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Enrico Pessina e il codice Zanardelli

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Colucci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Raffaele Feola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

Enrico Pessina fu uno dei più grandi giuristi e politici italiani del XIX secolo. Nacque a Napoli nel 1828 e si distinse sin da piccolo per la sua spiccata intelligenza, tanto da essere portato a soli dodici anni a corte dalla Regina Isabella, madre di Ferdinando IV, per essere interrogato da studiosi e letterati, che restarono stupefatti di fronte a quel fanciullo che, tre anni dopo, pubblicò una perfetta traduzione dell’opera del Maret sul panteismo. Ma Enrico Pessina non brillò soltanto negli studi, si segnalò anche come uno degli artefici del nostro Risorgimento e soprattutto come autorevole esponente della Scuola Classica del diritto, inoltre, nel periodo in cui ricopriva la carica di Guardasigilli, compilò un proprio progetto che pose le basi del successivo Codice Penale “Zanardelli”.
In questo lavoro si proverà a ricordare Enrico Pessina in relazione al codice penale del 1889, attraverso un excursus storico mediante il quale analizzeremo il suo contributo all’unificazione istituzionale e legislativa italiana e soprattutto il suo pensiero giuridico, in quanto uno dei maggiori esponenti della Scuola Classica.
Il primo capitolo rappresenta una foto di quella che era la situazione italiana all’atto dell’unificazione, evidenziando l’eterogeneità dei codici in Italia, vigenti in ciascuno degli ex-Stati e la spinosa questione della pena di morte, concausa principale del ritardo di un codice penale unico per tutta l’Italia.
Nel secondo capitolo si introdurrà il tema della caduta della Destra storica e il conseguente avvento della Sinistra, forza motrice di una serie di eventi politici e normativi in cui spicca il ruolo di Enrico Pessina, da senatore del Regno e soprattutto da Ministro di Grazia e Giustizia.
Nel terzo e ultimo capitolo l’attenzione sarà rivolta al codice penale “Zanardelli”, dando visibilità al contesto storico-culturale in cui è stato emanato, contesto segnato dalla dicotomia tra la Scuola Classica e quella Positiva. Inoltre non mancheranno cenni biografici nei quali si esalterà il suo pensiero rispetto al Risorgimento e soprattutto riguardo al diritto, di cui analizzeremo la sua visione del carattere retributivo della pena.

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3    INTRODUZIONE “…Dal tavolo del suo lavoro… in quella sua biblioteca silenziosa, nella raccolta luce di una lampada velata, quel vecchio carico di anni e di storia, con una berretta di seta sul capo, agitato da un lieve tremito e dalla passione infaticabile… mi parve un venerando sacerdote d’un mistico rito, celebrante i supremi colloqui…” (Giovanni Porzio in visita da Pessina nel 1915)     Enrico Pessina fu uno dei più grandi giuristi e politici italiani del XIX secolo. Nacque a Napoli nel 1828 e si distinse sin da piccolo per la sua spiccata intelligenza, tanto da essere portato a soli dodici anni a corte dalla Regina Isabella, madre di Ferdinando IV, per essere interrogato da studiosi e letterati, che restarono stupefatti di fronte a quel fanciullo che, tre anni dopo, pubblicò una perfetta traduzione dell’opera del Maret sul panteismo. Ma Enrico Pessina non brillò soltanto negli studi, si segnalò anche come uno degli artefici del nostro Risorgimento e soprattutto come autorevole esponente della Scuola Classica del diritto, inoltre, nel periodo in cui ricopriva la carica di Guardasigilli, compilò un proprio progetto che pose le basi del successivo Codice Penale “Zanardelli”. In questo lavoro si proverà a ricordare Enrico Pessina in relazione al codice penale del 1889, attraverso un excursus storico mediante il quale analizzeremo il suo contributo all’unificazione istituzionale e legislativa italiana e soprattutto il suo pensiero giuridico, in quanto uno dei maggiori esponenti della Scuola Classica. Il primo capitolo rappresenta una foto di quella che era la situazione italiana all’atto dell’unificazione, evidenziando l’eterogeneità dei codici in Italia, vigenti

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