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Induzione della spesa farmaceutica e continuità terapeutica nell'Asl Vallecamonica Sebino: dal File F alla prescrizione sul territorio

Informazioni tesi

  Autore: Dario Botti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Farmacia
  Corso: Farmacia e farmacia industriale
  Relatore: Franca Pavanetto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 95

L’induzione della spesa terapeutica da parte delle prescrizioni ospedaliere provenienti dall’ospedale di Vallecamonica è quindi scarsa e non incide significativamente sul paniere del singolo medico di base, perché, come riportato prima, la spesa annuale indotta si aggira sui 3120 euro per medico di medicina generale.
Dopo aver visionato i dati dell’ ASL Vallecamonica – Sebino riguardo le prescrizioni indotte dalla dimissione ospedaliera sono giunto a diverse conclusioni.
L’adesione alla prescrizione sul territorio non è sempre omogenea, ci sono mesi in cui si raggiunge un abbandono terapeutico che arriva al 40%.
Questo dato è molto importante, perché porta a credere che non vi sia una buona compliance del paziente alla terapia o che certi farmaci cronici, come quelli che esaminati nel lavoro di tesi, cardiologici e gastroenterologici, cioè di classe ATC A e C, non vengano proseguiti nella terapia domiciliare per scarsa collaborazione tra medico specialista e medico di medicina generale. In alcune classi questo dato arriva oltre il 60%, come nel caso degli ipocolesterolemizzanti, cioè i farmaci prescrivibili in fascia A con nota AIFA 13, farmaci che esercitano il loro effetto ed esplicano la loro azione solamente grazie ad una terapia continuata nel tempo.
Il servizio di farmacia ospedaliera, che opera sia per l’Azienda Ospedaliera che per il territorio, dato che l’ASL territoriale comprende con il presidio ospedaliero, si è più volte posto il problema di questo ampio abbandono prescrittivo, nonostante una spesa fra le più alte delle ASL regionali lombarde.
Cosa spinge i pazienti di questa ASL ad abbandonare la terapia consigliata all’atto della dimissione?
Un motivo si riscontra sicuramente nell’abbandono intrapreso dal paziente per scarsa compliance con la terapia, o perché si trova a sentirsi genericamente meglio, quindi a essere più in salute rispetto ai giorni precedenti il ricovero, o perché il miglioramento di valori quali il livello delle LDL, poiché asintomatico (ricordo i dati di abbandono degli ipocolesterolemizzanti attorno al 60%) non provoca nessun senso di benessere soggettivo e invita il paziente all’abbandono del farmaco.
Fra gli abbandoni terapeutici non sono stati considerati eventuali cambi o shift terapeutici all’interno di una stessa classe di farmaci, come inibitori di pompa protonica o statine, ace inibitori, ecc.
Altri motivi di abbandono sono rivalutazioni terapeutiche da parte del medico di medicina generale o di altri specialisti consultati in seguito al ricovero ospedaliero. La grande percentuale di abbandono spinge a pensare che vi siano ulteriori motivi non individuati.
È importante ricordare come una terapia interrotta sia più economicamente rilevante rispetto ad una terapia continuata nel tempo: gli effetti terapeutici dei farmaci, soprattutto cardiologici, sono limitati nel tempo e necessitano di una continuità di adesione alla terapia. Come rilevato dai dati esposti, questa adesione non è avvenuta in modo accettabile, e ciò che avviene nell’ASL di Vallecamonica potrebbe succedere in altre ASL e regioni d’ Italia, con insorgenza di problematiche e sprechi economici rilevanti.
La spesa farmaceutica è un dato economico che tocca tutti, perché incide sulla spesa nazionale e viene pagata attraverso le tasse dei contribuenti; quindi il medico dovrebbe prescrivere con maggiore attenzione e valutare se la compliance del paziente sia adeguata alla terapia impostata.
Per concludere, l’abbandono della terapia rimane un problema presente e importante nell’insieme dei pazienti dimessi dalle U.O. dell’ospedale di Vallecamonica, in quanto si è rilevato che circa il 40% dei pazienti non continua la terapia cardiologia e gastrointestinale impostata all’atto della dimissione.
Per evitare, o quantomeno ridurre il fenomeno, sarebbe utile accompagnare il paziente alla terapia domiciliare sottolineando l’importanza della stessa, e sensibilizzando la popolazione attraverso campagne ad ampio raggio, che coinvolgano il personale sanitario e soprattutto il farmacista territoriale, che si trova sempre ad essere un fondamentale anello di congiunzione fra la prescrizione e la terapia domiciliare del paziente.

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3 La spesa farmaceutica è una delle voci più importanti del Prodotto Interno Lordo (PIL) del nostro paese. Dato che questi soldi sono pubblici è opportuno spenderli bene, prevenendo eventuali sprechi e sperperi, causati da iperprescrizioni, prescrizioni errate, inutili ed economicamente rilevanti. Il valore della spesa effettuata per conto del Servizio Sanitario nazionale (SSN) è un dato sempre aggiornato, derivando dalle prescrizioni che i Medici di Medicina Generale (MMG) effettuano tutti i giorni. Molti i problemi che si possono rilevare nel mare magnum delle prescrizioni sul territorio: dall’ appropriatezza prescrittiva, una questione che spesso viene a galla, alla spesa indotta dagli specialisti. Molti MMG additano la prescrizione specialistica come responsabile del lievitare della spesa, nonostante l’ evidente e continua contrazione della stessa che avviene costantemente, dovuta alla scadenza del brevetto di alcune molecole o ad altre misure compiute dalle ASL o dalle farmacie stesse per evitare l’aumento dell’ importo farmaceutico convenzionato, a fronte di una costante crescita del numero di ricette spedite dalle farmacie convenzionate. La spesa farmaceutica netta a carico del SSN in Italia nel mese di agosto 2007 è diminuita del -6,7% rispetto all’agosto 2006. Prosegue, quindi, anche ad agosto il calo di spesa già fatto registrare negli ultimi mesi del 2006 e nei

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