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Evoluzione recente dei lobi frontali del ghiacciaio del Miage (Ao) - Influenza sulla vegetazione arborea epiglaciale e uso del larice per indagini dendroglaciologiche

Il Ghiacciaio del Miage (Gruppo del Monte Bianco, Val Veny), il più esteso ghiacciaio nero italiano, è ricoperto nella sua porzione terminale da uno spesso mantello detritico su cui cresce una vegetazione rada e pioniera, costituita da piante erbacee e legnose; tra queste ultime, le specie più diffuse e meglio sviluppate sono il larice (Larix decidua) e i salici (Salix spp).
Gli obiettivi di questo lavoro sono: dimostrare l’influenza della dinamica glaciale sulla crescita degli alberi; ricostruire ed analizzare la distribuzione dei larici sul ghiacciaio; realizzare una cronologia di riferimento per la Val Veny; effettuare uno studio dendroglaciologico utilizzando il larice.
La copertura detritica del Miage mostra una morfologia accidentata e molto complessa la cui ininterrotta evoluzione influisce in modo determinante sulla crescita dei singoli alberi in quanto ne provoca una continua destabilizzazione. Un albero inclinato tende a recuperare la posizione verticale producendo legno di reazione. Il movimento del substrato può provocare anche un parziale seppellimento del fusto o l’esposizione forzata delle radici. Le piante possono subire urti meccanici violenti che provocano la formazione di cicatrici, la perdita dell’apice e, a volte, la morte. Tali processi avvengono rapidamente come documentato confrontando fotografie scattate a distanza di solo uno o due anni.
Sui ghiacciai neri si formano frequentemente pareti subverticali di ghiaccio esposto che interrompono la continuità della copertura detritica; esse hanno un ruolo essenziale nella dinamica glaciale in quanto è in loro corrispondenza che avviene gran parte dell’ablazione superficiale. Tali falesie evolvono arretrando parallelamente a se stesse e coinvolgono le piante che, quando sono raggiunte, scivolano inesorabilmente alla loro base. Durante l’attività di campo sono state monitorate quattro grandi pareti di ghiaccio. L’arretramento di quella di maggiori dimensioni ha provocato la morte di circa 70 larici in una sola estate (2006).
Si sono tracciati in carta i limiti delle aree epiglaciali in funzione della densità dei larici di altezza indicativamente superiore a 30 cm. Un lavoro dettagliato è stato eseguito all’interno di 53 aree campione di superficie pari a 225 m². La crescita dei singoli larici e la loro distribuzione sul ghiacciaio sono profondamente influenzate dall’evoluzione della morfologia superficiale. Anche la distanza dalle aree forestate sembra giocare un ruolo importante sulla distribuzione dei larici in quanto le zone del ghiacciaio più interne e maggiormente distanti dai boschi perimetrali sono anche le meno colonizzate.
L’analisi dendrocronologica ha permesso di determinare l’età massima raggiunta dai larici nelle diverse zone del ghiacciaio. Il larice campionato più vecchio germinò probabilmente nel 1943 e nel 2006 si trovava alla fronte del ghiacciaio. Sul Miage gli alberi epiglaciali si spostano verso valle in relazione al movimento del ghiacciaio (il larice che nella propria vita ha compiuto uno spostamento maggiore ha percorso più di 700 m). Esiste inoltre un legame tra la distanza dalla fronte e l’età massima raggiunta dai larici nelle varie zone del Miage; allontanandosi dalla fronte, l’età diminuisce in funzione della velocità superficiale del ghiacciaio.
Gli alberi epiglaciali reagiscono ai movimenti del substrato assumendo forme tipiche e attraverso variazioni della crescita radiale; in questo modo, nelle serie anulari, sono registrati gli eventi perturbativi che possono essere così localizzati e datati. Per poter però distinguere nell’analisi le anomalie di crescita dovute a movimenti del substrato da quelle dovute a eventi climatici è stata costruita una cronologia media utilizzando i larici campionati al limite del bosco, sul versante destro della Val Veny. La cronologia di riferimento copre l’intervallo 1361-2005. Dalla sua analisi si osservano diversi periodi, corrispondenti a intervalli di peggioramento climatico, in cui lo sviluppo del larice risulta ridotto; dal 1982 è iniziato un evidente periodo favorevole alla crescita, probabilmente dovuto al riscaldamento globale in atto. Nell’analisi dei campioni degli alberi di riferimento sono stati identificati molti anni caratteristici durante i quali la popolazione dei larici nella valle è stata probabilmente attaccata in massa dal lepidottero parassita Zeiraphera diniana.
Il confronto tra la cronologia di riferimento e le curve di crescita ricavate da 88 larici epiglaciali ha permesso di identificare e datare le anomalie di crescita da imputare a movimenti del substrato. I periodi di maggior disturbo, e quindi di maggior movimento, si collocano rispettivamente nel: 1988-1990, 1993-1994, 1997-1998, 2001. Ciò è in accordo con altri studi della dinamica del Miage, i quali dimostrano che in quegli anni si sono verificati profondi cambiamenti nella morfologia del ghiacciaio.

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5 Introduzione generale Alcuni ghiacciai sono coperti nelle porzioni inferiori delle proprie zone di ablazione da uno strato continuo di detrito e sono perci detti ghiacciai neri o debris covered glaciers. Essi sono comuni negli ambienti di alta montagna (come in Himalaya e nelle Alpi Meridionali Neozelandesi) dove i processi di alterazione dei versanti apportano sulle loro superfici enormi volumi di detrito che la dinamica glaciale tende a concentrare nella zona di ablazione. Il mantello detritico che si genera va ad influenzare profondamente i tassi di fusione superficiale e di conseguenza l evoluzione del ghiacciaio stesso (Benn & Evans, 1998). L interesse per i ghiacciai neri sta sempre piø accrescendosi perchØ, a causa del riscaldamento globale in atto e dei fenomeni ad esso legati, negli ultimi decenni la quantit di detrito presente sulla superficie dei ghiacciai Ł aumentata e diversi debris free glaciers si sono trasformati in debris covered glaciers. In certuni casi, la presenza di accumuli molto spessi di sedimento pu ritardare talmente l ablazione da permettere la colonizzazione in superficie della vegetazione. Generalmente questa consiste di piante alpine erbacee ed arbustive, ma dove le condizioni climatiche lo consentono si insediano anche alberi che possono formare addirittura vere e proprie foreste come sul Ghiacciaio Malaspina in Alaska.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali

Autore: Daniele Brioschi Contatta »

Composta da 167 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.