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La misurazione del benessere e la crescita. Aspetti teorici ed evidenza empirica.

Informazioni tesi

  Autore: Antonio Castellano
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi del Salento
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'economia
  Relatore: Alessandra Chirco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 124

Il miglioramento continuo della qualità della vita è forse l’obiettivo principale che ogni individuo si propone di raggiungere nell’arco della sua esistenza. Il livello di qualità della vita, quello che comunemente può essere definito come benessere individuale, dipende dal grado di soddisfazione degli infiniti bisogni materiali e immateriali che caratterizzano ogni essere umano.
L’aspirazione verso più alti livelli di benessere è avvertita naturalmente anche a livello di collettività, tanto da poter essere considerata come il fine ultimo di tutte le scienze sociali, e delle scienze economiche in particolar modo. L’economia, infatti, altro non è che lo studio di come organizzare risorse scarse per soddisfare al meglio i bisogni individuali e collettivi.
A livello sociale però non è semplice fornire una precisa e condivisa definizione di benessere, che possa essere utilizzata per costruire un indicatore in grado indirizzare con chiarezza le politiche economiche e istituzionali di una comunità.
Tradizionalmente il problema è stato affrontato assumendo una sostanziale equivalenza tra benessere e reddito. Con estrema semplificazione, il ragionamento alla base di questa ipotesi può essere così sintetizzato: esiste un complesso di bisogni la cui soddisfazione aumenta il livello di benessere di una collettività; poiché le merci servono a soddisfare i bisogni, averne a disposizione una maggiore quantità consente di raggiungere un più alto livello di benessere.
Per questo motivo nel corso dei decenni il Prodotto Interno Lordo (PIL), nato per misurare il valore dei beni e servizi finali prodotti in un Paese, è diventato il principale indice di benessere sociale, anche in virtù di una forte correlazione positiva con altri “segnalatori” di benessere, quali ad esempio la durata della vita media. Parallelamente si è sviluppato quel particolare filone di studi economici che va sotto il nome di teoria della crescita, il cui scopo è quello di spiegare sia i fattori che determinano la crescita economica di un paese sia quelli che determinano i differenti tempi e ritmi di crescita tra i diversi paesi.
Tuttavia negli ultimi anni molti studiosi hanno sottolineato come sempre più spesso la crescita economica misurata dai sistemi di contabilità nazionale non si sia tradotta in concreto sviluppo per gli individui, cioè in un miglioramento effettivo della qualità di vita.
Uno degli obiettivi di questo lavoro è quello di descrivere i limiti intrinseci del Prodotto Interno Lordo nell’assolvere correttamente al compito di misurazione del benessere. Il PIL, infatti, considera solo alcuni degli aspetti che possono avere un effetto sul benessere sociale e individuale trascurandone altri ugualmente importanti, mentre attribuisce un valore positivo ad elementi, quali ad esempio l’inquinamento e le spese di guerra, che invece riducono la qualità di vita delle persone.
Le critiche rivolte verso questo indice hanno dato vita ad una vasta ricerca volta a costruire una nuova misura del benessere di una società. Sono stati creati in questo modo decine di nuovi indicatori molto differenti tra loro, ma nessuno è ancora riuscito ad affermarsi quale sostituto del PIL.
Si vuole, quindi, individuare tra le varie proposte uno o più indicatori che possano concretamente essere utilizzati in alternativa al Prodotto Interno Lordo, sia come parametro guida delle politiche governative sia nella ricerca economica, e valutare se l’utilizzo di questo indice abbia delle ripercussioni sulla stima dei modelli di crescita tradizionali.

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- Introduzione - - 3 - Introduzione Il miglioramento continuo della qualità della vita è forse l’obiettivo principale che ogni individuo si propone di raggiungere nell’arco della sua esistenza. Il livello di qualità della vita, quello che comunemente può essere definito come benessere individuale, dipende dal grado di soddisfazione degli infiniti bisogni materiali e immateriali che caratterizzano ogni essere umano. L’aspirazione verso più alti livelli di benessere è avvertita naturalmente anche a livello di collettività, tanto da poter essere considerata come il fine ultimo di tutte le scienze sociali, e delle scienze economiche in particolar modo. L’economia, infatti, altro non è che lo studio di come organizzare risorse scarse per soddisfare al meglio i bisogni individuali e collettivi. A livello sociale però non è semplice fornire una precisa e condivisa definizione di benessere, che possa essere utilizzata per costruire un indicatore in grado indirizzare con chiarezza le politiche economiche e istituzionali di una comunità. Tradizionalmente il problema è stato affrontato assumendo una sostanziale equivalenza tra benessere e reddito. Con estrema semplificazione, il ragionamento alla base di questa ipotesi può essere così sintetizzato: esiste un complesso di bisogni la cui soddisfazione aumenta il livello di benessere di una collettività; poiché le merci servono a soddisfare i bisogni, averne a disposizione una maggiore quantità consente di raggiungere un più alto livello di benessere. Per questo motivo nel corso dei decenni il Prodotto Interno Lordo (PIL), nato per misurare il valore dei beni e servizi finali prodotti in un Paese, è

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