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La sicurezza energetica della Cina

La Cina è il secondo paese al mondo per consumo di petrolio dopo gli Stati Uniti. La sua sete di energia, in costante ascesa, sta generando l'attenzione delle grandi potenze mondiali, che temono la destabilizzazione dell’ordine globale.

Questo lavoro analizza come il governo di Pechino, per supportare la crescita economica e legittimare la sua autorità, stia cercando di soddisfare il fabbisogno energetico della nazione che, dal 1993, è diventata importatrice di petrolio.
Le azioni intraprese sono molteplici e vanno dalla diversificazione dei fornitori (principalmente i Paesi Arabi, l’Africa e la Russia), al finanziamento di pipeline (per ridurre il rischio di attacchi terroristici e dei “pirati” alle petroliere lungo gli stretti di Malacca e di Hormuz), al supporto delle proprie compagnie nazionali per la conquista di asset stranieri (“go out strategy”), allo sviluppo delle fonti rinnovabili.

La continua ricerca di giacimenti di petrolio e di gas naturale attraverso l’esplorazione delle acque del mar Cinese del sud, sta mettendo in pericolo gli equilibri dell’Asia Orientale. Sono molti, infatti, gli analisti che temono un intervento armato statunitense a difesa dei suoi “alleati”: Giappone e Taiwan.

Nonostante tutti questi sforzi, il paese presenta un’allarmante gap tra domanda e offerta energetica, che si tenta di colmare attraverso un massiccio ricorso al carbone, con tutte le conseguenze che esso comporta in termini di inquinamento e di incidenti sul lavoro.

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8 Introduzione Alla vigilia della seconda Guerra mondiale, Winston Churchill, prese una decisione storica: sostituire il carbone con il petrolio come fonte di energia per la marina militare inglese. La sua intenzione era quella di rendere la flotta più veloce rispetto a quella tedesca. Così facendo decise di affidare la sua marina non più alle sicure miniere di carbone gallesi ma alla incerta fornitura proveniente da quella che allora si chiamava Persia. Da quel momento, la sicurezza energetica è diventata una questione strategica, di grande importanza per qualsiasi paese sviluppato o in via di sviluppo. La sicurezza energetica è definita come la capacità di assicurare rifornimenti di energia sufficienti, affidabili e ad un prezzo ragionevole, tale da non compromettere o minacciare gli interessi e gli obiettivi di una nazione. L’attenzione che i paesi sviluppati pongono al tema è in costante aumento, ed è dovuta in particolare alla crescita continua del prezzo del petrolio e al suo rischio di esaurimento nel medio periodo, ma anche alla costante minaccia del terrorismo, all’instabilità politica dei paesi esportatori di energia, alle rivalità geopolitiche che stanno portando alcune nazioni ad affrontare contrasti diplomatici più o meno intensi. Si parla in questi casi di “rischi geostrategici”. Algeria, Iran, Iraq, presentano gravi problemi di sicurezza, così come i paesi africani e quelli del sud America, che non sono affatto più sicuri di quelli del medio oriente. Ci sono stati sabotaggi ai danni di oleodotti in Nigeria, scioperi in Venezuela e fermenti politici nell’Europa dell’est, in quelle nazioni che prima appartenevano al blocco sovietico. Grande preoccupazione per i governi è l’incertezza sull’ esistenza di una quantità di risorse tali da poter far fronte alle necessità di energia dei

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Francesco Sisca Contatta »

Composta da 141 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.