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Il regolamento 1346/00 sulle procedure di insolvenza transfrontaliere e l'attuazione degli stati comunitari: Spagna, Inghilterra e Germania.

Un sistema efficiente di procedure esecutive individuali e collettive costituisce per il credito una condizione di esistenza. La mobilità internazionale, ed in particolare europea, di imprese e di capitali comporta che le procedure esecutive colpiscano sempre più spesso debitori che possiedono stabili organizzazioni aziendali ed altri beni patrimoniali, per esempio beni immobili, partecipazioni societarie e conti bancari, in Stati diversi da quello di residenza.
Si pone allora il problema di adeguare a questa situazione il diritto fallimentare, il diritto dell’esecuzione forzata ed il diritto processuale. Per quanto riguarda le procedure esecutive individuali, all’interno dell’Unione europea è in vigore dal 1968 la Convenzione di Bruxelles sulla competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle sentenze in materia civile e commerciale, che ha dato risultati soddisfacenti. Essa ha introdotto la “libera circolazione” a livello europeo delle sentenze rese nelle controversie civili e commerciali.
Per il caso dell’insolvenza internazionale, la situazione attuale è invece meno soddisfacente. Con il presente lavoro mi propongo di tratteggiare tale situazione e di esporre alcune riflessioni sulle prospettive europee di ulteriore sviluppo. A questo scopo definisco come insolvenza trasnazionale quella nella quale l’impresa in crisi è titolare di stabilimenti e di beni patrimoniali in più di uno Stato. In tal caso sorge la questione del se e del come i diversi stabilimenti e beni possano essere sottoposti ad una procedura concorsuale.
Pertanto, i casi di dissesto commerciale suscettibili di assumere rilievo in ambito internazionale, sono quelle procedure concorsuali che presentano elementi di collegamento con più ordinamenti. Nella discussione sulla regolamentazione giuridica
dell’insolvenza trasnazionale ho richiamato le opposte teorie della universalità e della territorialità del fallimento. L’universalità contraddistingue un sistema di procedura fallimentare, per il quale non ha alcun significato il luogo in cui è situato il patrimonio del debitore e che mira a colpire il complesso dei beni di questo. Essa corrisponde al principio sostanziale che ispira ogni procedura concorsuale, la quale persegue il riordinamento complessivo della situazione patrimoniale del debitore. La territorialità invece, comporta che la procedura fallimentare in corso in un determinato Stato colpisce soltanto il patrimonio situato in quello Stato, per cui al fine dell’apprensione della massa fallimentare dell’intero patrimonio del debitore deve essere avviata un’autonoma procedura fallimentare dovunque siano i beni del debitore.
È possibile, inoltre, individuare due ambiti distinti della materia in esame: uno internazionale ed uno comunitario.
Per ciò che concerne il primo, risulta che i tentativi più lontani nel tempo di dare una risposta sovranazionale ai problemi generati dall’insolvenza transfrontaliera risalgono agli inizi del secolo scorso. Peraltro, è intorno agli anni novanta che si registrano gli
sforzi più concreti ad opera di associazioni internazionali, quali l’International Bar Association e l’Uncitral. Nel primo caso è stato approvato, un concordato relativo all’insolvenza transnazionale di chiara ispirazione anglosassone, il quale suggerisce una serie di regole che gli ordinamenti nazionali possono adottare per la soluzione di controversie in ambito concorsuale; nel secondo, si è giunti all’approvazione di una “legge modello” finalizzata ad assistere gli Stati nella predisposizione di leggi interne sulle procedure di insolvenza. In entrambi i casi, tuttavia, non è stata data una risposta esaustiva ai problemi sollevati da una procedura concorsuale le cui implicazioni coinvolgono la sfera di operatività di più Stati.
In Europa tutti gli Stati hanno da sempre rivendicato l’universalità della procedura aperta nel proprio territorio davanti ai propri giudici, mentre si sono mostrati restii ad attribuire tale universalità alle corrispondenti procedure straniere.

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Introduzione Un sistema efficiente di procedure esecutive individuali e collettive costituisce per il credito una condizione di esistenza. La mobilità internazionale, ed in particolare europea, di imprese e di capitali comporta che le procedure esecutive colpiscano sempre più spesso debitori che possiedono stabili organizzazioni aziendali ed altri beni patrimoniali, per esempio beni immobili, partecipazioni societarie e conti bancari, in Stati diversi da quello di residenza. Si pone allora il problema di adeguare a questa situazione il diritto fallimentare, il diritto dell’esecuzione forzata ed il diritto processuale. Per quanto riguarda le procedure esecutive individuali, all’interno dell’Unione europea è in vigore dal 1968 la Convenzione di Bruxelles sulla competenza giurisdizionale e l’esecuzione delle sentenze in materia civile e commerciale, che ha dato risultati soddisfacenti. Essa ha introdotto la “libera circolazione” a livello europeo delle sentenze rese nelle controversie civili e commerciali. Per il caso dell’insolvenza internazionale, la situazione attuale è invece meno soddisfacente. Con il presente lavoro mi propongo di tratteggiare tale situazione e di esporre alcune riflessioni sulle prospettive europee di ulteriore sviluppo. A questo scopo definisco come insolvenza trasnazionale quella nella quale l’impresa in crisi è titolare di stabilimenti e di beni patrimoniali in più di uno Stato. In tal caso sorge la questione del se e del come i diversi stabilimenti e beni possano essere sottoposti ad una procedura concorsuale. Pertanto, i casi di dissesto commerciale suscettibili di assumere rilievo in ambito internazionale, sono quelle procedure concorsuali che presentano elementi di collegamento con più ordinamenti. Nella discussione sulla regolamentazione giuridica dell’insolvenza trasnazionale ho richiamato le opposte teorie della universalità e della territorialità del fallimento. L’universalità contraddistingue un sistema di procedura fallimentare, per il quale non ha alcun significato il luogo in cui è situato il patrimonio del debitore e che mira a colpire il complesso dei beni di questo. Essa corrisponde al principio sostanziale che ispira ogni procedura concorsuale, la quale persegue il 3

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Gianfranco Fettolini Contatta »

Composta da 82 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1590 click dal 03/12/2008.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.