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La comparazione dei rendimenti del TFR e dei fondi pensione

Informazioni tesi

  Autore: Angelo Giorgino
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Lecce
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e legislazione per le aziende
  Relatore: Giampaolo Arachi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

Il decreto n. 252 del 5 dicembre 2005 ha dato attuazione alla legge delega in materia previdenziale, varata nel mese di agosto 2004, prevedendo la destinazione ai fondi pensione dell’intero flusso di contribuzione attualmente trattenuto dalle imprese come trattamento di fine rapporto - TFR -, fatta eccezione dei casi in cui il lavoratore richieda esplicitamente il mantenimento del TFR presso il datore di lavoro.
Lo scopo del presente lavoro è di valutare, attraverso un confronto dei rendimenti, vantaggi e svantaggi per i lavoratori ad accumulare risparmio previdenziale nei fondi pensione oppure mantenerlo presso l’impresa.
L’analisi è stata condotta attraverso lo studio di due importanti fattori, rendimento e rischio, che rappresentano i parametri su cui si basa la scelta che un lavoratore è chiamato ad effettuare.
Per meglio comprendere la difficoltà di tale scelta, il presente elaborato prevede nel primo capitolo l’esposizione delle caratteristiche e del funzionamento del TFR e dei fondi pensione; nel secondo capitolo vengono esposti i principi e le regole su cui la riforma del TFR si fonda.
Il terzo capitolo affronto il tema centrale del seguente elaborato procedendo ad effettuare un confronto tra i rendimenti conseguiti dai fondi pensione in un determinato periodo di tempo e quelli realizzati dal trattamento di fine rapporto. L’analisi evidenzia come i rendimenti del TFR battano quasi regolarmente i rendimenti dei fondi. Va detto, però, che dall’analisi effettuata emerge che a lungo termine i fondi negoziali possono avere dei rendimenti maggiori rispetto al TFR, in condizioni di mercato reputate ottimali, ma è chiaro che i lavoratori che vanno in pensione non possono aspettare la ripresa del mercato né sottostare alla sua volatilità.
Oltretutto, l’arco temporale che è stato preso in considerazione (periodo 1999-2005), è stato caratterizzato da gravi turbolenze dei mercati azionari e da rendimenti nel complesso penalizzanti. Quello che influenza la scelta fra impresa e fondo è quindi, in misura significativa, la differenza di rischio e di rendimento. L’opzione per il TFR, dichiarata da più dell’80% di coloro che si sentono già in grado di scegliere, è spiegata prevalentemente dalla preferenza per forme di risparmio più liquide e meno rischiose. Per favorire un reale decollo della previdenza integrativa appare pertanto prioritario agire sul grado di liquidità e rischio dei servizi offerti dai fondi pensione.
Sulla base della comparazione svolta tra i rendimenti del TFR e dei fondi pensione, la scelta fra trattenere il TFR in azienda piuttosto che conferirlo ai fondi pensione appare complessa in quanto, anche se i fondi restituiscono un rendimento superiore nel lungo periodo, il TFR rappresenta uno strumento di maggior sicurezza per il lavoratore e quindi uno strumento che al contrario dei fondi non risente della volatilità del mercato. Ovviamente è necessario tener conto in tale scelta anche delle caratteristiche del lavoratore che potrebbe essere avverso o propenso a investire in uno strumento rischioso.
L’elaborato si conclude con il capitolo dedicato allo studio degli strumenti utilizzati per la misurazione del rendimento e del rischio utili per valutare i diversi fondi ai quali il lavoratore potrebbe aderire se decidesse di investire nei fondi. A tale scopo è stato condotto un esercizio, attraverso la teoria dei portafogli efficienti, su quattro fondi pensione al fine di stabilire quali tra questi fondi risulti essere quello più efficiente, tenendo conto dei relativi rendimenti e rischi. Per determinare l’efficienza o meno di un fondo è stato costruito un portafoglio efficiente che ha permesso di individuare una frontiera efficiente, la quale rappresenta la curva sulla quale si trovano i fondi efficienti; viceversa quelli non appartenenti a tale frontiera sono risultati inefficienti rispetto al portafoglio costruito.

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6 INTRODUZIONE Il decreto n. 252 del 5 dicembre 2005 ha dato attuazione alla legge delega in materia previdenziale, varata nel mese di agosto 2004, prevedendo la destinazione ai fondi pensione dell’intero flusso di contribuzione attualmente trattenuto dalle imprese come trattamento di fine rapporto - TFR -, fatta eccezione dei casi in cui il lavoratore richieda esplicitamente il mantenimento del TFR presso il datore di lavoro. Lo scopo del presente lavoro è di valutare, attraverso un confronto dei rendimenti, vantaggi e svantaggi per i lavoratori ad accumulare risparmio previdenziale nei fondi pensione oppure mantenerlo presso l’impresa. L’analisi è stata condotta attraverso lo studio di due importanti fattori, rendimento e rischio, che rappresentano i parametri su cui si basa la scelta che un lavoratore è chiamato ad effettuare. Per meglio comprendere la difficoltà di tale scelta, il presente elaborato prevede nel primo capitolo l’esposizione delle caratteristiche e del funzionamento del TFR e dei fondi pensione; nel secondo capitolo vengono esposti i principi e le regole su cui la riforma del TFR si fonda. Il terzo capitolo affronto il tema centrale del seguente elaborato procedendo ad effettuare un confronto tra i rendimenti conseguiti dai fondi pensione in un determinato periodo di tempo e quelli realizzati dal trattamento di fine rapporto. L’analisi evidenzia come i rendimenti del TFR battano quasi regolarmente i rendimenti dei fondi. Va detto, però, che dall’analisi effettuata emerge che a lungo termine i fondi negoziali possono avere dei rendimenti maggiori rispetto al TFR, in condizioni di mercato reputate ottimali, ma è chiaro che i lavoratori che vanno in pensione non possono aspettare la ripresa del mercato né sottostare alla sua volatilità. Oltretutto, l’arco temporale che è stato preso in considerazione (periodo 1999-2005), è stato caratterizzato da gravi turbolenze dei mercati azionari e da rendimenti nel complesso penalizzanti. Quello che influenza la scelta fra impresa e fondo è quindi, in misura significativa, la differenza di rischio e di rendimento. L’opzione per il TFR, dichiarata da più dell’80% di coloro che si sentono già in grado di scegliere, è spiegata prevalentemente dalla preferenza per forme di risparmio più liquide e meno rischiose. Per favorire un reale decollo della previdenza integrativa appare pertanto prioritario agire sul grado di liquidità e rischio dei servizi offerti dai fondi pensione.

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