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Dall'immaginario all'ideologia nel pensiero di Slavoj Zizek

Slavoj Zizek è un autore poco conosciuto in Italia, e a non promuoverlo cooperano svariate caratteristiche che investono il suo pensiero: dallo stile volgare (soprattutto nell’accezione di “volgo”) alla decaduta dignità di cui gode la psicoanalisi, dal suo hegelismo, non più di moda in Italia, alla sua tensione verso i cultural studies, che ancora stentano a prendere piede. Certamente non è un autore il cui approccio risulti immediato, in primis per la sua ascendenza lacaniana, per gli innumerevoli elementi che rendono un’indagine critico-filosofica piuttosto difficoltosa e per l’eterogeneità dei temi accostati che non incontra i favori dell’elite culturale più navigata.
Ciò nonostante, al di là degli ostacoli di fruizione, lo Zizek filosofo riesce a costruire un sistema coerente entro cui far ruotare i propri argomenti, e riesce a proporre un metodo di pensiero molto efficace nell’analisi critica della società. I problemi maggiori risiedono, molto probabilmente, nell’entrare in confidenza con il sapere psicoanalitico, i cui presupposti non sono mai messi in discussione, e con la peculiarità del movimento del suo pensiero; questo è, infatti, un movimento dialettico, ma di una dialettica intesa nel senso di “dialettica della mancanza e della sua rappresentazione”.
Per superare tutte queste legittime resistenze, nei capitoli iniziali di questo lavoro cercherò di fornire una presentazione preliminare delle particolarità dell’autore e del suo pensiero cercando di porre in rilievo sia l’organicità con cui si sviluppano, sia le fini analisi di cui si nutrono. Questa previa introduzione, purché necessaria, è solo un preliminare al fine di affrontare il tema perspicuo di questo lavoro: esso consiste nell’incontrare le categorie di Immaginario e di Ideologia così come vengono proposte da Zizek, nel loro fondersi e confondersi, per giungere ad un quadro completo di critica dell’ideologia. Il presente lavoro è volto, però, a una ‘improbabile’ separazione analitica di concetti dialettici, in modo da mettere in risalto la profondità filosofica di una speculazione sociologica. Seguendo il percorso che dall’immaginario porta all’ideologia, si può, infatti, proporre un’analisi critica della società senza perdere la traccia ontologica che ne costituisce la condizione possibilità. Per questo, nella seconda parte del lavoro, cercherò di tenere il più possibile separate le due categorie, ricostruendo passo dopo passo la loro intrinseca co-implicazione, così da poter saggiare, alla fine del percorso, la pregnanza della critica all’ideologia che Zizek propone.
Il fine di questo lavoro, oltre a presentare Slavoj Zizek, risiede nel cercare di fornire degli strumenti teorici e delle categorie, validi per affrontare il tempo presente e l’impasse concettuale in cui ci si trova; Otto Neurath riteneva che: "Siamo come marinai che devono ristrutturare la loro nave in mare aperto e che non sono in grado perciò di ricominciare da capo", e benché parlasse del linguaggio, ha proposto una delle migliori metafore del ruolo della filosofia, e del faticoso lavoro di cui è costituita; con Zizek ad essere in mare aperto non è più il linguaggio, ma piuttosto l’ideologia che richiede il medesimo sforzo e la medesima attenzione. Sotto questo profilo, l’utilizzo dello strumentario concettuale della psicoanalisi fornisce una condizione di possibilità nuova nell’affrontare i temi sociali, quali ideologia e potere: una possibilità che pur accostandosi al lavoro di Foucault, ne mantiene una certa distanza critica, fornendo un’analisi che cerca di non porsi come sguardo oggettivo e distaccato, tentando, piuttosto, di superarsi agendo positivamente su questi problemi.

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 INTRODUZIONE
 Slavoj Zizek è un autore poco conosciuto in Italia, e a non promuoverlo cooperano svariate caratteristiche che investono il suo pensiero: dallo stile volgare (soprattutto nell’accezione di “volgo”) alla decaduta dignità di cui gode la psicoanalisi, dal suo hegelismo, non più di moda in Italia, alla sua tensione verso i cultural studies, che ancora stentano a prendere piede. Certamente non è un autore il cui approccio risulti immediato, in primis per la sua ascendenza lacaniana, per gli innumerevoli elementi che rendono un’indagine critico-filosofica piuttosto difficoltosa e per l’eterogeneità dei temi accostati che non incontra i favori dell’elite culturale più navigata. Ciò nonostante, al di là degli ostacoli di fruizione, lo Zizek filosofo riesce a costruire un sistema coerente entro cui far ruotare i propri argomenti, e riesce a proporre un metodo di pensiero molto efficace nell’analisi critica della società. I problemi maggiori risiedono, molto probabilmente, nell’entrare in confidenza con il sapere psicoanalitico, i cui presupposti non sono mai messi in discussione, e con la peculiarità del movimento del suo pensiero; questo è, infatti, un movimento dialettico, ma di una dialettica intesa nel senso di “dialettica della mancanza e della sua rappresentazione” 1 . Per superare tutte queste legittime resistenze, nei capitoli iniziali di questo lavoro cercherò di fornire una presentazione preliminare delle particolarità 























































 1 Cfr. S. Benvenuto, in introduzione, Zizek-Daly, 2006.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Nicolo Malinverno Contatta »

Composta da 49 pagine.

 

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