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Il concetto di persona nel pensiero di Max Scheler

Informazioni tesi

  Autore: Domenicantonio Rizzo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Giuseppe Cantillo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 191

Il concetto di persona nel pensiero di Max Scheler

La tesi si propone di analizzare il concetto di persona nel pensiero di Max Scheler, autore che, come afferma Gadamer, meriterebbe la stessa rilevanza, che è stata riconosciuta nell’ambito del movimento fenomenologico ad Husserl e ad Heidegger.
Nel primo capitolo la persona viene definita come ciò che dà concretezza alla sfera spirituale, intendendo con questo termine l’intera sfera degli atti. Non si tratta quindi per Scheler di unificare una serie di atti teoretici, volitivi ed emotivi, di per sé essenzialmente distinti (perché a ciò provvede il concetto di spirito), ma quel che conta è solo l’unità concreta che spetta ad essi. Per chiarire questa tesi è stata analizzata la critica al concetto kantiano di persona, mostrando come la riduzione della persona ad un soggetto logico d’espletazione di atti di ragione conduca, per Scheler, ad una spersonalizzazione [Entpersonalisierung]. È stata successivamente esposta la trattazione fenomenologica del problema, che permette di cogliere la persona come spirituale e individuale allo stesso tempo. Difatti, Scheler esclude che si possa partire dalla questione dell’io, come affermava Kant, dato che esso è solo la forma unitaria dei fenomeni psichici, intuitivamente dati nella percezione interna, e in quanto tale, un oggetto tra gli oggetti. Piuttosto è necessario porsi dal punto di vista della totalità degli atti spirituali, cioè chiedersi quale sia l’agente [Vollzieher] unitario che appartiene all’essenza di un compimento d’atti essenzialmente diversi. Al contempo, la questione si pone nel momento in cui tutti i diversi atti, nella loro globalità, sono pensati nel loro possibile essere, cioè in relazione al loro compimento. In tale caso, essi vengono portati a compimento da un determinato individuo umano nella pienezza del suo essere e del suo essere-così [Sosein] fattuale. In virtù di ciò si è enunciata la definizione scheleriana di persona: essa è «l’unità di essere concreta e in se stessa essenziale di atti di diversa natura [die konkrete, selbst wesenhafte Seinseinheit, von Akten verschiedenartigen Wesens], tale da darsi in sé (non quindi πρός ηυας) prima di ogni essenziale differenza d’atto, in particolare prima della differenza tra percezione interna ed esterna tra sentire, amare, odiare nella propria interiorità o nella sfera dell’alterità etc. L’essere della persona [Sein der Person] fonda tutti gli atti intenzionali diversi».
Questa definizione ha permesso di introdurre il rapporto tra persona e atto. Analizzando in che modo la prima possa fondare e precedere gli atti stessi, è stato mostrato come le essenzialità degli atti, ottenute per riduzione fenomenologica, rimangano essenzialmente astratte, nel senso di essere incomplete in se stesse e quindi bisognose di completamento in vista del loro possibile poter esistere, se non vengono riferite all’essenza della persona come loro “agente”, inteso come colui che compie questi atti. Dal momento che ad ogni atto inerisce la persona nella sua totalità, la quale varia nell’ambito e per mezzo di esso, senza esaurire nell’atto stesso il suo essere e senza essere soggetta a mutamento, si è esposta successivamente la caratteristica del divenir-altro della persona, chiarendo come essa possa configurarsi come un’identità nel cambiamento.
Nell’ultima sezione del capitolo, sono stati trattati i problemi dell’individuazione e della conoscibilità della persona. La prima è stata illustrata ponendo l’attenzione sulle argomentazioni metafisico-ontologiche e quelle fenomenologiche, che Scheler utilizza per motivare la non-identificabilità della persona con il corpo e con la psiche, e la centralità che riveste lo spirito, come elemento costitutivo della persona. Per la seconda, si è invece ritenuto opportuno esporre semplicemente le modalità in cui essa avviene, il con-compimento degli atti e il comprendere, e la condizione prerequisita affinché essa avvenga, la libera rivelazione di sé.

Nel capitolo successivo, si sono prese in esame quattro relazioni costitutive della persona: la relazione con il mondo, con la psiche, con il Leib e infine quella con l’altro. La prima rappresenta quella più originale e costitutiva della persona.

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Il concetto di persona nel pensiero di Max Scheler La tesi si propone di analizzare il concetto di persona nel pensiero di Max Scheler, autore che, come afferma Gadamer, meriterebbe la stessa rilevanza, che è stata riconosciuta nell’ambito del movimento fenomenologico ad Husserl e ad Heidegger. Nel primo capitolo la persona viene definita come ciò che dà concretezza alla sfera spirituale, intendendo con questo termine l’intera sfera degli atti. Non si tratta quindi per Scheler di unificare una serie di atti teoretici, volitivi ed emotivi, di per sé essenzialmente distinti (perché a ciò provvede il concetto di spirito), ma quel che conta è solo l’unità concreta che spetta ad essi. Per chiarire questa tesi è stata analizzata la critica al concetto kantiano di persona, mostrando come la riduzione della persona ad un soggetto logico d’espletazione di atti di ragione conduca, per Scheler, ad una spersonalizzazione [Entpersonalisierung]. È stata successivamente esposta la trattazione fenomenologica del problema, che permette di cogliere la persona come spirituale e individuale allo stesso tempo. Difatti, Scheler esclude che si possa partire dalla questione dell’io, come affermava Kant, dato che esso è solo la forma unitaria dei fenomeni psichici, intuitivamente dati nella percezione interna, e in quanto tale, un oggetto tra gli oggetti. Piuttosto è necessario porsi dal punto di vista della totalità degli atti spirituali, cioè chiedersi quale sia l’agente [Vollzieher] unitario che appartiene all’essenza di un compimento d’atti essenzialmente diversi. Al contempo, la questione si pone nel momento in cui tutti i diversi atti, nella loro globalità, sono pensati nel loro possibile essere, cioè in relazione al loro compimento. In tale caso, essi vengono portati a compimento da un determinato individuo umano nella pienezza del suo essere e del suo essere-così [Sosein] fattuale. In virtù di ciò si è enunciata la definizione scheleriana di persona: essa è «l’unità di essere concreta e in se stessa essenziale di atti di diversa natura [die konkrete, selbst wesenhafte Seinseinheit, von Akten verschiedenartigen Wesens], tale da darsi in sé (non quindi πρός ηυας) prima di ogni essenziale differenza d’atto, in particolare prima della differenza tra percezione interna ed esterna tra sentire, amare, odiare nella propria interiorità o nella sfera dell’alterità etc. L’essere della persona [Sein der Person] fonda tutti gli atti intenzionali diversi» 1 . 1 M. Scheler, Il formalismo nell’etica e l’etica materiale dei valori, a cura di G. Caronello, Milano 1996, p. 473.

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