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Filosofia e filosofemi nei paragrafi 58-66 della Pro Murena

L’orazione ciceroniana Pro Murena va inquadrata in un periodo cruciale della storia di Roma, quando Cicerone, nel ruolo di console, dovette combattere contro il pericolo rappresentato da Catilina e, nel ruolo di avvocato, dovette difendere il suo successore, il console designato per il 62 a.C. L. Licinio Murena, dall’accusa di brogli elettorali.
La difesa di Murena risulta essere uno dei numerosi punti del programma anticatilinario stilato da Cicerone per la salvezza della res publica: necessariamente Cicerone doveva garantire che i suoi successori, L. Licinio Murena e D. Giunio Silano, entrassero regolarmente in carica alle Calende di gennaio, evitando così l’annullamento delle elezioni e la riconvocazione dei comizi, di cui solo Catilina se ne sarebbe avvantaggiato per ottenere la tanto aspirata carica di console facendo ricorso all’illegalità, alla cospirazione, alla violenza, allo stravolgimento dello Stato.
Questo intervento di Cicerone in tribunale ha sicuramente la veste di un discorso giudiziario, ma ad una attenta lettura risulta essere piuttosto un discorso politico alimentato da una parte da sentimenti di gioia e di entusiasmo per i risultati ottenuti nella lotta contro Catilina, dall’altra da sentimenti di paura e di sgomento per la minaccia catilinaria comunque non del tutto debellata e ancora incombente su Roma: il console e avvocato Cicerone tentò di approfittare della circostanza del processo per convincere la giuria, attraverso l’assoluzione di Murena, ad attuare il suo programma politico che prevedeva l’entrata in carica dei due consoli designati e la scongiura della minaccia di Catilina.
La parte più interessante di tutta l’orazione è rappresentata da una breve parentesi ( paragrafi 58-66 ) di carattere filosofico e dal tono caricaturale, ironico e scherzoso, incentrata sulla figura di Catone ( subscriptor nel processo ) e sulla dimostrazione dell’assurdità della filosofia stoica attraverso l’analisi dei suoi paradoxa. Durante l’argomentatio, dopo aver confutato le imputazioni dell’accusatore di Murena, Sulpicio Rufo, e dei subscriptores Postumo e S. Sulpicio, Cicerone si è trovato a dover affrontare l’ostacolo più duro e difficile da superare, M. Porcio Catone: nonostante questo rivestisse il ruolo subordinato di subscriptor ( il sottoscrittore di un’atto d’accusa ), di fatto rappresentava il nerbo di tutta l’accusa, funtamentum ac robur totius accusationis come lo definisce Cicerone. Ciò che preoccupa il difensore di Murena non sono tanto le imputazioni di questo accusatore, quanto piuttosto l’auctoritas, il carisma con il quale Catone potrebbe influenzare i giudici e compromettere l’assoluzione di Murena. Pertanto Cicerone, prima di confutare le accuse di Catone, decide di abbattere proprio la sua auctoritas, prendendo di mira non il personaggio politico, bensì le sue convinzioni filosofiche: Cicerone dimostra che la rigidità, la severità, la durezza con le quali Catone si impone devono essere attribuite al suo atteggiamento sbagliato nei confronti degli insegnamenti dello stoicismo zenoniano, di cui si è proclamato seguace. L’inserimento dei quattordici paradoxa, che chiama sententiae et praecepta, è finalizzato appunto a dimostrare quanto questa filosofia, la filosofia di Catone, sia lontana dalla realtà, quanto sia poco applicabile alla vita concreta che si vive ogni giorno.
Il presente lavoro consta di tre momenti ben distinti. Si parte da una presentazione generale, indispensabile per un corretto approccio all’orazione: le vicende storiche a sfondo del discorso; i momenti del processo e i personaggi coinvolti; l’aspetto retorico e stilistico dell’orazione. Segue poi una trattazione prettamente filosofica che offre una panoramica dei paradoxa stoicorum negli altri scritti di Cicerone e negli altri autori latini e greci. Si giunge infine all’analisi linguistica, stilistica, retorica e filosofica della breve digressione che ha appunto interessato i paragrafi 58-66 dell’orazione.

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IV PREMESSA Il lavoro che segue è dedicato all’orazione ciceroniana Pro Murena, inquadrata in un periodo cruciale della storia di Roma, quando Cicerone, per la salvezza della res publica, dovette, in qualità di console, combattere contro la minaccia di Catilina e, in qualità di avvocato, difendere il console designato L. Licinio Murena dall’accusa di brogli elettorali, intentatagli dal suo avversario sconfitto S. Sulpicio Rufo. L’intervento di Cicerone in tribunale rispecchia non tanto un discorso giudiziario, come ci si aspetterebbe che fosse, ma piuttosto un discorso politico ( alimentato da sentimenti di speranza, per alcuni risultati già ottenuti, e sentimenti di paura, per il futuro ancora incerto e minaccioso ) in cui si inserisce, ad un certo punto, inaspettatamente, una breve parentesi di carattere filosofico e dal tono caricaturale, ironico e scherzoso, incentrata sulla figura di Catone, subscriptor nel processo, e sull’assurdità della filosofia stoica e, in particolare, dei suoi paradoxa. Di tutta l’orazione è questa la parte più interessante e attraente, che permette di abbandonare, seppure momentaneamente, il processo in corso, per trasferirsi nel grande e variegato mondo della filosofia, alla

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Annarita Pontrelli Contatta »

Composta da 344 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1021 click dal 03/12/2008.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.