Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il diafano del segno (a partire da Les Immateriaux di J.-F. Lyotard)

La specularità del nostro rapporto al mondo è il tema trasversale di questo lavoro perché con essa sintetizziamo l’ambiguità dei termini trasparenza e tra(n)sparenza, che si mostrano facilmente piegabili a letture sia metafisiche che postmoderne. In questo senso gli specchi le incarnano nel corpo del soggetto e in quello del segno, e ci parlano sia della specularità opaca e tra(n)sparente del soggetto in commercio col mondo, sia di quella specularità metafisica per la quale il soggetto – attraverso segni modellizzanti – inventa l’omeotermia del sistema, semplificando la specularità tra(n)sparente tra il nostro corpo e il mondo per ridurla ad una trasparenza senza scarto. È il caso delle costruzioni tecnoscientifiche che ci illudono sulla stabilità oggettuale del referente, che non sussiste a priori ma è iniettata dall’esterno attraverso l’ipotesi metafisica del segno, nella quale la macchina desiderante umana trova un quietivo al desiderio figurale nella forma della stabilizzazione segnica.
In questo modo il soggetto costruisce la sua identità e la comunica agli altri dominando la corrosività del desiderio e saziandola di simulacri regolatori che impediscono alle pulsioni illimitate e figurali di frammentarlo in cristalli indipendenti non riconducibili ad unità. Ma l’autoidentità è fittizia se si fonda sul meccanismo del rispecchiamento trasparente, nel quale ci riconosciamo pensando l’unità strutturale degli altri per incontrarci in essa e per poterla riferire come se fosse presente nel segno.

Mostra/Nascondi contenuto.
2 “Il punto principale è la teoria di ciò che può essere detto con le proposizioni, cioè con il linguaggio […], e ciò che non può essere detto con le proposizioni ma solo mostrato: che è poi, io credo, il problema cardinale della filosofia” 1 . 1 L. Wittgenstein, tratto da una lettera spedita a B. Russell dal campo di prigionia di Cassino (cfr. R. Fabbrichesi Leo, I corpi del significato, Jaca book, Milano 2000, p. 33.

Laurea liv.I

Facoltà: Filosofia

Autore: Emanuele Andreoli Contatta »

Composta da 56 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1048 click dal 20/01/2009.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.