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Effetti di una carenza idrica di lungo periodo sull'accrescimento del Pino d'Aleppo

La valutazione dell’impatto della siccità sulle foreste acquista interesse ed importanza in relazione alla previsione del cambiamento climatico.
In parallelo ad un riscaldamento globale indotto dalle attività umane, la cui entità media sarebbe compresa fra 1 e 3.5 °C entro il secolo in corso (IPCC, 1996), per l’area mediterranea, in particolare, si prevede nel prossimo cinquantennio la diminuzione del rapporto fra precipitazioni ed evapotraspirazione e la riduzione del 15-25 % del contenuto idrico del suolo nel periodo estivo.
Paradossalmente in Italia potrebbe esserci maggiore quantità di acqua nelle zone dove attualmente le risorse idriche sono già abbondanti e minore quantità di acqua dove attualmente le carenze idriche sono già un grave problema.
Se la limitazione idrica diventerà severa potranno aver luogo variazioni dell’indice di area fogliare, dei tassi di accrescimento e della composizione specifica delle comunità forestali. Si potranno anche verificare processi di destabilizzazione degli ecosistemi forestali, soprattutto laddove le foreste crescono in vicinanza del loro limite pluviometrico (IPCC, 1996).
Poiché la velocità con cui il clima tende a cambiare è superiore alla velocità con cui le specie forestali crescono, si riproducono e si adattano all’habitat naturale esistente, i sistemi forestali potranno subire cambiamenti nella composizione delle specie e insediarsi nuovi ecosistemi.
La previsione è che con l’aumento del rifornimento della CO2 alle piante decresce il loro rifornimento idrico (Perry, 1992, Borghetti et al., 1997). Una adeguata conoscenza e valutazione dei meccanismi di risposta delle piante alla scarsità idrica è un prerequisito essenziale per fare previsioni sull’impatto del cambiamento climatico sulle foreste mediterranee.
Nel quadro di questi scenari, è stato condotto un esperimento in una foresta di pino d’Aleppo (Pinus halepensis Mill.), lungo la fascia jonica, finalizzato allo studio di una prolungata manipolazione della disponibilità idrica del suolo con effetti sull’accrescimento della pineta medesima.

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PREMESSA All’inizio di questo terzo millennio, l’umanità è posta di fronte ad un interrogativo cruciale: dedicheremo le nostre capacità, le nostre energie e i nostri sforzi ad un ulteriore benessere materiale immediato, o ci impegneremo invece a migliorare la vita sul Pianeta Terra? Il mondo, infatti, può scegliere o di continuare con tipica tenacia la corsa frenetica alla ricerca di nuove tecnologie, anche distruttive o di procedere, consapevolmente e con rapidità, verso uno sviluppo sociale ed economico più stabile ed equilibrato nell’ambito di un ordine economico e politico internazionale accettabile e sostenibile. Ognuna delle due scelte esclude l’altra. Il volto della terra sta subendo dei cambiamenti in misura che non ha precedenti: lo straordinario aumento della popolazione mondiale, l’esaurimento di materie prime e di risorse, la situazione esplosiva del terzo mondo, le vicende ambientali connesse ai tanti conflitti bellici, la desertificazione, la riduzione delle risorse forestali, provocata anche dagli incendi boschivi, i pericoli collegati all’effetto serra e alla distruzione dello strato di ozono, la crescita esponenziale di tutte le forme di inquinamento (acqua, aria e suolo) correlato al progresso tecnologico, le armi nucleari e le industrie a rischio, sono le manifestazioni diverse di un unico problema; sono le differenti schegge contro le quali si è frantumato il comportamento civile dell’uomo. Ed anche quando l’analisi della situazione ambientale porta l’uomo a riconoscere l’importanza della dimensione planetaria e temporale dell’ambiente, la necessità di modificare radicalmente modelli di sviluppo e comportamenti sociali è differita, rimossa, sotto la spinta di interessi economici, nella illusoria convinzione che si possa ricostruire l’ambiente sulle sue ceneri, con una cultura progettuale sostanzialmente economicistica ed antropocentrica. E’ auspicabile che questa tendenza si inverta e che si possa consolidare una coscienza collettiva, dotata di una capacità di analisi della realtà, autonoma e responsabile, in grado di riconoscere e fare propria la conoscenza esatta, la conoscenza della ragione prima delle cose, per trarne una direttiva morale che sia guida dei comportamenti pubblici e privati.

Tesi di Laurea

Facoltà: Agraria

Autore: Felice Mattia Contatta »

Composta da 109 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 763 click dal 20/11/2008.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.