima, ne possiamo individuare le origini nei viaggi eroici di Gilgamesh o Ulisse. Entrambi i protagonisti decidono di affrontare un viaggio, e tutti gli innumerevoli rischi, pericoli e privazioni che questo comporta, per raggiungere la fama, la conoscenza, persino l’immortalità. È questo un topos ricorrente in molti viaggi mitici e antichi, il ritenere, cioè, che 1 A. Simonicca, Turismo e società complesse. Saggi antropologici, Meltemi, Roma 2004, p. 20. 2 E. Leed, La mente del viaggiatore. Dall’odissea al turismo globale, Il Mulino, Bologna 1992. 4

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Monica Mazziotti Contatta »

Composta da 134 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 10786 click dal 29/10/2008.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.