Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

L'identità femminile nel cinema di Antonio Pietrangeli, tra film e immagini pubblicitarie

Un'accurata analisi del rapporto tra la rappresentazione dell'identità femminile proposta da Antonio Pietrangeli, regista insolito e ingiustamente dimenticato, e la raffigurazione della corporeità femminile nei materiali pubblicitari cartacei legati ai suoi film. La tesi presenta una contestualizzazione storica dell'emancipazione femminile dal secondo dopoguerra alla fine degli anni Sessanta e un excursus sulla storia del manifesto pubblicitario cinematografico. Segue una completa biografia di Antonio Pietrangeli, nata dalla consultazione di varie fonti, e un profilo della sua attività di regista, dagli inizio neorealistici alle sue commedie all'italiana atipiche, seppur sempre perfettamente in linea col genere. Per ognuno dei suoi dieci lungometraggi viene proposta una sinossi completa, un'analisi del film con particolare attenzione al ruolo delle donne, sempre fondamentali nei suoi ritratti al femminile, e una comparazione con la raffigurazione dell'identità femminile nei materiali pubblicitari legati al lungometraggio. Dall'analisi di due temi trascurati (l'attività registica di Antonio Pietrangeli e lo studio di matrice sociologica delle immagini promozionali) emergono conclusioni interessanti ed inaspettate, che permettono di gettare uno sguardo sul peculiare ruolo della donna nella società dell'epoca.

Mostra/Nascondi contenuto.
Introduzione Questa tesi ha lo scopo, innanzitutto, di trattare due “dimenticanze”, due grandi assenti nella memoria collettiva artistica italiana: l’arte dei cartellonisti cinematografici e l’opera filmografica di Antonio Pietrangeli. Per quanto riguarda la pubblicità cinematografica, oggi l’arte dei cartellonisti ha un ruolo del tutto marginale, soppiantata dall’uso della computer graphic e di mezzi di promozione adatti ai moderni mass-media (principalmente la televisione e Internet), che richiedono strategie nuove. E’ però sorprendente come la totale perdita di ruolo dei cartellonisti nelle campagne pubblicitarie cinematografiche abbia avuto effetto retroattivo. Oggi, per lo più, i grandi artisti del manifesto sono considerati mestieranti completamente assoggettati alle indicazioni delle case di produzione e distribuzione, semplici esecutori. Oggi nomi come Leopoldo Metlicovitz, Anselmo Ballester, Ercole Brini, Silvano Campeggi, Renato Casaro, Angelo Cesselon, Averardo Ciriello, Marcello Colizzi, Enrico De Seta, Rodolfo Gasparri, Piero Ermanno Iaia, Carlantonio Longi, Dante Manno, Acerbo Manfredo, Luigi Martinati, Enzo e Giuliano Nistri, Arnaldo Putzu, Nicola Simbari, Sandro Symeoni e tanti altri (per rimanere legati alle illustrazioni promozionali cinematografiche, la pubblicità in senso lato richiederebbe una trattazione ancora più ampia) dicono poco e niente anche a chi si interessa di cinema. Eppure, per decenni, l’opera di questi artisti ha fatto sognare e desiderare milioni di italiani: erano loro che componevano manifesti, locandine, fotobuste, tutto il corredo pubblicitario che accompagnava un film nelle sale, e che attirava gli spettatori alla proiezione. Evitare la visione di questi materiali era impossibile: occhieggiavano da ogni angolo di strada, attiravano con i loro colori accesi lo sguardo dei passanti. Molte volte, se si sceglieva di non assistere alla proiezione della pellicola nella buia sala cinematografica, la visione di manifesti, locandine e fotobuste poteva costituire il solo ricordo di un film. 5

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Chiara Guella Contatta »

Composta da 244 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4040 click dal 29/01/2009.

 

Consultata integralmente 9 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.