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Neuro-Meditazione: un cammino verso la sorgente del Sè

Il tema viene sviluppato illustrando le origini storiche della meditazione e le sue influenze in psicologia (dal buddhismo alla psicosintesi). Nella seconda parte dell'elaborato vengono illustrati i pattern di attivazione cerebrale durante la pratica meditativa utilizzando ECG e tecniche di brain imaging.

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2INTRODUZIONE Fino dagli inizi della nascita della psicologia come scienza, gli psicologi hanno sentito la necessità di integrare il pensiero materialista occidentale con il pensiero spiritualista orientale. Non ricoprendo la maggioranza del pensiero scientifico, ad oggi non siamo ancora giunti ad una soddisfacente integrazione tra queste due vedute apparentemente dicotomiche, ma effettivamente complementari. A mio avviso, tramite un’opportuna integrazione, potremmo stabilire una terza scuola di pensiero fondata sull’esattezza del metodo scientifico occidentale e sulla saggezza del metodo introspettivo orientale. Roberto Assagioli, medico psichiatra, nel 1966 affermava che si può e si deve costruire una “psicologia dell’alto” che sia insieme scientifica che spirituale. Nella sua Psicosintesi afferma che l’uomo è un essere bio-psico-spirituale, ciò include nella visione della personalità dell’individuo aspetti coscienti e aspetti inconsci, sia in profondità (inconscio inferiore) quanto in altezza (supercosciente e Sé spirituale). Trova nella meditazione uno strumento adeguato per ottenere un riconoscimento della vera natura dell’Io e quindi un metodo per raggiungere piena autoconsapevolezza di sè. Questa visone rappresenta una nuova via che tenta di spiegare i valori spirituali, non come pure manifestazioni derivazionali da istinti o tendenze inferiori, ma come manifestazioni di superiorità. La psicologia sperimentale, intorno agli anni settanta, iniziò i primi studi sulla meditazione trascendentale (TM) con lo scopo di indagare la struttura dell’elettroencefalogramma durante le diverse fasi meditative, così da poter tracciare una mappa di attivazione delle aree celebrali (Banquet, 1973). Seguirono poi studi sperimentali applicati alla medicina della salute che indagarono gli effetti fisiologici che si riscontrano durante e a seguito della pratica meditativa. Nel 1984 l’Istituto Nazionale della Salute statunitense (NIH) rilasciò un rapporto unanime che raccomandava la meditazione, piuttosto che la prescrizione di farmaci, come primo trattamento per l’ipertensione leggera (Goleman, 2006). Negli anni recenti, grazie alle nuove tecniche di neuroimaging, si sono potute identificare le aree corticali e subcorticali attive durante la pratica meditativa. Apportando un’estensione delle conoscenze alcuni ricercatori hanno teorizzato dei modelli sulla pratica TM, dove vengono illustrate le aree celebrali attive, le relative funzioni e le sostanze neurochimiche coinvolte (Travis & Wallance, 1999; Newberg & Iversen, 2003).

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Valentina Cangi Contatta »

Composta da 29 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.