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La nuova legittima difesa, dal codice Rocco alla legge 59/2006

Come residuo di autotutela privata, che lo Stato lascia al cittadino quando per ragioni varie non è in grado di assicurargli adeguata tutela, la difesa legittima è sempre stata una costante nella storia dei sistemi giuridici, anche risalenti nel tempo, dal vim vi repellere licet romano, al moderamen inculpatae tutelae canonico; secondo qualcuno un diritto naturale dell’individuo, passato indenne a praticamente tutte le epoche storiche e a tutte le correnti filosofico - giuridiche.
Certamente di portata di volta in volta maggiore o minore, a seconda dell’orientamento dei detentori del potere legislativo, il suo esercizio non è comunque mai stato negato in nessun ordinamento, come extrema ratio per la difesa dei diritti del singolo ingiustamente aggrediti. Addirittura, come vedremo , vi sono moderni ordinamenti occidentali, mi riferisco al caso di alcuni stati degli USA, nei quali la difesa legittima è disciplinata in modo da risultare come un istituto di applicazione tutt’altro che estrema.
D’altra parte, però, è ovvio che una eccessiva dilatazione dei confini di questo istituto, potrebbe portare, e, in alcuni casi, porta, ad un clima di esasperazione, nel quale lo Stato faccia da spettatore alle violenze tra i propri cittadini.
Fino a che punto la reazione ad una aggressione è legittima difesa? In quale momento un soggetto si trasforma da aggredito ad aggressore, da vittima di un’offesa ad esecutore di un reato, da difensore dei propri diritti a semplice omicida?

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INTRODUZIONE Come residuo di autotutela privata, che lo Stato lascia al cittadino quando, per ragioni varie, non è in grado di assicurargli adeguata tutela, la difesa legittima è sempre stata una costante nella storia dei sistemi giuridici, anche risalenti nel tempo, dal vim vi repellere licet romano, al moderamen inculpatae tutelae canonico; secondo qualcuno un diritto naturale dell’individuo, passato indenne a praticamente tutte le epoche storiche e a tutte le correnti filosofico - giuridiche. Certamente di portata di volta in volta maggiore o minore, a seconda dell’orientamento dei detentori del potere legislativo, il suo esercizio non è comunque mai stato negato in nessun ordinamento, come extrema ratio per la difesa dei diritti del singolo ingiustamente aggrediti. Addirittura, come vedremo, vi sono moderni ordinamenti occidentali, mi riferisco al caso di alcuni stati degli USA, nei quali la difesa legittima è disciplinata in modo da risultare come un istituto di applicazione tutt’altro che estrema. D’altra parte, però, è ovvio che un’eccessiva dilatazione dei confini di questo istituto, potrebbe portare, e, in alcuni casi, porta, ad un clima di esasperazione, nel quale lo Stato faccia da spettatore alle violenze tra i propri cittadini. Fino a che punto la reazione ad una aggressione è legittima difesa? In quale momento un soggetto si trasforma da aggredito ad aggressore, da vittima di un’offesa ad esecutore di un reato, da difensore dei propri diritti a semplice omicida? A questi quesiti si è da sempre cercato di dare una risposta esaustiva, ma spesso, per la delicatezza del tema, con scarsi risultati. Il requisito, ormai pacifico in giurisprudenza e dottrina, della proporzione tra difesa e offesa, sembrava vacillare di fronte alla riforma della difesa legittima effettuata con la legge 13 febbraio 2006, n. 59 (modifica all’articolo 52 del codice penale in materia di diritto all’autotutela in un privato domicilio) ispirata ai modelli

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Filippo Pollero Contatta »

Composta da 151 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2824 click dal 19/12/2008.

 

Consultata integralmente 15 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.