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L'idoneità degli atti nel delitto tentato

Informazioni tesi

  Autore: Daniele Padoan
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Vincenzo Scordamaglia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 170

La tesi ha come oggetto il delitto tentato, tema classico e sempre interessante della dogmatica penale, e ne affronta alcuni peculiari aspetti, partendo dalle origini storiche e giungendo sino all'attuale formulazione.
Particolare attenzione è data, nell'analisi della struttura dell'art.56 c.p., all'elemento dell'idoneità degli atti attraverso un'attenta disamina della sua natura, funzione e modalità di accertamento. Il lavoro consente di operare un utile raffronto dell'idoeità degli atti con il requisito dell'univocità, nonché di delineare l'intrinseco finalismo della fattispecie tentata e la sua autonomia rispetto al reato consumato e a quello impossibile.
Il presente elaborato, nell'analizzare la funzione e la ratio dell'istituto, costituisce altresì un'occasione per un valido approfondimento dei principi di legalità, materialità, offensività e colpevolezza.
Accanto ad autorevole dottrina, attraverso un sapiente excursus nei profili sostanziali e processuali del tentativo, ampio spazio è dedicato alla giurisprudenza, entrambe supportate da un costante approccio critico.

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7 Premessa Ex facto oritur ius: il diritto penale è tra tutti i sistemi normativi certamente quello più vicino ai problemi universali dell’essere in quanto non può prescindere dalla considerazione delle strutture ontologiche della realtà umana che esistono già in rerum natura. Il legislatore, se non vuole tramutare la legge in arbitrio, tradendo elementari esigenze di giustizia materiale, deve recepire e descrivere nelle norme quei dati della realtà che, in quanto immanenti alla vita dell’uomo, preesistono ai concetti giuridici 1 . Questa dinamica è quanto mai evidente nella fattispecie del delitto tentato, che trova la sua ragion d’essere proprio nell’esigenza, conforme a civiltà, proporzione e giustizia, di riconoscere autonoma rilevanza penale anche a quei casi in cui l’azione umana, pur non riuscendo, indipendentemente dalla volontà del soggetto, a portare a termine il suo scopo delittuoso, realizza quantomeno un rilevante pericolo per i beni giuridici (cogitare, agere sed non perficere). Ripercorrendo l’intera evoluzione storica del tentativo, emerge come in passato non fosse ancora pienamente avvertita, nella coscienza sociale e giuridica, la necessità di un’anticipazione della tutela dei beni giuridici. Questa realtà spiega la lenta e graduale affermazione dell’istituto nelle passate legislazioni, che, almeno fino alle codificazioni liberali, talvolta si sono limitate ad equipararlo, quoad poenam, al delitto consumato, disconoscendone di fatto la sua vera ratio essendi. L’interesse e le problematiche che tradizionalmente hanno caratterizzato tale figura giuridica, derivano dalla delicata posizione che essa riveste all’interno dell’ordinamento penale, quale istituto di confine tra la consumazione ed il mero 1 Cfr. sul tema H. WELZEL, Naturalismus und Wertphilosophie im Strafrecht, Berlin, 1935, trad. it., Naturalismo e filosofia dei valori nel diritto penale, p. 49 e ID, Naturrecht und materiale Gerechtigkeit, quarta ediz., Gottinngen, 1962, trad. it., Diritto naturale e giustizia materiale, Milano, 1965, p. 381.

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Parole chiave

accertamento causale
adeguatezza causale
anticipazione della tuela penale
atti idonei
base parziale
base totale
causalità adeguata
direzione non equivoca
diritto penale
dolo eventuale
ex ante in concreto
idoneità
pericolo concreto
possibilità
principio di colpevolezza
principio di legalità
principio di materialità
principio di offensività
probabilità
probabilità logica
prognosi postuma
reato impossibile
tentativo
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