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La resa linguistica del comico nella versione italiana del film di Francis Veber ''Le Dîner de Cons''

"Le dîner de cons" ha avuto grande successo sia in Francia che in Italia, dove è uscito con il titolo "La cena dei cretini"; chi ha avuto l’opportunità di visionare entrambe le versioni riconosce tuttavia una maggiore verve al film originale. Questo giudizio del pubblico mi ha indotto a prendere in considerazione la sceneggiatura francese per metterla a confronto con la traduzione in italiano a cura di Sergio Jacquier. Le voci sono di Francesco Pannofino (Thierry Lhermitte nel ruolo di Pierre Brochant), Marco Mete (Jacques Villeret nel ruolo di François Pignon), Simone Mori (Francis Huster nel ruolo di Juste Leblanc), Mino Caprio (Daniel Prévost nel ruolo di Lucien Cheval), Micaela Esdra (Alexandra Vandernoot nel ruolo di Christine Brochant) e Pinella Dragani (Catherine Frot nel ruolo di Marlène Sasseur).
Prima di analizzare i procedimenti traduttivi che hanno guidato la riproposizione in italiano della comicità del film di Veber, mi è sembrato opportuno riprendere alcune riflessioni di Henri Bergson sul significato della comicità e sui mezzi per ottenere l’effetto comico. Quindi ho ricercato questi espedienti nella cinematografia francese dalle origini ai giorni nostri e ho individuato alcuni tra i comici più significativi, il cui insegnamento ha formato il cliché della comicità per gli attori ed i registi successivi.
Prendendo spunto dall’opera di ricognizione nel mondo cinematografico di André Bazin "Qu’est-ce que le cinéma?" e da altri saggi che mi hanno aiutato nella mia ricerca come "Playtime. Viaggio non organizzato nel cinema comico" di Giorgio Cremonini, "Le comique. Essai d’interprétation générale" di Jean Emelina e "Le comique à l’écran" di Françoise Puaux, ho scelto di fermare la mia attenzione su quegli attori comici francesi che mi sembra abbiano segnato maggiormente la comicità nel suo complesso. Jacques Tati, sfruttando la propria figura allampanata ed il viso un po’ stralunato, ha puntato su una comicità gestuale e potrebbe essere considerato il trait d’union tra il cinema muto e quello parlato; Fernandel ha unito alla mimica eccezionale una notevole verve comica in cui il gesto e il tono della voce giocano un ruolo importante; Louis de Funès ha poi aggiunto all’ammiccamento una parlantina straordinaria ed un ritmo capace di travolgere lo spettatore in un intreccio fitto di azioni, gags e spunti comici di ogni genere, tra i quali spicca il gusto per il travestimento.
Alla luce di questi processi che hanno formato il background di Veber, ho scelto una scena particolarmente esilarante del film "Le dîner de cons", quella della telefonata di François Pignon a Juste Leblanc, amico di vecchia data di Pierre Brochant. Per sapere se sua moglie si trova da Leblanc, suo ex-compagno, Pignon deve fingersi produttore cinematografico, intenzionato a comprare i diritti di un romanzo di Leblanc; la scena si svolge nella prima parte del film ed è stata oggetto di un’attenta analisi mirata a sottolineare le differenze tra la versione francese e quella italiana al fine di comprendere i motivi delle scelte traduttive attuate. Analogamente ho analizzato altre scene che, pur apparendo secondarie, contribuiscono in modo determinante a creare un milieu che faccia da sfondo ai protagonisti della vicenda e ad arricchire di sfumature le figure principali in modo da non offrire delle macchiette, ma dei personaggi ben individuati; ciò era manifestamente nelle intenzioni di Veber, come dimostra il fatto che pur avendo creato un personaggio mite, bonario e ridicolo come Pignon egli preferisca affidare questo ruolo ad attori differenti durante il corso della sua carriera registica.
Il capitolo "Osservazioni sulla resa italiana dell’originale francese" prende in considerazione i fenomeni traduttivi più rilevanti individuati ed il capitolo seguente "Analisi di una scena intera: Brochant e Pignon" si sofferma sulle singole battute proponendo le ipotesi più probabili sulle scelte traduttive attuate nella resa in italiano.
Questo lavoro di analisi ha messo in luce gli elementi originali della comicità francese, individuando di contro le differenti caratteristiche della comicità italiana che ha comunque permesso di proporre al pubblico un prodotto efficace ed esilarante in grado di decretare il successo del film anche nelle nostre sale.

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1 PREMESSA Il film di Francis Veber Le dîner de cons (1998) apre un periodo fortunato nella carriera del regista che inizia proprio con questa pellicola a specializzarsi in film di genere comico, filone che continuerà con Le placard (L'apparenza inganna, 2000) e Tais-toi (Sta’ zitto... non rompere, 2003). Le dîner de cons ha avuto grande successo sia in Francia che in Italia, dove è uscito con il titolo La cena dei cretini; chi ha avuto l’opportunità di visionare entrambe le versioni riconosce tuttavia una maggiore verve al film originale. Questo giudizio del pubblico mi ha indotto a prendere in considerazione la sceneggiatura francese per metterla a confronto con la traduzione in italiano a cura di Sergio Jacquier. Le voci sono di Francesco Pannofino (Thierry Lhermitte nel ruolo di Pierre Brochant), Marco Mete (Jacques Villeret nel ruolo di François Pignon), Simone Mori (Francis Huster nel ruolo di Juste Leblanc), Mino Caprio (Daniel Prévost nel ruolo di Lucien Cheval), Micaela Esdra (Alexandra Vandernoot nel ruolo di Christine Brochant) e Pinella Dragani (Catherine Frot nel ruolo di Marlène Sasseur). Prima di analizzare i procedimenti traduttivi che hanno guidato la riproposizione in italiano della comicità del film di Veber, mi è sembrato opportuno riprendere alcune riflessioni di Henri Bergson sul significato della comicità e sui mezzi per ottenere l’effetto comico. Quindi ho ricercato questi espedienti nella cinematografia francese dalle origini ai giorni nostri e ho individuato alcuni tra i comici più significativi, il cui insegnamento ha formato il cliché della comicità per gli attori ed i registi successivi. Prendendo spunto dall’opera di ricognizione nel mondo cinematografico di André Bazin Qu’est-ce que le cinéma? e da altri saggi che mi hanno aiutato nella mia ricerca come Playtime. Viaggio non organizzato nel cinema comico di Giorgio Cremonini, Le comique. Essai d’interprétation générale di Jean Emelina e Le comique à l’écran di Françoise Puaux, ho scelto di fermare la mia attenzione su quegli attori comici francesi che mi sembra abbiano segnato maggiormente la comicità nel suo complesso. Jacques Tati, sfruttando la propria figura allampanata ed il viso un po’ stralunato, ha puntato su una comicità gestuale e potrebbe essere considerato il

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Claudia Furcieri Contatta »

Composta da 109 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.