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La macchina mitologica di Cesare Pavese

La tesi indaga il pensiero teorico di Cesare Pavese rivalutandone l'originalità e l'attualità nel contesto culturale italiano ed europeo. Più in particolare viene evidenziato il concetto di mito, poi sezionato prismaticamente, capitolo per capitolo, in alcuni dei temi più peculiari dell'opera saggistica e narrativa: stile e linguaggio mitico, la religio mortis, la "logica sacrificale", memoria e identità.
Questa operazione viene imbastita comparatisticamente anche attraverso il confronto e lo scontro degli scritti di Pavese con l'opera e il pensiero di alcuni autori particolarmente significativi quali, tra gli altri, Ernst Cassirer, Mircea Eliade, Furio Jesi, Paul Ricoeur, Jacques Derrida, Roger Caillois, Kàroly Kerènyi, Carl G. Jung.

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i 3 La religio mortis 1. Nella prima parte della trilogia di saggi dedicati a Károly Kerényi 1 , Furio Jesi, amico e discepolo del mitologo ungherese, aiutato dalle citazioni di una saggio del suo stesso maestro, definisce la religio mortis come: L'adesione profonda e attiva alla convinzione che esista un comportamento umano con la morte, attraverso il quale la morte accederebbe alla «verità superiore» d’essere «qualcosa e insieme nulla». Poesia e mitologia […] sopravvivono nella cultura moderna anche nella misura in cui la loro sopravvivenza è circoscritta, difesa e alimentata da un «qualcosa e insieme nulla» che vale sia come loro definizione, sia come orizzonte vicino del comportamento con la morte2. Pietra dello scandalo che scatenò la rottura inaspettata del rapporto fra discepolo e maestro fu l’articolo del 1964 che Jesi dedicò proprio a Pavese intitolato Pavese, il mito e la scienza del mito 3 . Nel breve articolo Jesi aveva sistemato il poeta piemontese, insieme al romanziere Thomas Mann, e, appunto, allo stesso Károly Kerényi, sotto l’insegna di quella religio mortis nichilista che avrebbe influenzato tutti gli intellettuali di scuola tedesca post-romantici. Riassumendo brevemente potremmo dire che nel postulare – più o meno direttamente – l’esistenza autonoma di un mito come alterità radicale all’uomo: la caratterizzazione negativa della sostanza del mito 1 Furio Jesi, Károly Kerènyi I. I «pensieri segreti» del mitologo, in Materiali mitologici. cit., pp. 3-53. 2 Ibidem, p. 29 3 Furio Jesi, Pavese, il mito e la scienza del mito, prima stampa in «Sigma», nn. 3-4, dicembre 1964, pp. 95-120, ora in, Id., Letteratura e mito, Torino, Einaudi, 2002, pp. 131-160.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Daniele Suardi Contatta »

Composta da 166 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.