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La tassazione degli strumenti finanziari

Informazioni tesi

  Autore: Michela Ghidini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Brescia
  Facoltà: Economia
  Corso: Consulenza aziendale e libera professione
  Relatore: Paolo Panteghini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 325

Il presente lavoro, come altri prima di esso, si dedica allo studio della grande categoria dei Redditi Finanziari, ma proprio per il fatto di vertere su tale argomento e di analizzare, per lo più, il contesto italiano, caratterizzato da continue trasformazioni e ritocchi normativi, pur essendo stato oggetto di altre trattazioni, non risulta ripetitivo, anzi permette di avere un quadro chiaro delle varie tipologie impositive degli strumenti finanziari.
Una particolarità riscontrabile nel sistema italiano è la storica separazione tra le categorie principali dei proventi finanziari, ossia i redditi di capitale e redditi diversi; in altre legislazioni, invece, in particolare quelle di cultura anglosassone, si è seguita la via dell’unificazione in un’unica categoria omnicomprensiva, e non la diversificazione da un lato dei plusvalori finanziari, quali redditi entrata, e dall’altro dei redditi di capitale, quali redditi prodotto.
Altra peculiarità riguarda le disparità di trattamento fra gli Organismi di Investimento Collettivo in Valori Mobiliari (OICVM) Italiani e quelli comunitari armonizzati, gli uni tassati a monte ed alla maturazione, gli altri in capo al percipiente al momento del realizzo.
Il nostro ordinamento sta valutando, ossia l’introduzione di un’unica aliquota di imposizione, fissata ad un livello intermedio fra le due attualmente vigenti, che possa sanare il disallineamento esistente nel trattamento tributario dei redditi finanziari tra l’Italia e gli altri Paesi della Ue, avvicinare l’aliquota unica a quella del primo scaglione Irpef, e ridurre la disomogeneità che caratterizza il nostro sistema di imposizione.
Al fine di promuovere l’emergenza di condizioni di parità concorrenziale, eliminando le distorsioni generate dalla doppia imposizione, che ostacolano gli scambi economici, sono state stipulate fra vari Paesi delle Convenzioni internazionali per regolamentare la sovranità tributaria di ciascun Stato aderente, ed evitare che l’economia di uno Stato sia svantaggiata rispetto a quella di un altro. Tali trattati bilaterali costituiscono, inoltre, tema di spicco negli scenari di fiscalità internazionale, poiché in un ambiente competitivo di dimensione globale assume rilevanza la conoscenza delle varie opportunità di tax planning e di arbitraggio internazionale, da poter poi utilizzare come strumento strategico da parte di quegli operatori economici che investono all’estero. Alla luce di ciò è risultato opportuno effettuare un confronto internazionale sulle principali aliquote impositive, applicate ai maggiori strumenti finanziari in vigore, al fine di poter dare al lettore un quadro generale e comparativo del sistema di tassazione corrente nei principali Stati del mondo.
Viene esaminato inoltre il problema degli arbitraggi internazionali legato agli strumenti ibridi di natura finanziaria
Nella prassi finanziaria internazionale questi strumenti ibridi sono utilizzati per sfruttare le asimmetrie presenti tra i diversi ordinamenti tributari, attraverso operazioni transfrontaliere, e conseguire arbitraggi fiscali sulle differenze di qualificazione tra uno Stato e l’altro.

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LA TASSAZIONE DEGLI STRUMENTI FINANZIARI - 2 - Michela Ghidini Il presente lavoro, come altri prima di esso, si dedica allo studio della grande categoria dei Redditi Finanziari, ma proprio per il fatto di vertere su tale argomento e di analizzare, per lo piø, il contesto italiano, caratterizzato da continue trasformazioni e ritocchi normativi, pur essendo stato oggetto di altre trattazioni, non risulta ripetitivo, anzi permette di avere un quadro chiaro delle varie tipologie impositive degli strumenti finanziari. Una particolarit riscontrabile nel sistema italian o Ł la storica separazione tra le categorie principali dei proventi finanziari, ossia i redditi di capitale e redditi diversi; in altre legislazioni, invece, in particolare quelle di cultura anglosassone, si Ł seguita la via dell unificazione in un unica categoria omnicomprensiva, e non la diversificazione da un lato dei plusvalori finanziari, quali redditi entrata, e dall altro dei redditi di capitale, quali redditi prodotto. I requisiti fondamentali, che un sistema di tassazione deve avere, sono riconducibili all efficienza, ossia non si alterino i prezzi degli strumenti finanziari mantenendone neutrale l impiego; l equit , e pertanto si trattino in egual modo transizioni equivalenti in ragione della loro sostanza economica e non in relazione alla forma legale che assumono; ed infine la prevenzione dei fenomeni elusivi attuati, e resi possibili, dal trattamento differenziato dei redditi di uguale natura. Il nostro attuale sistema di imposizione risponde solo in parte a questi requisiti, poichØ si tratta di un sistema generale strutturato in maniera tale da poter ricomprendere tutti i proventi derivanti dall impie go di capitale, ma non risulta godere, tuttavia, dell omogeneit . Infatti, esisto no, innanzitutto, come rilevato sopra, due categorie distinte di proventi finanziari; in secondo luogo, esistono due disgiunte aliquote applicabili, il 12.50% ed il 27%; inoltre, sussistono differenti trattamenti per la deduzione delle minusvalenze e la determinazione del momento impositivo, in ragione del regime di imposizione prescelto. Esistono, per di piø, disparit di trattamento fra gli Organismi di Investimento Collettivo in Valori Mobiliari (OICVM) Italiani e quelli comunitari armonizzati, gli uni tassati a monte ed alla maturazione, gli altri in capo al percipiente al momento del realizzo; ed infine, sussiste il differimento dell imposta sui redditi di capitale percepiti su t itoli a cedola nulla.

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