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La globalizzazione economica: fenomeno transitorio o processo inesorabile?

Informazioni tesi

  Autore: Sabatina Rossignoli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Giovanni Ferri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 180

“Globalizzazione“ è un termine divenuto d’uso comune solo negli ultimi anni ma che, secondo alcuni, descriverebbe una tendenza già da lungo tempo presente nella storia e nell’economia mondiali. Ma, in realtà, cos’è la globalizzazione? quando è cominciata? E’ un fenomeno tendenzialmente irreversibile o si tratta invece di una fesa transitoria dell’economia e del commercio?
Il dibattito – che impegna già da alcuni anni economisti, storici e politici – si è drammaticamente riproposto negli ultimi anni, dopo i tragici eventi dell’11 Settembre 2001 e, più drammaticamente, dopo le crisi economiche e finanziarie degli ultimi mesi. Voci dubbiose sul futuro della globalizzazione si sono sollevate. “La globalizzazione era un aprirsi” – si è detto – “gli eventi dell’11 Settembre implicano un qualche inevitabile chiudersi”, scrisse Huntington dopo quella tragedia, che segnò l'inizio di timori e fermnti di chiusura; e ancora:"In questi momenti di crisi è importante il sostegno alle ingole economie nazionali", si legge sui giornali e nelle dichiarazioni degli addetti al settore, in questi mesi, paventando un ritorno a misure protezionistiche.
Fino al 10 Settembre 2001 tutto il mondo calcolava la tenuta dei consumi e della produttività guardando agli Stati Uniti come a un punto di riferimento, come se l’economia americana fosse una sorte di unità di misura. Del resto, il tenore di vita statunitense da anni era considerato un po’ ovunque come il più operoso e riuscito tentativo di conquista del progresso economico, la cui misura era l’andamento della Borsa e del mercato. Ma da variabile indipendente, che causa le altre, l’economia tornava ad essere causata.
Secondo alcuni, l’economia mondiale avrebbe reagito, trainata proprio dagli Stati Uniti, cioè da coloro che avevano subito più pesantemente di chiunque altro le conseguenze del terrorismo. stessa reazione si spera possa essere, in questi mesi di crisi, il volano per una riprresa economica mondiale. Il ruolo dell’Europa sarebbe quello del gregario, non avendo il Vecchio Continente – secondo Samuelson – la capacità di assumere il ruolo di locomotiva.
Economisti e storici dell’economia si interrogano sulle conseguenze che crisi economico-finanziarie come quella succesiva agli eventi dell’11 Settembre, possono avere sulla globalizzazione. E il fronti si spaccano tra chi, da un lato, afferma che eventi simili inevitailmente rallentano, ingabbiano la globalizzazione o, addirittura, che fanno strada a processi di segno contrario, con un ritorno al protezionismo e a economie nazionali poco integrate tra loro (su tutti il teorico dello “scontro tra civiltà” Samuel Huntington), e chi invece (Giovanni Vigo ad esempio), pongono l’accento sul fatto che la globalizzazione è un processo irreversibile. “Eventi come quello accaduto l’11 Settembre, o come crisi economiche e finanziarie più o meno estese, possono frenarlo o ostacolarlo, ma rappresentano temporanei cicli di contrazione”.
Dunque un fenomeno di controversa interpretazione ma che coinvolge inevitabilmente ogni aspetto delle nostre vite, essendo ormai l'economia dei nostri tempi sempre più intergrata e "globale".
Per capire quale ptrebbe essere il futuro prevedibile di questo fenomeno, e come è possibile gestire periodi di crisi profonda quale è quello attuale, storici ed economisti concordano su un punto: è utile trarre indicazioni e lezioni importanti dalla storia economica dell'ultimo secolo. Ed è proprio guardando a come l'attuale sistema economico e finanziario ha superato il suo momento più buio - la crisi del 1929 - che è possibile delineare i contorni di una risposta convincente per decidere, infine, se la globalizzazione è un fenomeno sostenibile o solo un momento di transitoria maggiore integrazione.

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3 INTRODUZIONE “Globalizzazione“ è un termine divenuto d’uso comune solo negli ultimi anni ma che, secondo alcuni, descriverebbe una tendenza già da lungo tempo presente nella storia e nell’economia mondiali. Ma, in realtà, cos’è la globalizzazione? quando è cominciata? E’ un fenomeno tendenzialmente irreversibile o si tratta invece di una fesa transitoria dell’economia e del commercio? Il dibattito – che impegna già da alcuni anni economisti, storici e politici – si è drammaticamente riproposto dopo i tragici eventi dell’11 Settembre 2001. All’indomani di quello che è stato ribattezzato “il giorno che ha cambiato il mondo”, si sono levate voci dubbiose sul futuro della globalizzazione. “La globalizzazione era un aprirsi” – si è detto – “gli eventi dell’11 Settembre implicano un qualche inevitabile chiudersi”1. Fino al 10 Settembre 2001 tutto il mondo calcolava la tenuta dei consumi e della produttività guardando agli Stati Uniti come a un punto di riferimento, come se l’economia americana fosse una sorte di unità di misura. Del resto, il tenore di vita statunitense da anni era considerato un po’ ovunque come il più operoso e riuscito tentativo di conquista del progresso economico, la cui misura era l’andamento della Borsa e del mercato. Ma da variabile indipendente, che causa le altre, l’economia tornava ad essere causata. Secondo Samuelson 2, l’economia mondiale avrebbe reagito all’immane tragedia delle torri gemelle trainatea proprio dagli stati Uniti, cioè da coloro che avevano subito più pesantemente di chiunque altro le conseguenze del terrorismo. Il ruolo dell’Europa 1 Geminello Alvi, L’economia viene dopo, Meridiano, Corriere Economia, 17 Settembre 2001. 2 Intervista rilasciata al Corriere Economia del 17 Settembre 2001.

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