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La rappresentazione del mito di Alcesti sui sarcofagi romani del II e III sec. d. C.

il ruolo e il significato, che il mito di Alcesti assume nell’ambito funerario dei sarcofagi di II e III sec. d. C., sono un riflesso, in primo luogo, del rapporto instaurato tra le vicende mitologiche di origine greca e la società di epoca imperiale , la quale desiderava scorgere nelle vicende di dei ed eroi leggendari un punto di orientamento e un paragone continuo con le situazioni pubbliche e private dell’esistenza.

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2 Introduzione «Nec enim fumantia busta / clamoremque rogi potuit perferre »1. Stazio, descrivendo il disagio di un marito, mentre assiste al disfacimento del corpo della propria amata, ci fornisce indirettamente una testimonianza del processo culturale presente nella sfera sepolcrale, che vede il graduale imporsi della sepoltura sulla cremazione: sorge una particolare sensibilit nei riguardi della conservazione del corpo del defunto, rispetto alla quale la conseguente distruzione, prodotta dalla cremazione, non era piø tollerata. In questo senso, il marmo stesso del sarcofago era considerato una garanzia d indistruttibilit . Questo spiega il fatto, che a partire dal II sec. d. C.2 si assiste ad un incremento della produzione di sarcofagi con rilievi, a contenuto mitologico. La fortuna di questi manufatti marmorei assume un valore documentario importante sia sulla vita privata, che sull economia dell Impero romano. Il sarcofago rappresenta un opera d alta qualit , la sua produzione Ł legata indissolubilmente ad un ambiente elitario3: i costi concreti per la lunga e complicata lavorazione di un grande sarcofago marmoreo, decorato spesso su tre lati da sontuosi rilievi4, non potevano essere accessibili se non ad una cerchia ristretta della popolazione, spesso identificata non solo con lo strato dell aristocrazia senatoria, ma anche con il ceto degli ufficiali di medio rango e degli artigiani. Il prezzo di un sarcofago, che poteva spesso equivalere allo stipendio annuale di un centurione della guardia pretoriana5, comprendeva, in primo luogo, il valore del 1 St. Silvae, V, I, 225 sgg. In un suo epicedion Stazio scrive riguardo al marito di Priscilla, che « non ha potuto sopportare il fumo della cremazione e la vampa della pira in disfacimento». Trad. TRAGLIA, 1980. 2 MATZ, voce Sarcofago in E.A.A. VII, 1973, p. 12; ZANKER, Vivere con i miti, 2004, p. 28. 3 ZANKER, Vivere con I miti, 2004, p. 29. 4 BANDINELLI, Roma, 2003 (1970 ), p. 42. 5 BEARE, Roman Stage, 1977, pp. 233- 35.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Francesca Fecoli Contatta »

Composta da 77 pagine.

 

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