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La violenza sessuale nella prospettiva della Legge n. 66 del 1996

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Bennati
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Mario La Monica
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 273

Nella mia tesi ho trattato l'evoluzione normativa inerente al delitto di violenza sessuale, analizzando brevemente, in un primo momento la disciplina previgente alla Legge 66/96 e poi, approfondendo le principali innovazioni che questa ha apportato. In particolar modo ho preso in esame gli elementi costitutivi della nuova fattispecie criminosa così come è stata disegnata dalla legge in questione, oltre che l'annoso problema della procedibilità, tanto discusso in sede di lavori preparatori. Ho, comunque, cercato di mantenere costantemente un collegamento con i dati empirici, soprattutto per dimostrare l'importanza di questa nuova legge anche a livello sociale e culturale. Per questo mi sono servita di alcuni dati di una ricerca Istat inerenti all'andamento del delitto di violenza sessuale nel nostro paese. Al termine di questa seconda parte ho, poi, cercato di prendere brevemente in esame la sentenza della Cassazione 1636/99, meglio conosciuta come ''sentenza dei jeans'', in quanto ritenevo essere molto interessante. Nell'ultima parte del mio lavoro, infine, ho ristretto l'analisi della fattispecie delittuosa in questione alla realtà della mia città, ossia Siena. Per questo, oltre a fare anche qui una brevissima introduzione statistica e a riportare il testo di una sentenza di primo grado del Tribunale Penale di Siena, mi sono soffermata sull'esistenza, proprio nella realtà della mia città, dell'associazione ''Donna chiama donna'' che si occupa precisamente dei problemi di maltrattamenti ed abusi sulle donne.

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3 INTRODUZIONE Norme che regolano certi comportamenti sessuali e comminano san- zioni, talvolta severissime, nei confronti di coloro che le violano, sono sempre esistite. Ciò anche se in questo settore, più che in altri, si è assistito ad un mutare delle concezioni e, di conseguenza, del modo di regolare normativamente certi comportamenti a seconda dei momenti storici e della cultura predominante. Ed anche lo stupro, la fattispecie che oggi riteniamo più preoccupante in quanto maggiormente lesiva della dignità della persona, non è sfuggito a questo “relativismo culturale” e, quindi, non sempre è stato ritenuto così grave o il più grave dei crimini in materia sessuale. Altro aspetto importante è che gli atti lesivi della libertà sessuale sono stati classificati, fino al 1996, come “delitti contro la morale pubblica e il buon costume”. Il codice Rocco, infatti, elencava i vari “delitti contro la li- bertà sessuale” al Capo I, Titolo IX, Libro II, scindendo, agli artt. 519 e 521 le due fattispecie principali, ossia la violenza carnale e gli atti di libidine violenti. Oggi, dopo una serie di proposte legislative che si sono susseguite per venti anni, il Capo I, Titolo IX, Libro II del codice penale (e con esso la di- visione fra violenza carnale e atti di libidine violenti, attualmente unificati nell’unica fattispecie di violenza sessuale), insieme con gli artt. 530, 539, 541, 542 e 543, è stato abrogato dalla legge n.66 del 15/2/1996. Una legge assai importante che ha modificato molti aspetti del reato di stupro. Primo fra tutti la sua classificazione. Da reato contro la morale pubblica e il buon

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