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Il fair value nelle valutazioni di bilancio

Informazioni tesi

  Autore: Luca Menicacci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Massimo Cecchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 92

Il fair value si pone come criterio di bilancio di origine anglosassone, che mira a valutare attività e passività secondo metodologie che prescindono in gran parte dal costo storico di acquisizione. La sua adozione rappresenta una delle principali problematiche che interessano gli esperti contabili, le associazioni professionali e gli organismi di settore, ma anche e soprattutto le imprese, che dovranno sostenere i costi necessari ad introdurlo nei loro sistemi informativi e contabili. Infatti il fair value, assieme agli altri principi contabili internazionali (gli I.A.S./I.F.R.S.), è già oggetto di alcuni regolamenti e direttive comunitarie, e ben presto dovrà essere adottato da molte aziende come criterio base per la valutazione di immobilizzazioni, strumenti finanziari ed operazioni di aggregazione.

Ciò rappresenta, evidentemente, una svolta epocale per tutto il sistema di bilancio attualmente utilizzato e proietta lo stesso rendiconto in un’ottica globale, in quanto redatto secondo principi condivisi a livello internazionale e quindi suscettibili di dar vita ad una rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria e della formazione del risultato economico, non solo veritiera e corretta ma anche comparabile, con quella di imprese di altri paesi.

In tale complesso di criteri il fair value merita particolare attenzione perché è visto come il principale elemento di novità rispetto all’attuale normativa e perché in grado di introdurre nel bilancio una variabilità di risultati, superiore rispetto a quella indotta dal criterio del costo. Oltre tutto il concetto è ancora oggi oggetto di continue definizioni, sia a livello teorico che metodologico, il che ne fa argomento di sicuro interesse.

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V INTRODUZIONE Il fair value si pone come criterio di bilancio di origine anglosassone, che mira a valutare attività e passività secondo metodologie che prescindono in gran parte dal costo storico di acquisizione. La sua adozione rappresenta una delle principali problematiche che interessano gli esperti contabili, le associazioni professionali e gli organismi di settore, ma anche e soprattutto le imprese, che dovranno sostenere i costi necessari ad introdurlo nei loro sistemi informativi e contabili. Infatti il fair value, assieme agli altri principi contabili internazionali (gli I.A.S./I.F.R.S.), è già oggetto di alcuni regolamenti e direttive comunitarie, e ben presto dovrà essere adottato da molte aziende come criterio base per la valutazione di immobilizzazioni, strumenti finanziari ed operazioni di aggregazione. Ciò rappresenta, evidentemente, una svolta epocale per tutto il sistema di bilancio attualmente utilizzato e proietta lo stesso rendiconto in un’ottica globale, in quanto redatto secondo principi condivisi a livello internazionale e quindi suscettibili di dar vita ad una rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria e della formazione del risultato economico, non solo veritiera e corretta ma anche comparabile, con quella di imprese di altri paesi. In tale complesso di criteri il fair value merita particolare attenzione perché è visto come il principale elemento di novità rispetto all’attuale normativa e perché in grado di introdurre nel bilancio una variabilità di risultati, superiore rispetto a quella indotta dal criterio del costo. Oltre tutto il concetto è ancora oggi oggetto di continue definizioni, sia a livello teorico che metodologico, il che ne fa argomento di sicuro interesse.

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